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Il Confronto intervista il collettivo VoceNueva

La parola alla Voce “Nuova”

di Mario Ragosta e Anna Ragosta


Troppo impraticabile per i giovani moderni e sempre meno incline a lasciare spazio agli adulti di domani, la società odierna ha necessariamente bisogno di scossoni forti che provengano da quella stessa gioventù relegata ai margini della democrazia.
A livello locale, però, sembra davvero muoversi qualcosa. Nell'ultimo anno, infatti, la nostra Ottaviano è diventata madre di varie associazioni che, come la nostra, sono mosse all'unisono dalla voglia di cambiare, chiaramente in meglio, il nostro paese.
Ma fratello maggiore di queste associazioni è certamente il vicino collettivo «VoceNueva», sorto tre anni fa dall'inventiva e dalla determinazione di giovani sangiuseppesi, desiderosi di vedere il loro paese cambiare faccia in meglio. Ossequiosi verso le loro iniziative e con grande ammirazione per la tenacia con cui giorno per giorno essi si impegnano nella lotta contro una Amministrazione miope, noi de «Il Confronto» abbiamo ritenuto opportuno dedicare uno spazio all'operato ragguardevole di questi giovani e cogliamo l'occasione per ringraziare il Collettivo del tempo concessoci.
Come nasce l'idea di un collettivo di giovani e a cosa si ispira il nome «VoceNueva»?
«L’idea nasce all’incirca 3 anni fa, quando un gruppo di amici (poi allargatosi nel tempo), attento alle politiche locali e critico nei confronti delle scelte politiche fatte finora, sentì la necessità di dar vita ad un soggetto politico “nuovo”. Il degrado ambientale e sociale, il nichilismo culturale imperante in una società troppo dedita all’esibizionismo e all’ostentazione, hanno accresciuto in noi la voglia di “rimboccarci le maniche” per scuotere le coscienze dei nostri concittadini al fine di cambiare San Giuseppe Vesuviano. Il nome “VoceNueva” deriva dalla geniale intuizione di un membro-fondatore il quale voleva dare il senso di una nuova politica (locale). L’aggettivo spagnolo è stato aggiunto per richiamare quell’idea di “rivoluzione” politica, culturale e sociale a cui aspiriamo per il paese.»

Come mai, dopo quasi tre anni, il collettivo non ha ancora provveduto alla stesura di uno statuto?
«Ogni gruppo o soggetto sceglie la forma organizzativa che ritiene più opportuna al fine di raggiungere i propri obiettivi. Abbiamo scelto la libera unione di persone (tra l’altro prevista dalla Costituzione) in quanto l’abbiamo ritenuta essere la cornice migliore per trasformare in azione politica le varie anime ed esperienze presenti all’interno del nostro gruppo. Nessun pregiudizio verso strutture organizzative diverse come partiti, associazioni ecc. tutte rilevanti nella società purché la sostanza sia messa avanti alla forma.»

Il vostro esordio, che ha riscosso grandissimo stupore fra i cittadini di San Giuseppe Vesuviano, è stato accompagnato dall'originale iniziativa di “pazzoni che impennano”, volta a segnalare un improprio e amorale utilizzo di una strada del Comune da parte dei giovani in motorino. Oggi la strada in questione presenta dei dossi artificiali: ci raccontate un po' l'evoluzione di tutta la vicenda?
«Le morti di due giovani e i numerosi incidenti, alcuni dei quali hanno coinvolto in prima persona nostri amici, sono una dimostrazione dell’incompetenza e della superficialità delle Amministrazioni in materia di prevenzione e di sicurezza stradale. Il cartello ha un valore sia ironico che simbolico e ha rappresentato una svolta sia nel nuovo modo di comunicare con i cittadini che con l’Amministrazione. Un metodo stravagante e sicuramente fuori-norma che ha destato interesse, stupore e riflessione, obiettivi che ci eravamo prefissati. Abbiamo incominciato così, chiedendo prima una maggiore attenzione alla sicurezza stradale poi abbiamo avviato le pratiche istituzionali (vedi per es. raccolta firme di noi giovani per richiedere i dossi) per spingere il Consiglio Comunale, l’assessore al ramo ed il sindaco ad intervenire. Non sappiamo quanto sia stato determinante il nostro intervento ma la presenza dei dossi è un evidente segno della bontà e della validità delle nostre idee.»

Il collettivo «VoceNueva» è molto legato all'ambiente e alla legalità; dopo varie videoinchieste, in quale di queste ritenete di essere stati più incisivi e quale di esse vi ha dato più soddisfazione?
«Sicuramente Un mondo sporco di tutto, essendo il nostro primo lavoro e la nostra prima vera uscita pubblica, rappresenta un motivo di orgoglio e di affetto per tutto il Collettivo. Il documentario, inoltre, è stato presentato in diverse manifestazioni, come il festival del cinema indipendente di Foggia, ed è stato visionato in molte scuole della zona (anche a Poggiomarino).
Da non dimenticare il passaggio su EcoTv e su Arcoiris web-tv. Va ricordato anche il reportage in perfetto stile Iene e Striscia La Notizia sul disservizio comunale dello smaltimento di un frigorifero (The frigo's trip) e l’accordo fantasma stipulato con la ditta.»

Ruben Oliva e Sandro Ruotolo. Cosa vi hanno dato questi due grandi nomi? A quale di essi siete più legati?
«Sono nomi che per noi e per tutti vogliono dire legalità e voglia di denunciare. Con Ruben, regista de “O’ Sistema” e de “La Santa” (film-denuncia sulla 'ndrangheta), abbiamo un rapporto speciale e duraturo basato sulla reciproca stima e condivisione di idee. La manifestazione con Sandro Ruotolo rappresentò un successone sia per il numero di presenze che per l’elevato contributo culturale che egli diede ai presenti insieme con il senatore Lorenzo Diana, ex presidente Commissione Parlamentare AntiMafia.»

In questi anni, cosa ha fatto per voi giovani l'Amministrazione comunale con il suo operato? E cos'altro poteva esser fatto?
«Un bel niente! Purtroppo l’Amministrazione Ambrosio è impegnata a tutelare altri tipi di interessi. I diritti dei giovani e degli altri cittadini in generale sono ignorati costantemente e umiliati da un degrado che nel paese aumenta spaventosamente. È bene aggiungere che sul bilancio 2008 (visibile e scaricabile dal blog di VoceNueva-categoria: iniziative “VoceNueva”- post: Ambrosio IV in cifre), la spesa prevista per le politiche giovani è pari a ZERO. Quando un numero dice più di tante parole...!!!»

Una domanda di respiro nazionale. Cosa pensate delle nuove leggi che stanno modificando il mondo degli studenti?

«Il Collettivo è ovviamente sempre attento alle tematiche e i dibattiti nazionali. Abbiamo partecipato a diverse iniziative contro il decreto Gelmini, sia a Roma che a Napoli, perché crediamo che la riforma della scuola vada fatta in Parlamento, discutendo con tutte le parti e non nelle stanze di Arcore con il solo obiettivo di tagliare. Un taglio alla scuola è un taglio al futuro della società!!»

Oggi i media sembrano dare maggiormente spazio alla cronaca nera, trascurando la “questione palestinese”, che per mesi è stata sotto i riflettori dei quotidiani e dei giornali radio e tv. Pensate, dunque, che la vicenda sia ormai in via di risoluzione o che, più sempplicemente, i media glissino su certi argomenti per dare maggiore visibilità a quelli che più attirano l'attenzione degli spettatori?
«Anche in questo caso abbiamo preso una posizione netta e chiara : una piccola delegazione era a Roma a sfilare con tutti coloro che denunciavano gravi violazione dei diritti umani a Gaza. Non siamo pro-palestina o contro-israele a priori, ma siamo per una società civile multirazziale ed interculturale, sicuramente contro qualsiasi forma di violenza o di guerra. Israele ha agito secondo una vecchia regola nazista: per ogni israeliano ucciso, 100 palestinesi. Ancor più agghiacciante è che sono stati uccisi, con armi non convenzionali, bambini e vecchi assolutamente indifesi e privi di ogni responsabilità.»

Blog, videoinchieste, manifestazioni e importanti interviste. Cos'altro si prefissa di realizzare il collettivo per il futuro?
«Il Collettivo continuerà ad impegnarsi su tematiche fondamentali quali ambiente, cultura e legalità. Sicuramente avremo uno sguardo sempre attento sulla politica locale e cercheremo di incidere in ogni modo sulla vita politica del nostro paese. La situazione è chiaramente molto difficile ma molta gente come noi è stanca di tanta incompetenza e pochezza morale. Bisogna aiutarla a reagire!»

Da quali risorse accinge il vostro gruppo per il suo sostentamento?
«Auto-finanziamento e basta. Con i nostri sforzi realizziamo le attività e manteniamo aperto uno spazio di incontro e di crescita per i giovani del nostro paese. Di rado organizziamo delle feste in cui cerchiamo di diffondere la nostra idea di musica, sicuramente diversa dalla pop-disco tradizionale, e di riproporre vecchi miti (intramontabili) del rock, del jazz e del blues.»

Il collettivo «VoceNueva» si sta facendo largo fra i cittadini, riscuotendo un successo sempre più grande nei comuni limitrofi. Come mai non riescono ad avere altrettanta fortuna quei gruppi di giovani che, a differenza vostra, nascono sotto una determinata insegna politica? Non dovrebbero avere la strada più spianata dal punto di vista delle risorse economiche?
«Ognuno raccoglie ciò che semina. “VoceNueva” da alcuni anni agisce secondo una linea politica chiara e coerente con i valori alla base della sua nascita. Probabilmente la gente percepisce la differenza con quanti all’interno di partiti ed altre organizzazioni lavorano a scopi puramente personali e senza portare avanti nessuna battaglia per il paese. Purtroppo quasi sempre inchinarsi di fronte al potere paga, e molti giovani sono disposti a barattare la propria integrità morale per un tozzo di pane.»

Sebbene Ottaviano non sia il vostro paese, probabilmente vi siete fatti un'idea sull'operato dell'Amministrazione Iervolino che da cinque anni regge il Comune. Come pensate che essa abbia lavorato per i giovani?
«Sicuramente la situazione politica di Ottaviano è migliore rispetto all’inagibilità democratica in cui versa il nostro paese, in cui lo squilibrio di potere è tale da impedire il libero gioco democratico. Purtroppo non conosciamo a fondo l'operato dell'Amministrazione di Ottaviano per dare un giudizio. Tuttavia, in merito al sindaco Iervolino, ricordiamo positivamente un intervento ad una nostra manifestazione in cui prese posizione contro la camorra, mentre l’Amministrazione Ambrosio si tenne alla larga. L’istituzione del Forum dei Giovani rappresenta certamente un momento di esercizio democratico per i giovani di Ottaviano che speriamo venga sfruttato nel migliore dei modi.»

Una piacevole chiacchierata con Bruno Arpaia.


di Alessandro Annunziata

Bruno Arpaia rappresenta una delle ragioni viventi per le quali sentirci fieri di essere ottavianesi.. Questi, infatti, da anni riscatta la nostra comunità, insieme con Michelangelo Ambrosio, Paolo Scudieri, Luigi Tarantino, e tanti altri che silenziosamente e quotidianamente compiono il proprio dovere.
Ha raccolto soddisfazioni personali con libri che parlano di noi, del nostro passato, di politica e non solo. È riuscito nell’ardua impresa di diventare giornalista del «la Repubblica» quando essere nati ad Ottaviano era un fardello pesante da portare. Successivamente, anziché trascurare le sue origini e le esperienze degli anni ’70 all’ombra del Vesuvio, le ha rese protagoniste del pluri-premiato Il passato davanti a noi, vincitore del Premio Napoli e del Premio Letterario Giovanni Comisso 2006.
In quegli anni, essere di sinistra significava esporsi in prima persona; soprattutto, schierarsi apertamente in merito ai problemi locali ed alle grandi tematiche nazionali di allora. Trent’anni dopo, tutto questo ha dato vita ad un bellissimo romanzo sulla Ottaviano dei nostri genitori, quando non esistevano sfumature e tutti erano “rossi” o “neri”. Oggi tutto è cambiato, ci sono fin troppe sfumature (tante quante le menti pensanti) e si è passati da un opposto all’altro: la passione politica si è spenta, in paese ci sono altri interessi e la società italiana è politicamente, culturalmente e da ultimo anche economicamente in declino. La forza, la lungimiranza, qualche volta gli eccessi della meglio gioventù, che ha riportato vittorie di cui, inconsapevolmente, oggi noi tutti godiamo, meritano di essere ricordati, magari per dare una scossa a noi ragazzi. In definitiva, leggere per conoscere e non dimenticare. In una società in cui l’ignoranza dilagante unita al disinteresse globalizzato avanzano in maniera impetuosa ed aiutano i gruppi di potere nella “stanza dei bottoni” a tessere le fila del nostro futuro, i libri di Bruno Arpaia ci offrono continui spunti di riflessione.
Autore, tra gli altri, de I forestieri, Il futuro in punta di piedi, Tempo perso (Premio Hammlett Italia 1997), con L’ angelo della storia ha vinto la Selezione Campiello 2001 ed il Premio Alassio Centolibri - Un autore per l’ Europa 2001.
Abbiamo avuto un piacevole colloquio con il giornalista nostro concittadino, oggi residente a Milano, durante il quale si sono toccati argomenti di grande interesse, senza trascurare il passato che lo lega ad Ottaviano. Le risposte di Bruno Arpaia, soprattutto in ambito politico, non mancheranno di suscitare ulteriori dibattiti. Pertanto, ringraziandolo per il tempo che ci ha dedicato, speriamo di poterlo incontrare di nuovo a breve per riprendere la nostra conversazione, magari all’indomani delle elezioni Amministrative del prossimo Giugno, banco di prova ineludibile per i partiti italiani, alla ricerca chi di consensi, chi di conferme.

Bruno Arpaia, Lei oggi vive a Milano: cosa prova quando torna ad Ottaviano?
«Provo emozione e nostalgia, e trovo amici veri e ricordi a volte piacevolissimi e a volte duri. Trovo le radici, ma provo anche rabbia e impotenza, perché nel disastro generale di questo paese in declino che è l’Italia, il Sud mi sembra affondare sempre più. E Ottaviano, purtroppo, non fa eccezione, anche se mi pare ci sia qualche Amministratore che fa molti sforzi per resistere alla caduta libera. Lo so, è triste dirlo, ma quando ci torno, a parte lodevolissime eccezioni, qualcuno che si dibatte caparbio in mezzo alla palude, il “degrado” mi afferra alla gola. D’accordo: degrado è solo una parola, buona per tutti gli usi, ma per chi ci è nato in mezzo è una specie di imprinting, un colpo d’occhio che impari a riconoscere soltanto quando te ne sei separato. Lo vedo, adesso, nelle strade dissestate, nei cornicioni pericolanti, nel gran traffico di jeep attrezzate come se dovessero traversare le grandi savane, nei
motorini spetazzanti e nei tantissimi giovani senza più un’idea di futuro, nella volgarità invadente di una ricchezza guadagnata male. Visto da fuori, non è un bello spettacolo…»
Ritiene sia migliorato qualcosa da quando, coraggiosamente, anni fa, assunse posizioni molto critiche nei confronti di alcuni politici ottavianesi?
«Qualcosa è migliorato, ma qualcosa è anche peggiorato. Inutile mettersi a fare qui la lista della spesa…»

Perché, secondo Lei, negli Anni ’70, molti ragazzi e ragazze di Ottaviano si sono avvicinati all’ ideologia di sinistra?
«Perché sembrava l’unica possibilità di uscire da un mondo chiuso e ingiusto, che impediva alle ragazze di uscire la sera, che vietava il divorzio, che sfruttava come schiavi i tanti lavoratori e le tante lavoratrici delle piccole fabbriche del paese, perché c'era gente che viveva in case come caverne, senza acqua e senza luce, perché la camorra era annidata in consiglio comunale, perché avevamo voglia di allargare i nostri orizzonti, di uscire dalla palude, eccetera eccetera. Pur con errori e orrori, la sinistra era questa voglia di libertà. E dovrebbe, dico dovrebbe, esserlo ancora adesso.»

Infatti, nel libro Il passato davanti a noi, narra di un “compagno” che oggi circola in BMW. Si riferisce a qualcuno in particolare o è una metafora dell’imborghesimento di alcuni contestatori di allora?
«Non mi riferisco a nessuno in particolare. È una metafora. Ma quello che mi disturba non è la Bmw. È il cinismo, l’opportunismo, la mancanza di dignità di molti che allora sembravano i più pronti a spaccare il mondo per le loro idee. Spesso, era solo moda. E tuttavia c’è tanta, tantissima gente che, segnata per sempre dalle esperienze degli anni Settanta, sottotraccia, senza apparire, continua a tenere viva questa società, a mandare avanti scuole, ospedali, biblioteche tra mille difficoltà, che continua a vivere con dignità. La nostra colpa è stata non essere riusciti a trasmettere quelle esperienze alle generazioni successive, che poi sarebbero state libere di respingerle o accettarle. Invece sono cresciute nel vuoto più totale. E Berlusconi ha bussato alla porta di quel vuoto.»

A conferma di ciò, già in Per una sinistra reazionaria (Marzo 2007) Lei affronta temi scomodi per la sinistra, tra cui l’ incapacità di comunicare e di instaurare un dialogo orizzontale. Quale spiegazione si è dato poi dell’esito delle ultime elezioni politiche, che hanno decretato l’ estromissione dei partiti di sinistra dal Parlamento?
«È un’analisi troppo complessa per essere affrontata in poche parole. Hanno cospirato molti fattori, interni ed esterni alla sinistra: dalle scelte di Veltroni all’incapacità di sentire e rappresentare il paese vero, dalla rinuncia a fare battaglie culturali di vasta portata all’incapacità di elaborare un progetto di sinistra del XXI secolo, staccandosi radicalmente dalle ideologie ottocentesche. Eccetera, eccetera, eccetera.»

Trent’anni fa, i militanti del P.C.I. rifiutavano ogni confronto d’idee con gli esponenti di M.S.I.; pochi mesi fa, Bertinotti, che era tra quelli, si è recato all’“Isola dei famosi”, che rappresenta culturalmente il vuoto accademico, per incoronare il concorrente Luxuria nuovo leader della sinistra. Sono dunque questi i prolet al tempo dei reality?
«Anch’io rimango di sasso di fronte a certi spettacoli, e il pessimismo sulla sinistra aumenta sempre più. Ma va detto che, dal mio punto di vista, bisogna riconoscere a Bertinotti un paio delle svolte più significative e necessarie in direzione di quella sinistra del XXI secolo di cui parlavo prima. Peccato che abbia dovuto vedersela con un arroccamento identitario che, di fronte alle difficoltà, ha spinto molta gente verso l’Ottocento e non in avanti..»

La sua è stata la generazione dell’impegno e del “noi”, la mia quella dell’indifferenza e, soprattutto, dell’“io”. Scorge una possibile via d’ uscita dal regresso e dalla decadenza culturale che sembrano aver irretito il nostro Paese?
«Devo confessare che oggi come oggi sono piuttosto pessimista. Non fosse altro che per un semplice fatto: l’Italia è il paese che meno investe in ricerca e formazione, e che anzi riduce sempre più gli investimenti in questo campo. Ma ricerca e formazione sono il futuro. Noi, già oggi, ci siamo giocati almeno una cinquantina d’anni di futuro. Per questo periodo siamo come fuori gioco rispetto al mondo, perfino rispetto al Ruanda, che investe l’8 per cento del suo povero Pil in ricerca. Come si fa a essere ottimisti? E, del resto, quelli che si sono accorti di questa situazione e la denunciano (per lo più gente di sinistra, fuori dai meccanismi dei partiti) vengono bollati come Cassandre e come Grilli Parlanti: questo è il Paese di Cuccagna, consumate, consumate e tutto si aggiusterà…»

A questo proposito, Beppe Grillo gode del consenso della piazza e di molti giovani che non si riconoscono nel sistema. Demagogia o proposta credibile?
«Beppe Grillo è la risposta populistica (e quindi fondamentalmente non democratica) a dei problemi e delle sensazioni vere. A prima vista, può sembrare bello dire: è tutto un fascio, azzeriamo tutto, politici fuori dalle palle… Ma bisogna saper vedere le piccole differenze, proporre modi di vita e di associazione. Inutile dire: fuori tutti gli indagati dal Parlamento, se poi non si vedono le differenze tra chi è indagato per corruzione e chi è condannato a tre mesi con la condizionale per aver preso parte a una manifestazione in cui si occupavano le case…»

Ampliando un po' il discorso, diverse sono le proposte per uscire dalla crisi economica attuale. Oggi, da persona di sinistra, Lei si sente più vicino a J.M. Keynes che auspica l’ intervento statale nel mercato o a Marx che propone la nazionalizzazione delle imprese?
«Credo che lo Stato, o comunque la politica, debba mettere becco nell’economia. La quale è, o dovrebbe essere, un aspetto della società, e non la sua regina. Solo nella nostra cultura occidentale l’economia si è autonomizzata al punto da dettare le scelte alla società e non viceversa. Non è una situazione “naturale”. Il mercato deve esistere e va rispettato, ma non può dettare e determinare tutte le scelte di una società. Per cui bene l’intervento statale, in alcuni casi. E bene anche le nazionalizzazioni, se servono. Del resto, le hanno invocate Gordon Brown, la Merkel e Obama, non dei pericolosi comunisti. Ciò su cui non transigo è che, alcuni beni, i cosiddetti “beni comuni”, come per esempio l’acqua, non possono essere lasciati nelle mani del mercato e degli speculatori.»

Tornando all’ Italia, Veltroni vittima della nomenklatura; alcuni politici campani, responsabili almeno morali delle condizioni in cui versa la nostra regione, ancora al loro posto. Si riafferma quel modo di far politica contro cui lottavate?
«Onestamente, non credo che Veltroni sia stato vittima della nomenklatura, di cui, del resto, fa parte a pieno titolo. Il suo fallimento è il fallimento di un progetto, quello del partito democratico, nato da una ideuzza di poco spessore, e per di più sbagliata: quella di fare “piazza pulita” a sinistra e di inseguire il centro moderato. Un centro moderato che in realtà in Italia non esiste, come dicono tutte le analisi dei maggiori esperti. Così il PD è stata una fusione a freddo di diverse tradizioni culturali senza una sintesi, con il solo obiettivo di diventare più moderati e meno di sinistra per pescare voti immaginari. Infatti, non ne ha sottratto nemmeno uno al Cavaliere. E il risultato è quello che vediamo: un’opposizione che non esiste, che non sa prendere posizioni decise, che non sa bene cosa fare. Molto triste. E non credo che un qualunque Franceschini, o Bersani, o Letta, possa rimediare a questo vulnus di fondo.»

Lei è stato giornalista de «La Repubblica». Ritiene, come alcuni sostengono, che la libertà di informazione si stia progressivamente riducendo nel nostro Paese?
«Ci sono seri rischi, sì. Anche se continuo a pensare che la vera rivoluzione culturale dovrebbero farla i giornalisti stessi. Tv e carta stampata, nella stragrande maggioranza, non raccontano più il paese, non fanno inchieste, non si occupano di grandi problemi. Vale più una frase di Mastella che migliaia di morti in Darfur. È il sistema dell’informazione nel suo complesso a essere malato. Spero che prima o poi, magari a causa della crisi che sta mettendo al tappeto i quotidiani e i settimanali, i giornalisti stessi trovino una medicina efficace.»

Ci può, infine, fornire qualche anticipazione sul suo prossimo libro e sui suoi prossimi impegni? Troverà ancora spazio Ottaviano tra i suoi scritti?
«Sto tentando di scrivere un romanzo che abbia al centro la fisica, la fisica delle particelle. Sembrerà strano, ma oggi è la cosa che più mi affascina. Perché tenta di rispondere a domande fondamentali ed eterne dell’uomo, non a quelle che potrebbe porre Franceschini o Berlusconi. E poi, come diceva il premio Nobel Isidor Isaac Rabi “è un vero peccato che il grande pubblico non abbia alcuna possibilità di farsi un’idea della grande eccitazione, intellettuale ed emotiva, che accompagna le ricerche nei campi più avanzati della fisica”. È la sfida della conoscenza, del sapere, della ricerca. Io sto provando a dare un’idea di tutto questo al grande pubblico. Non è detto che ci riuscirò. È una scommessa difficile e impegnativa.»

La politica dal punto di vista dei giovani

OTTAVIANO - In una realtà in cui sempre meno ascolto viene riservato alla parte più acerba ma consistente della cittadinanza, e in cui sempre più faticoso è per noi ritagliarci degli spazi che ci spetterebbero di diritto, «Il Confronto» nasce dai giovani, ma soprattutto per i giovani. E allora per questo numero abbiamo deciso di passare la parola a loro, di ascoltare le opinioni e di cercare di capire il punto di vista di due ragazzi di schieramento politico opposto. Per questo abbiamo deciso di intervistare Ignazio Franzese, 23 anni, laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna e Antonio Bifulco, laureato in economia presso l’Università degli Studi di Salerno, giovane imprenditore e responsabile di area per Fi verso Pdl giovani.
Quando e come hai deciso di avvicinarti al mondo della politica?
Ignazio:
«Le mie prime esperienze in questo campo sono nate a Bologna, dove mi sono laureato. Lì ho visto nascere il PD, e ho conosciuto tanti ragazzi attivi che avevano le mie stesse idee e i miei stessi pensieri. Non vengo da tesseramenti pregressi, come DS o Margherita; il Partito Democratico è la mia prima esperienza politica. Credo nel PD e penso sia il partito del futuro; è per questo che vedo l’oggi come un punto di partenza per costruire un qualcosa di concreto, ed è per questo che credo che il PD debba essere valutato non adesso ma in futuro»
Antonio: «Non c’è un giorno ben preciso; quando mi sono guardato intorno e mi sono resoconto che il paese non offriva niente e c’era bisogno di nuovi sbocchi e nuove occasioni. La politica mi è sembrata la via più adeguata per rendermi attivo. Ho delle idee liberali, di centro-destra e mi sono accorto che nel nostro paese non esistono né sezioni né punti di riferimento. Ho intrapreso una politica sicuramente più di partito che di territorio»
Partendo dalla situazione nazionale, come pensi che la destra stia procedendo in questo governo?
I:
«La cosa che meno condivido di questo governo è il procedere attraverso decreti-legge; il potere legislativo è un potere che per Costituzione spetta al Parlamento e in questo modo il Governo non fa altro che appropriarsi di un compito non suo e scavalcare l’autorità di un organo competente. L’ha fatto con il decreto Gelmini e con l’ultimo, eclatante, caso Englaro.»
A: «La destra procede sempre bene!»
Come pensi invece si stia muovendo l’opposizione?
I: «E’ inutile negare che il PD in questo momento stia attraversando dei problemi interni. Sicuramente quello che serve è un’opposizione più incisiva e soprattutto più costruttiva. Sono fiducioso.»
A: «Che l’opposizione si muova male è un dato di fatto, in quanto non si riesce nemmeno a trovare un punto di incontro, nonostante Berlusconi cerchi un dialogo e aspetti proposte anche dal centro sinistra che non sono arrivate.»
Qual è la tua opinione in merito alla tanto chiacchierata riforma Gelmini? Quali sono i punti che condividi e quali quelli che critichi?
I: «Vi sono alcuni aspetti condivisibili: il ridurre i corsi di laurea superflui e quelli che contano pochissimi iscritti, il voler premiare le Università più trasparenti nei metodi e nell’amministrazione accorpandovi le Università inferiori… Quello che non condivido è l’idea stessa di Fondazione: il privato non può entrare a tutti i costi nel pubblico; o, per farlo, devono esserci accordi chiari e trasparenti.»
A: «Sono sicuramente favorevole. È giusta la razionalizzazione sia delle risorse umane che di quelle economiche. Anzi, auspico che questi provvedimenti si estendano a tutti i cicli scolastici. Il dato “scuola” in Italia è allarmante, ci sono pochissimi laureati (si pensi che in Cile ce ne sono più di noi!).»
Cosa pensi della drammatica situazione che si sta consumando in Palestina?
I: «E’ difficile dare un’opinione giusta, soprattutto per noi che siamo qui tranquilli in Italia e siamo costretti a guardare quello che i mass-media ci trasmettono. Quello che inevitabilmente posso sperare è che la soluzione arrivi al più presto, e che avvenga con la seduta al tavolo di tutte le parti coinvolte, Hamas compreso. Apprezzo la scelta di Mitchell come inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, in quanto conoscitore eccellente di quell’area.»
A: «Io sono contro ogni tipo di guerra. Ma penso allo stesso modo che si debba combattere il terrorismo…»
Passando all’ambito locale, cosa pensi del nascente Forum dei Giovani? Sei ottimista per il suo buon funzionamento?
I:
«Io penso che il Forum dei Giovani sia il luogo in cui noi ragazzi possiamo collaborare e in cui soprattutto possiamo condividere progetti. Per questo ritengo che sia un’occasione importante che noi ragazzi possiamo “sfruttare” e rendere momento di crescita collettiva. Quello che spero è che non venga strumentalizzato; è per questo che spero che il Presidente non sia riconducibile a nessuna associazione o partito politico.»
A: «Si. Spero che sia l’opportunità per tutti i giovani di avvicinarsi alla politica e di fare qualcosa di concreto per il proprio paese.»
Come pensi abbia operato questa amministrazione?
I:
«Questa amministrazione secondo me ha operato bene. Chiaramente penso che si debba giudicare un’amministrazione nell’arco di due mandati anche perché molte cose vengono messe in cantiere. In ogni caso penso che, considerando anche le amministrazioni precedenti, i segni di svolta siano stati dati.»
A: «Il mio giudizio è tendenzialmente negativo, ma non perché il Sindaco sia di centro-sinistra. Non si è fatto nulla per gli anziani, nulla per i giovani, anche questo Forum è nato solo adesso, con grande ritardo e quando si avvicinano le nuove elezioni… Non è stato fatto niente a livello architettonico per abbellire il nostro Paese, anzi è stata distrutta la fotografia di Ottaviano con l’abbattimento degli alberi di Via Cesare Augusto.»
Come pensi invece abbia operato l’opposizione?
I:
«Non posso esprimere sicuramente un giudizio completo perché per tre anni sono stato a Bologna e quindi non ho potuto seguire direttamente le vicende del paese. In generale penso comunque che non sia stata eccellente né incisiva; credo che vi siano troppe personalità singole, troppe individualità e poca collettività, per cui diventa difficile essere incisivi.»
A: «Purtroppo l’opposizione ha cercato un dialogo con la maggioranza che non le è stato concesso; è stata trattata non come opposizione ma come minoranza. Non è stato dato neanche modo di fare delle proposte.»
Frequenti i Consigli Comunali?
I: «Si, cerco sempre di esserci.»
A: «Purtroppo il lavoro spesso non me lo consente, ma mi riprometto di farlo.»
Il problema dell’assenteismo: cosa pensi di questo fenomeno che negli ultimi tempi si è verificato spesso? Condividi questa “scelta”?
I:
«L’assenteismo è la piaga della politica in generale, a tutti i livelli, partendo dal locale fino ad arrivare al nazionale. Penso che sia un fenomeno sbagliatissimo, in quanto chi è eletto deve portare il proprio contributo e deve farlo sempre e comunque, non scegliendo arbitrariamente le volte in cui andare in Consiglio perché magari interessa l’ordine del giorno ed essere assente quando invece non interessa.»
A: «Ne prendo atto adesso; sono contro l’assenteismo. Chi è assente è già in torto; anche perché loro hanno il compito di rappresentare il popolo.»
Perché secondo te questa Amministrazione non ha ancora, ad oggi, adottato un P.U.C. (Piano Urbano Comunale), come invece aveva promesso?
I:
«Il P.U.C. è una cosa della quale il nostro paese ha necessariamente bisogno. Mi auguro che, se non in questo scorcio di legislatura, almeno nella prima data utile della prossima lo si attui, perché rappresenta un riassetto urbanistico del quale abbiamo davvero bisogno.»
A: «Questo non lo so. Forse ci sono state difficoltà, forse non c’erano persone competenti… Non voglio esprimere giudizi troppo pesanti.»
Il problema delle affissioni abusive; cosa pensi in merito e quale secondo te potrebbe essere una possibile soluzione?
I:
«Penso che sia necessario innanzitutto che l’amministrazione individui dei luoghi precisi, e una volta fatto, stabilisca le modalità precise di affissione.»
A: «Il Comune dovrebbe trovare delle location adatte perché vi siano dei luoghi specifici e delle modalità prestabilite. E’ un onere del Comune ed ha tutti gli interessi per farlo.»
Qual è, ad oggi, la situazione dei giovani ad Ottaviano? Cosa offre questo paese e cosa dovrebbe offrire?
I:
«Questo paese per i giovani offre ancora troppo poco, perché mancano dei veri e propri luoghi di aggregazione. Mancano strutture, manca un’aula studio, un internet point, una biblioteca che spero veda a breve una realizzazione… Io riconosco alla Chiesa in generale di aver colmato il vuoto che le amministrazioni locali troppe volte hanno lasciato. Penso sia necessario, anche attraverso il Forum dei Giovani, che si cominci a lavorare davvero per offrire qualcosa di più.»
A: «Dire niente è un eufemismo. Penso che ci siano tantissime cose da fare e il primo passo è stato questo Forum, che è l’unica iniziativa che è stata fatta.»
Si avvicinano le elezioni; quale pensi sia il modo più giusto di fare una campagna elettorale?
I:
«La campagna elettorale la si fa innanzitutto ascoltando quali sono le esigenze dei cittadini e soprattutto quelle dei giovani. Noi abbiamo proposto al Sindaco di iniziare a breve una serie di incontri anche nelle periferie per coinvolgere i ragazzi e fare dei veri e propri “question time” con il Sindaco stesso in modo tale da ascoltare quelle che sono le esigenze reali dei cittadini.»
A: «Esporre non soltanto promesse che si sa già in partenza che non si potranno mantenere, ma partire da proposte concrete, anche minori ma sicuramente realizzabili e soprattutto cercare sempre il dialogo ed ascoltare le esigenze dei cittadini.»
Se la tua coalizione dovesse vincere le elezioni, cosa pensi potrebbe offrire di più ai cittadini ottavianesi?
I:
«Secondo me il Sindaco può essere incisivo in dieci anni. Per questo penso che di continuità ne goda la collettività tutta.»
A: «Potrebbe offrire tante cose, anche perché la coalizione del centro-destra dovrebbe essere formata da tanti giovani che hanno idee e nuove proposte, pensieri confrontati con altri e tanti ragazzi.»
E infine un messaggio per i giovani come te che leggeranno quest’intervista. Dove cercare gli stimoli per partecipare attivamente alla vita del proprio paese?
I:
«Io parto dal presupposto che chi si cimenta con la politica deve avere ben chiare tre idee: deve partire non dalle situazioni quali sono, ma da quelle che potrebbero essere; non dagli schieramenti attuali ma da quelli che si potrebbero venire a creare; e soprattutto deve partire non dal ricercare il responsabile di un problema ma impegnarsi attivamente per cercarne la situazione. Quindi a prescindere dal partito che si sceglie, penso sia sempre giusto che i giovani si accostino al mondo della politica, perché significa soprattutto cercare la risoluzione dei problemi, fare una critica costruttiva e cercare sempre il dialogo con tutti.»
A: «Gli stimoli è facile trovarli, basta guardarsi intorno e vedere che il nostro Paese non offre niente. Proprio per questo invito tutti i ragazzi che leggeranno quest’intervista a partecipare al Forum ed essere propositivi, impegnandoci insieme.»

Noi de «Il Confronto» ringraziamo di nuovo Ignazio e Antonio per la disponibilità e la cordialità con cui hanno accolto il nostro invito; ma soprattutto pensiamo che vedere ragazzi che si interessano e che partecipano attivamente alla vita del proprio paese sia un segno di fiducia e di speranza per il futuro di Ottaviano. In fondo il futuro siamo noi… dobbiamo solo rimboccarci le maniche e lavorare insieme ed uniti per costruirlo come lo desideriamo, tassello dopo tassello, senza fermarci di fronte alle difficoltà e sfruttando ogni occasione per imparare e, soprattutto, crescere.

Fabiana Pirone

La tradizione dello «strillonaggio» ad Ottaviano

Riproponiamo a partire da oggi gli articoli pubblicati nel numero de "Il Confronto" di Febbraio, uscito la scorsa domenica e distribuito ad Ottaviano.
Cominciamo con l'articolo sulla famiglia Giugliano, gli storici giornalai di Ottaviano, del nostro Gennaro Di Gennaro. Lunedì non mancate l'appuntamento con un nuovo articolo mentre domani sempre sul nostro sito potrete trovare le ultime notizie da casa Fulgor Octajano, la nostra squadra sempre più prima nel campionato di Serie C2 di calcio a 5. Continuate a seguirci.
Emanuele Ragosta
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A tu per tu con la famiglia Giugliano: gli storici giornalai del nostro paese

di Gennaro Di Gennaro

OTTAVIANO - La famiglia Giugliano porta avanti ancora oggi un’attività che vanta radici storiche.
Cambiano i tempi, cambiano le epoche, cambiano gli uomini, ma a restare immutate sono proprio le tradizioni. Sì, le tradizioni: quelle semplici, pure, quelle che tengono legati alla propria terra e che fanno pensare che oltre al continuo e imperterrito degenerare della realtà verso l’estremo c’è sempre qualcosa che rimanda alle origini. Ottaviano, come ogni altro paese, vive delle proprie tradizioni e ogni cittadino trova nelle stesse il modo di rafforzare il legame che lo tiene ancorato alla sua terra. Chiamatele come volete: usi, costumi, consuetudini, ecc.. è tradizione tutto ciò che con il tempo riesce ad affermarsi come simbolo, caposaldo di una terra, della propria terra. Appurato ciò, è piuttosto evidente per i cittadini ottavianesi che l’attività portata avanti nel campo della vendita dei giornali dalla famiglia Giugliano rappresenta uno degli aspetti peculiari del nostro paese. Radio, televisione, internet; lo sviluppo dei mass-media ha subito una decisa impennata nel corso degli ultimi decenni, ma in fondo tutti amiamo le cose semplici e il giornale, per la sua praticità e potenzialità espressiva, rappresenta lo strumento più efficace per avere una visione immediata e diretta di ciò che accade intorno a noi. La famiglia Giugliano ha saputo cogliere in pieno la capacità mediatica dello strumento cartaceo, rendendosi promotrice di tale cultura. L'attività, che va avanti da più di quattro generazioni, è un vero e proprio simbolo di continuità e costanza, emblema di una tradizione che ha radici molto profonde. «Mio nonno, mio padre, poi io. E adesso l’attività proseguirà con mio figlio Antonio.», racconta Alfonso Giugliano, proprietario dell’edicola in Via Roma. «E la nostra attività non si esaurisce qui. Alla stazione vi è Francesco, mio nipote; in piazza San Francesco, mia cognata e in via Cesare Augusto vi è mio fratello Peppe, con la sua libreria. Possiamo dire in un certo qual modo che la nostra famiglia ha creato una sorta di monopolio», afferma ridendo. «Mio padre morì quando avevo appena sei anni, così mia madre fu costretta a portare sulle spalle il peso dell'intera attività, compiendo innumerevoli sacrifici. Diventati grandi, io e mio fratello Gaetano iniziammo a gestire la vendita, con l’edicola che a quel tempo si trovava nella piazzetta della stazione, ma non dove è posizionata oggi, bensì dove si trova il bar. Fummo noi che iniziammo la vendita dei giornali “porta a porta”, mentre io, in prima persona, effettuavo lo “strillonaggio” delle notizie più importanti della giornata, inizialmente sui treni della Circumvesuviana, successivamente per le strade del paese». Proseguendo in questa carrellata di ricordi, il signor Giugliano confessa ancora: «Ero piccolo quando mio padre morì, ma non posso mai dimenticare i sacrifici che faceva svegliandosi rigorosamente ogni mattina e prendendo il primo treno per Napoli alle 4.30, effettuando così la distribuzione stazione per stazione, da Napoli fino a Sarno. Senza quei sacrifici forse questa attività non sarebbe durata fino ad oggi». Una tradizione lunga e importante ma costernata anche di momenti molto difficili: nel 1976 morì Gaetano Giugliano, colpito da un attacco cardiaco proprio nella sua edicola. Persona squisita che ancora oggi la gente ricorda in maniera encomiabile, non solo come l’Edicolante della stazione, ma soprattutto come un amico, una persona disponibile con la quale era impossibile non avere un rapporto confidenziale. Alla sua morte l’attività fu continuata da Michele, suo figlio, morto anche lui nel 1994 colpito da un fulmine in occasione di un violento temporale. Oggi, a gestire l’edicola ci pensa Francesco che, ricordando il padre e il fratello, afferma: «Nessuno ha mai avuto niente da dire sul conto di mio padre e non lo dico io che sono il figlio, ma è la gente che lo ricorda sempre per la sua genuinità e, in merito a mio fratello, posso solo dire che era il mio esatto contrario per il suo essere riservato e anche fin troppo diligente nelle cose che faceva».
Oggi come oggi, il lavoro dei Giugliano appare solo nella sua essenzialità, ma tutti loro, adoperando il massimo impegno e la massima dedizione, hanno saputo renderlo alla stregua di una vera e propria missione, costernata, sì, di momenti duri e difficili, ma sempre volta ad assicurare un servizio efficiente ai loro clienti che non possono non essere riconoscenti agli storici giornalai per l'impegno profuso negli anni.
Gennaro Di Gennaro

Michelangelo Ambrosio: una vita dedicata alla fisica ed alla ricerca

Il Confronto ha intervistato il professore Michelangelo Ambrosio. Attualmente è Dirigente di Ricerca dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ed è Presidente della Commissione Distrettuale Rotary Foundation .



di Emanuele Ragosta


OTTAVIANO - «L’uomo ha una caratteristica unica che lo distingue da tutto il resto: riesce a sognare. Imparate a sognare e fate in modo da realizzare i vostri sogni e non piegatevi mai ai compromessi, perché il giorno che lo farete, avrete tradito voi stessi». Michelangelo Ambrosio ha voluto cominciare così la sua lunga intervista. Ha voluto cominciare con un messaggio rivolto a noi giovani. Nel tempo trascorso in sua compagnia abbiamo viaggiato lungo tutta quella che è stata la sua vita, sia dal punto di vista professionale che privato.
Si è laureato il 21 luglio 1971 in Fisica presso l’Università Federico II di Napoli a 24 anni. Dopo aver prestato servizio militare presso la Scuola di Artiglieria di Bracciano ha lavorato prima presso LNF (LABORATORI NAZIONALI DI FRASCATI), poi presso il CERN, poi ancora presso i Laboratori Sotterranei del Gran Sasso d’Italia contribuendo al raggiungimento di importanti risultati nel campo della fisica nucleare e subnucleare. In particolare ha condotto importanti ricerche sui raggi cosmici e sui neutrini atmosferici. Il contributo dato alla fisica da questo grande scienziato è stato fondamentale e molte delle attuali tecnologie le dobbiamo a uomini come Michelangelo Ambrosio, che hanno passato l’intera vita per la ricerca e per la scienza.
Il Confronto è onorato di aver avuto la grande possibilità di intervistare un uomo di tale spessore e Lo ringrazia pubblicamente per la sua disponibilità e la sua ospitalità.

1) Il prof. Cimmino, in un libro Le Pietre il fuoco la cenere le ha dedicato un’intera pagina (n.55). Oltre al professore moltissimi, tra giornalisti e scrittori, hanno avuto modo di scrivere sul suo conto e sulle sue importanti ricerche. È orgoglioso di tutto ciò?
«Credo che la parola orgoglioso non sia adatta a me. Sono felice di questa attenzione da parte del professor Cimmino e da parte di tutti quelli che hanno dedicato una spazio a quello che ho fatto nel corso della mia vita. Trovo, quindi, doveroso ringraziarli».
Nel novembre del 1983 fu pubblicato per la terza volta un giornale con la storica testata de «La Ginestra».
2) Molti ottavianesi portano ancora nel loro cuore il ricordo di quell’esperienza. Abbiamo scoperto che anche lei fece parte della redazione che curò la rivista e che scrisse di computers e del destino delle stelle. Cosa ricorda di quell’esperienza?
«Porto anche io nel cuore il ricordo di quella bellissima esperienza che mi vide coinvolto in prima persona e trovo emozionante ricordare quel breve ma intenso periodo della mia vita. Fu un’esperienza importante dove anche noi tentammo, nel nostro piccolo, di creare qualcosa per la nostra comunità. Eravamo tutti mossi da una grande passione e dall’amore per la nostra terra».
3) Cosa l’ha spinta a diventare fisico?
«Tutti noi abbiamo dei sogni. C’è chi sogna di diventare un buon giornalista, come forse qualcuno di voi, chi di fare altro. Sin da piccolo desideravo e sognavo di fare quello che mi appassionava. E sono riuscito a realizzare il mio sogno: diventare un fisico».
4) In mezzo a tanto lavoro e a tanti impegni che posto occupa la sua famiglia nella sua vita?
«La famiglia è stata sempre al primo posto e sempre davanti ad ogni cosa. Tutte quelle che sono state le scelte “fondamentali” della mia vita, le ho fatte sempre tenendola in grande considerazione. Credo che i valori più profondi l’uomo li porti dentro di sé e in quella che è la sua famiglia».
5) Molti grandi cervelli italiani sono costretti a fuggire dall’Italia. La colpa molto spesso va ricercata nella mancanza di fondi e di finanziamenti da parte dei governi che si vengono a succedere nel corso degli anni. Da ricercatore prima e da professore poi, lei ha vissuto sulla propria pelle questa imbarazzante situazione. Oggi, cosa si potrebbe fare per invertire questa pericolosa tendenza?
«Su questo sono molto pessimista, perché l’Italia è un Paese che sta decadendo in modo ignobile, mancando di una seria programmazione politica. Più che una democrazia, siamo diventati una “partitocrazia”. Parto dalla mia esperienza personale: io sono rimasto in Italia per mia scelta e non certamente per necessità, e quando in alcune serate mi fermo a pensare, rimpiango le opportunità che mi sono state offerte di trasferimenti definitivi all’estero e me ne pento amaramente. Allo stesso modo, chi va via dall’Italia, lo fa con le lacrime agli occhi perché avrebbe desiderato lavorare da noi. Ogni studente universitario, che porta a termine il suo corso di studi, costa allo Stato italiano 200.000€ e noi li lasciamo andare. E questa è un’amara constatazione. Paghiamo il frutto di scelte e di riforme deleterie che hanno portato il sistema scolastico alla deriva. E come detto in precedenza non vedo miglioramenti all’orizzonte».
6) Presto, secondo alcuni esperti e secondo studi importanti condotti sul nostro Pianeta, il petrolio scomparirà del tutto. Il futuro è rappresentato dalle energie alternative: nucleare, fotovoltaico, geotermico ed eolico. Lei cosa pensa al riguardo?
«Faccio una premessa importante: anche qui, come per la ricerca e la “fuga di cervelli”, gioca un ruolo fondamentale lo Stato. Parto dal nucleare: 20 anni fa, con una scelta a mio parere scellerata, decidemmo di chiudere le centrali nucleari perché pericolose. Oggi le si vogliono riaprire. Secondo me è tardi e io ero tra quelli contrari alla loro chiusura. I costi per riaprirle sarebbero enormi e rischieremmo di arrivare ad aprire centrali già vecchie. Sull’eolico sento lamentele legate ai forti rumori e, anche qui, ai costi ancora elevati. Punterei sul solare ma con i dovuti accorgimenti. Attualmente i pannelli solari vengono fatti in silicio e hanno una resa dell’8%. Durano 20 anni poi devono essere cambiati. E occupano spazi immensi. Con le nanotecnologie il problema potrebbe risolversi: si possono utilizzare materiali plastici, chiamati polimeri e, in mezzo a due strati di polimeri, si possono mettere materiali fotosensibili. Io sperimento i nano tubi di carbonio. Attualmente siamo in grado di produrre dei fogli di plastica sottilissimi che, con nano tubi di carbonio esposti alla luce, producono energia. Hanno una resa del 4%, inferiore al silicio, ma con costi inferiori e con tempi di durata molto più lunghi».
7) Lei è un uomo impegnatissimo nel “sociale”. Con il «Rotary Club» ha avuto importanti riconoscimenti per le sue campagne e per i suoi sforzi verso quelli che sono stati interventi di recupero sia nel nostro Paese sia in America Latina ed in Africa. Cosa l’ha spinta a muoversi sotto questo “bellissimo” profilo?
«Quando nacque il “Rotary Club” ad Ottaviano, nel 1992, ad opera di Gino Iervolino e Vittorio Capotorto, Ottaviano offriva veramente poco ai suoi giovani. Io volli occuparmi sin da subito di loro, perché sono stato sempre convinto che i giovani rappresentano il futuro e perché scrivere nelle coscienze dei giovani d’oggi significava e significa, ancora adesso, formare gli uomini del domani. Col “Rotary” potevi realizzare cose, non per cambiare la Società, in quanto lì entra in gioco l’Istituzione, ma per far passare dei messaggi e per offrire delle opportunità. La prima cosa che facemmo fu organizzare una mostra sull’Acustica presso l’Istituto Alberghiero. L’anno della mia presidenza, 1999-2000, fu un anno fondamentale, per me e per tutto il “Rotary”. Su tutte quelle che furono le tante manifestazioni, quella che porto nel cuore fu quella che intitolai Le giornate Medicee. Fui il primo che, dopo i tormentati anni camorristici, ottenne le chiavi del castello. Lo aprii con una gioia immensa e col cuore colmo d’orgoglio. Era il 15 maggio del 2000. E lì, per una settimana, organizzammo splendide giornate con una cornice di pubblico fantastica. Il castello ha un valore immenso per gli ottavianesi e deve essere preservato. Dovrebbe essere il nostro centro culturale, un luogo dove i nostri giovani possano recarsi… Lasciai le chiavi al nuovo sindaco Saviano e gli dissi: “Il giorno in cui chiuderai il castello, lo avrai perso per sempre”. I giovani di Ottaviano tennero aperto il castello tutta l’estate e l’afflusso di gente fu enorme. Ma fu una mera illusione; a 10 anni di distanza è cambiato poco, troppo poco.
Con il “Rotary Club” abbiamo portato avanti importantissime iniziative: dalle campagne per la vaccinazione delle popolazione africane contro la poliomielite, all’apertura di centinaia di pozzi d’acqua, all’assegnazione di importanti borse di studio per voi giovani… Cerchiamo di far tanto e continueremo a fare sempre di più».
8) Il sindaco Iervolino ci ha raccontato in questi giorni, non senza un certo imbarazzo per l’emozione, che subito dopo il ballottaggio che decretò la sua vittoria, lei di buon mattino gli fece recapitare una pianta. Seguiva un bigliettino che diceva: «Ottaviano ha ripreso la sua dignità». Cosa la spinse a scrivere queste parole?
«Io ho vissuto anni in cui spesso il Comune di Ottaviano veniva commissariato. Nel 2000 si posero, per la prima volta, le basi per una svolta. Alle elezioni di quell’anno si presentarono due persone molto corrette e che io ammiravo: Michele Saviano e Diomede Pisanti. Vinse Michele Saviano e sappiamo tutti come è andata a finire. Con la nuova tornata elettorale, quella del giugno 2004, ero davvero spaventato, perché si correva il rischio di commettere gli stessi errori che erano stati fatti 4 anni prima e rischiavamo di vedere di nuovo un sindaco nelle mani dei partiti e dei “tecnici della politica”. Ho visto invece, in Mario Iervolino, una persona capace, un giovane coraggioso, un candidato carismatico che avrebbe potuto gestire bene quel sistema di alleanze elettorali tra i vari partiti e di conseguenza la “cosa pubblica”. Dopo quattro anni, posso dire di essere contento di questa Amministrazione e di come ha operato sul territorio».
9) Cosa si sente di dire a noi giovani?
«L’uomo ha una caratteristica unica che lo distingue da tutto il resto: riesce a sognare. Imparate a sognare e fate in modo da realizzare i vostri sogni e non piegatevi mai ai compromessi, perché il giorno che lo farete, avrete tradito voi stessi».

Emanuele Ragosta

Via Cesare Ottaviano Augusto e Project Financing....L'arch.Santelia risponde

Nelle settimane scorse avevamo raccolto la denuncia dell’Arch. Prisco Patrizio riguardo alla procedura amministrativa sul progetto di riqualificazione urbana di Via Cesare Augusto e sulla decisione dell’Amministrazione di non dare seguito al project financing presentato dallo stesso per la realizzazione di un parcheggio in Via San Giovanni Bosco.
Avevamo preannunciato la pubblicazione di quest’articolo in quanto l’argomento meritava un approfondimento, visto anche l’articolazione e la fonte delle accuse.
Come promesso in questi giorni abbiamo fatto un passaggio all’ufficio lavori pubblici per chiedere al reggente pro tempore Arch. Armando Santelia spiegazioni sulle gravi accuse espresse dall’Arch. Patrizio Prisco ex consigliere di maggioranza della lista La Ginestra, in merito al project financing ed ai lavori da realizzarsi su Via Cesare Augusto.
L’Architetto Prisco fa delle accuse gravi, soprattutto in merito alla procedura per la realizzazione del nuovo asse viario di Viale Elena - Via Cesare Augusto. IL CONFRONTO: Arch. Santelia, i lavori a realizzarsi su l’asse viario Via Cesare Augusto vanno definiti come sostiene l’architetto Prisco come “Una profonda trasformazione urbanistica?” e ancora “E’ mai possibile non tenere conto nella redazione del progetto del P.U.T., non predisporre la V.I.A. e la V.A.S.?”
Arch. Santelia
: Andiamo con ordine. L’Arch. Prisco parla di trasformazione urbana ma è impreciso in quanto il tratto di viabilità interessata dai lavori di restyling è già esistente, e noi non lo modifichiamo nel tracciato, ma lo riqualifichiamo. Anzi approfittando dei lavori per la realizzazione dell’impianto fognario e del finanziamento regionale che il Comune di Ottaviano ha ottenuto, eseguiremo sul vecchio tracciato i necessari lavori per renderlo più sicuro e più bello. L’architetto Prisco dimentica lo stato di fatto di Via Cesare Augusto, con marciapiedi e manto stradale che versavano in uno stato vergognoso a causa del forte sviluppo dell’apparato radicale degli alberi, che non poche volte hanno creato disagi e dissesti. Non a caso sono numerose le denuncie presentate dai cittadini ottavianesi e non, nei confronti del Comune per i danni subiti alle proprie autovetture durante il transito. Inoltre va rammentato che molti alberi si presentavano fuori asse e in condizioni di salute non eccellenti tali da garantire l’incolumità dei passanti. Quindi non si può parlare di trasformazione urbana.
Inoltre ricordo all’Architetto che viene definita trasformazione urbanistica la modifica di assetti territoriali che in questo progetto non sono presenti.
Sulla necessità di acquisire il parere VIA (Valutazione Impatto Ambientale) vi faccio presente che ai sensi del Decreto legislativo n° 4/2008 art. 6 comma 5, esso è richiesto per progetti che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale.
L’articolo 5 commi 6, 7 e 8 riportano i casi in cui è obbligatorio eseguire la valutazione di impatto ambientale, e gli allegati II, III e IV riportano in maniera puntuale tutti i progetti soggetti a parere.
Dalla lettura dei sopracitati articoli e degli allegati si può evincere che per i progetti di riqualificazione urbana non è prevista il procedimento di V.I.A.
L’articolo 7 comma 1 e 2 del succitato D. Lgs. 4/2008 riportano invece i casi in cui è obbligatorio fare la VAS (Valutazione Ambientale e strategica) e dagli allegati richiamati si evince anche qui che per i progetti di riqualificazione urbana non è prevista il procedimento di VAS.
Per quanto riguarda i pareri da richiedere alla competente Autorità di Bacino anche qui devo rettificare le imprecisioni delle accuse messemi contro.
Secondo le norme di attuazione del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) elaborate dall’Autorità di Bacino Nord Occidentale, l’asse viario di Via Cesare Augusto risulta essere soggetto ai seguenti vincoli.
Per il Rischio Idraulico: risulta essere individuata come area ad elevata suscettibilità ed allagamento….;
Per quanto riguarda il rischio frana invece risulta essere classificata R4 solo la parte alta (Dal’incrocio con Via San Giovanni Bosco alla fine della strada provinciale).
In base a quanto riportato nelle Norme di Attuazione al Capitolo 2 articolo 24 e articolo 36 Comma 1 paragrafo A, tale tipo di intervento risulta essere compatibile e pertanto eseguibile in quanto non comporta nè aumenti, né diminuzione, nè rimobilitazione di volumi, ma rientra negli interventi di manutenzione straordinaria della rete urbana non soggetti a parere preventivo
L’Arch. Prisco fa riferimento inoltre al PUT, ma gli ricordo che il piano urbano del traffico non è mai stato ratificato da quest’Amministrazione, che peraltro lo ha trovato commissionato dalle gestione precedenti, e quindi non penso che si possano seguire le linee guide di un piano non operativo.
Su altri tipo di irregolarità amministrative ribadisco la bontà del mio operato e peraltro essendo atti pubblici sono a disposizione di chi ha intenzione di verificarli.
Il secondo capitolo di questa intervista riguarda il Project Financing presentato a firma dall’Arch. Prisco Patrizio.
IL CONFRONTO: Architetto Santelia sul Project Financing l’accusa è pesante. In un momento in cui ci sono privati pronti ad investire il comune fa scudo contro di loro solo per la presenza dell’Arch. Prisco in qualità di progettista!!!!
L’Architetto Santelia ci risponde elencando le ragioni ed i motivi della scelta.
Arch. Santelia: Il primo chiarimento riguarda il numero di posti auto. La delibera approvata dall’Amministrazione Comunale e messa in gara parla chiaramente di 100 posti e non di 266 posti auto e questo l’Arch. Prisco lo sa. Se poi nel suo progetto ha proposto 266 posti auto io non ne posso essere a conoscenza visto che il plico non è stato aperto.
La mancanza di apertura del plico è dettata dalla volontà politica di evitare che chi è stato Controllore (l’Arch. Prisco Patrizio), diventi poi a sua volta promotore del progetto stesso.
In effetti colui che è stato tra gli ideatori della procedura del project financing ne diventa protagonista, finendo per giocare una partita nella quale le regole sono state scritte da Lui.
Inoltre faccio presente che questi project financing erano previsti nelle aree G4 individuati dal vecchio PRG ed alla data di presentazione di della proposta progettuale dell’Arch. Prisco (febbraio 2008) le norme di salvaguardia e quindi di vincolo sull’area prescelta erano già decadute, ponendo un ulteriore paletto all’espletamento dello stesso.
Sulle valutazioni architettoniche e paesaggistiche non posso esprimermi visto che non è stata aperta la procedura di valutazione del progetto per le ragioni suesposte.
Infine il nostro ufficio non entra nel merito delle richieste trasmesse dai privati per i parcheggi che vengono valutate dall’ ufficio urbanistica che rilascia successivamente i permessi dopo aver verificato la fattibilità urbanistica ed ambientale.
L’intervista si conclude e ringraziamo l’Arch. Santelia per le sue delucidazioni.
Dopo questo batti e ribatti, dopo tutte queste polemiche nate sulla questione della riqualificazione di Via Cesare Augusto, la sensazione è che questo paese fatica a cambiare, non è più abituato al confronto ma solo allo scontro.
Sia personalmente, sia come blog abbiamo sempre ribadito che sarebbe stato più interessante per l’intervento di riqualificazione di questo importante asse viario, poter scegliere tra diverse soluzioni, ma nello stesso tempo siamo consapevoli che i lavori vengano effettuati quanto prima, visto lo stato di degrado in cui versava la strada.
Naturalmente chiediamo che tutta la procedura sia realizzata nella maniera più trasparente possibile ed invito l’arch.Prisco ad esprimere a questo punto le sue osservazioni su quanto ci ha dichiarato l’Arch. Santelia. In effetti sulla questione di Via Cesare Augusto la risposta di Santelia sembra cancellare punto per punto tutte le accuse che gli sono state mosse.
Sul project financing invece la situazione è paradossale. L’Arch. Prisco che chiede chiarezza e legalità e l’Amministrazione Comunale per gli stessi motivi non va avanti con la procedura, decisione rinforzata da valutazioni tecniche . Tira aria di battaglia a suon di carta bollata!!!!!
Alla prossima puntata……………….
Michele “Lele” Saggese www.ilconfronto.tk

GIUSEPPE AYALA - I MIEI ANNI CON FALCONE E BORSELLINO



Al Castello Mediceo seconda parte della giornata della legalità - Presentazione del libro di Giuseppe Ayala "Chi ha paura muore ogni giorno"
Riflessione, ricordo, commozione. Tre semplici parole, per indicare ciò che il pubblico presente ha provato in occasione della presentazione del libro “ Chi ha paura muore ogni giorno” del Giudice Giuseppe Ayala, tenutasi ieri, nel tardo pomeriggio, presso il Castello Mediceo. L’evento ha rappresentato la degna conclusione di una giornata iniziata con l’incontro dei ragazzi delle scuole ottavianesi con la Prof.Maria Falcone e proseguita con la solenne cerimonia di intitolazione ai Giudici Falcone e Borsellino del largo antistante la Casa Comunale di San Gennarello. Sul palco, a fare gli onori di casa al giudice e ad Antonio Corbo, nota firma di "Repubblica", il Primo cittadino dott.Mario Iervolino, il Difensore Civico avv.Antonio Palazzi e l’assessore alla Cultura Carmine Ciniglio. Ad aprire la presentazione è stato l’avv.Palazzi, il quale ha tenuto a sottolineare la presenza in prima fila di tre importanti personalità, come l’ex senatore Antonio Iervolino, il p.m Francesco Soviero e il Procuratore della Republlica di Nola, Paolo Mancuso. Subito dopo questa introduzione, la parola è passata al dott.Mario Iervolino, che ha esordito dicendo “ Noi nella legalità ci credevamo e ci crediamo e questa manifestazione lo testimonia . Gli ultimi anni del 70’ e i primi dell’80' sono stati all’insegna delle barbarie, anni che sono costati il sacrifico di tanti nostri concittadini. Ciò ha portato il paese ad assopirsi. Per questo motivo, grande merito va dato alla generazione che ha iniziato a lavorare proprio in quegli anni così bui e che oggi, riscuote il proprio credito, un credito rappresentato dai tanti giovani presenti in questa sala. Ringrazio il giudice Ayala che, con semplicità ed immediatezza ha trasmesso stamattina, insieme alla prof.Falcone, pochi concetti, ma essenziali e posso affermare con pieno vanto che io, da sindaco di Ottaviano, sono orgoglioso perché questo paese ha ripreso il cammino, il giusto cammino”. Parole forti ed efficaci quelle del primo cittadino che poi ha invitato a salire sul palco il procuratore Paolo Mancuso, amico del giudice Ayala e per anni in prima linea nella lotta contro la camorra, Il quale ha tenuto a sottolineare con le sue parole alcuni punti. “Gli eventi del 79’ e dell’80’ somigliarono ad una vera e propria carneficina: 120 morti in 2 anni non lasciavano presagire nulla di buono per gli anni successivi. Nel nostro lavoro gettavamo il cuore oltre l’ostacolo, ma gli strumenti per combattere erano veramente pochi, troppo pochi. Palermo rappresentò la luce, tracciò la strada per combattere la criminalità organizzata”. Lo stesso procuratore ha continuato : “ In tribunale, il giorno della morte di Giovanni Falcone si provava un forte senso di sgomento, paura che rischiava di sfociare nell’impossibilità di capire come reagire. In questo quadro a dir poco desolante, ricordo la figura del giudice Ayala che trasportava il feretro di Giovanni Falcone, non solo un atto dovuto nei confronti di un uomo che tanto aveva fatto , ma anche un atto che rappresentava la difesa delle Istituzioni, in un momento in cui, come disse Caponnetto, rischiava di esserci “la caduta della speranza”.
Al termine dell’intervento del procuratore, prende la parola Antonio Corbo, il quale riesce ben presto a “scaldare” la platea, suscitando un lungo applauso: “ Io amo Ottaviano perché, nel tempo ,mi sono reso conto che anche se questa è stata la culla della camorra, Ottaviano non è mai stata una città di camorra. L’ottavianese alla vergogna ha saputo mettere avanti l’orgoglio, l’orgoglio di appartenere ad un paese storicamente e culturalmente importante.”
Concluso il suo breve discorso Corbo ha passato il microfono al giudice Ayala, il quale ha iniziato la presentazione del suo libro, aggiungendo tanti piccoli particolari non citati nel medesimo, dimostrando una impareggiabile capacità dialettica, quella stessa capacità che gli ha dato la possibilità di farla da padrone al maxi processo.
“ La domanda che più spesso mi è stata posta è questa: Perche questo libro? La mia risposta è stata sempre la stessa: ho scritto un libro che parla di uomini. Posso dirvi, senza batter ciglio,che come ricchezza umana Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano ancora più grandi di quanto lo potevano essere come servitori della patria. Due personalità diverse che però riuscivano ad essere l’una la perfetta integrazione dell’altra. Giovanni lo conobbi nel settembre del 1981 e dopo nemmeno un anno già lavoravamo insieme. Giovanni aveva capito qual’era la strada da battere e il sistema da seguire per combattere la mafia e io, fui casualmente, coinvolto in quell’avventura. Il metodo Falcone fu talmente innovativo e rivoluzionario che poteva essere messo in pratica solo da una squadra affiatata e noi lo eravamo. Il nostro pane quotidiano era lavoro e ironia. Il primo ci teneva, o perennemente attaccati alle nostre scrivanie, o in viaggio, alla ricerca di qualche possibile collegamento con le nostre indagini; la seconda, ci serviva forse per non piangere. A proposito di ciò, di quel sottile legame che ci teneva uniti , non dimenticherò mai le parole che Giovanni mi rivolse dopo che la requisitoria finale del maxi processo. Prima si complimentò ampiamente, poi mi disse.” Tu sarai pure -The Voice-( l’appellativo di Frank Sinatra ), ma la canzone l’abbiamo scritta noi! E immediatamente replicai: “La canzone l’avete scritta anche voi, ma la sua bellezza dipende da chi la canta. Se la canta un cane perde tutto, ma se la canta the Voice….”.Il nostro rapporto era così, semplice e genuino". Il giudice ha proseguito: "Altro protagonista del mio libro è lo Stato. Ho sottolineato tutti gli intrecci di quegli anni e ciò che si radicava, anche in maniera subdola, in ambienti come i salotti politici e nel Csm. Posso con fierezza dire che più delle 50 mila copie che sono state vendute, sono orgoglioso di un altro fatto: nessuno, e dico nessuno, ha eccepito una sola parola su ciò che ho raccontato nel mio libro. Questo è stato il più grande motivo di soddisfazione"
Subito dopo , un pensiero ai giovani: “Questo libro l’ho dedicato ai giovani, a quei giovani che solo attraverso le pagine dei libri possono capire cosa significava davvero vivere in quegli anni e vivere a contatto con la realtà siciliana. Mafia era una parola che non si osava pronunciare, per paura certo , ma addirittura perchè si sosteneva che non se ne conoscesse neanche il significato. Noi del pool antimafia, per la prima volta, abbiamo messo lo Stato nelle condizioni di non aver bisogno di altri dati per analizzare la struttura di Cosa Nostra. Abbiamo messo lo Stato dinnanzi alle sue responsabilità, affinchè non si ancorasse più alla parola emergenza solo quando comparivano sulla scena i cosiddetti “morti ammazzati”. Sono stato per anni sia in magistratura, sia in politica e non ritengo che il Parlamento sia colluso. Il problema è nato da una vera e propria combinazione: da un lato, gli interessi di carriera all’interno della classe magistratuale; dall’altra, l’interesse della mafia ai “piccioli”. Ecco, il gioco era fatto. Un miscela esplosiva difficile da disinnescare, ma non impossibile, in quanto come diceva Giovanni: “LA MAFIA è UN FENOMENO UMANO, DETERIORE, MA UMANO E PROPRIO perché è CONNSESSO ALL’UOMO è DESTINATO A PERIRE.”
Dopo l’impeccabile presentazione, il giudice ha risposto alle domande che alcuni giovani gli hanno posto, concludendo con un saluto alla popolazione ottavianese accorsa numerosa all’evento. Al termine,dell’evento l’avv. Antonio Palazzi ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: ”Ringrazio tutti i partecipanti, La prof.Maria Falcone e il giudice Giuseppe Ayala per la loro disponibilità e per quello che fanno in tutta Italia per affermare determinati valori. Sono soddisfatto sia della partecipazione dei cittadini ed orgoglioso che lo Stato, nelle sue massime autorità provinciali, abbia partecipato e quindi condiviso l’evento. Non è usuale infatti avere la presenza del prefetto, del procuratore capo e dei vertici territoriali delle forze dell’ ordine. A loro un ringraziamento particolare anche per la percezione di sicurezza che offrono con la loro presenza”. Una dichiarazione che rende perfettamente l’idea e il senso di questa giornata, volta e rinvigorire il senso civico della popolazione e a far si che certi esempi, esempi di lealtà, diligenza e coraggio non vengano MAI dimenticati.
Gennaro Di Gennaro www.ilconfronto.tk

CONFRONTO CON PAOLO SCUDIERI: I SEGRETI DI UN GRANDE SUCCESSO



di Emanuele Ragosta


Sono giorni difficili, forse per certi versi interminabili per Paolo Scudieri e Antonio D'Amato, entrambi candidati alla presidenza dell'Unione Degli Industriali di Napoli. Entrambi impegnatissimi sui propri fronti alla caccia dell'ultimo voto, che potrebbe essere quello decisivo. «Obama docet. La sua vittoria offre una grande speranza a tutti noi. Anche a me che in questo mi ispiro al suo messaggio». Quarantotto anni, aziende in tre continenti con base ad Ottaviano, Paolo Scudieri lanciava, su Repubblica lo scorso 12 novembre, senza complessi la sua sfida all´ex presidente nazionale di Confindustria. «Antonio D´Amato è persona degnissima e in democrazia la competizione è un fattore fondamentale. Sono felicissimo di averlo come rivale. Un confronto esaltante in cui ognuno potrà esprimere il proprio parere. Una grande sfida ma sono in vantaggio. Sono avanti anche tra i giovani e nella piccola industria».
Oggi 24 novembre regna ancora profonda incertezza sull'esito del voto, con la presentazione di comunicati da una parte e dall'altra che riportano cifre contrastanti. L'appuntamento è rimandato quindi all'ultima votazione.
Noi de Il Confronto tifiamo ovviamente per Paolo Scudieri, forse oggi l'ottavianese che più ci rappresenta in Campania e nel Mondo. E gli auguriamo di poter vincere contro questo degno avversario e conquistare la presidenza dell'Unione. Forza Paolo!!! OTTAVIANO è CON TE!!!

ECCO L'INTERVISTA PUBBLICATA IERI DAL "CONFRONTO":
Paolo Scudieri si racconta ai giovani de "Il Confronto"
CONFRONTO CON PAOLO SCUDIERI: I SEGRETI DI UN GRANDE SUCCESSO
Amministratore di Adler Plastic, vicepresidente di Confindustria Campania e dell'Unione degli Industriali di Napoli: dal 2007 è diventato "Cavaliere del Lavoro"
di Emanuele Ragosta

OTTAVIANO - "Puntate sempre in alto, e non ascoltate chi vi dice che è impossibile. Nella vita niente è impossibile: bisogna solo porsi il proprio obiettivo e dare completamente se stessi per raggiungerlo, E quando lo raggiungi.. beh.. quello che si prova è indescrivibile..>>, queste le parole d'esordio rivolteci dall'amministratore delegato di Adler Plastic, Paolo Scudieri.
La sua testimonianza ci ha accompagnato attraverso le tappe più importanti della crescita, umana e professionale, di un semplice uomo che ha tracciato un grande percorso. Dai banchi di scuola a Maranello, dall'azienda di famiglia alla prestigiosissima nomina di Cavaliere del Lavoro, e così via, dritto fino all'oneroso e illustre incarico di responsabile dell'internazionalizzazione dell'Unione Industriali di Napoli, dove attualmente ricopre la carica di vicepresidente.
Paolo Scudieri, figlio di un altro grande protagonista di storia ottavianese, Achille Scudieri, ha saputo coltivare quelli che erano stati i sogni di suo padre, portandoli ancora più in alto, laddove quest'ultimo non avrebbe mai immaginato, forse, di vederli brillare.
Il Confronto è onorato di aver avuto la grande possibilità di intervistare un uomo di tale spessore, non solo professionale ma soprattutto umano, e Lo ringrazia pubblicamente per la Sua disponibilità e la Sua ospitalità.

1)Nei numerosi libri pubblicati da prof. Cimmino e dal mons. Saviano si parla di lei come una delle figure più prestigiose ed emblematiche del nostro Paese. Cosa pensa di queste parole?
Devo ringraziare sicuramente il professore Cimmino, il mons. Saviano e chiunque abbia voluto dedicare una attenzione, anche giornalistica alla nostra famiglia.
2)Subito una curiosità: è vero che quando era bambino inviava sempre un bigliettino di auguri ad Enzo Ferrari in occasione del suo compleanno?
Ero un poco più che bambino. Avevo diciotto anni quando ho cominciato questo rapporto epistolare. A 21 anni, a seguito anche delle mie insistenze, fui invitato in occasione del suo settantacinquesimo compleanno.
3) Che effetto le ha fatto incontrare Enzo Ferrari?
Entusiasmo ed emozione. Resta ancora adesso un grande uomo sotto tutti gli aspetti. I grandi si distinguono per questa capacità di relazionarsi senza parlare. Lui era una persona di una grande umanità e passione. E per me resterà viva in eterno: una persona nata dal nulla che aveva una cosa che lo ha sempre contraddistinto: il desiderio di arrivare lì dove voleva, e lo ha fatto con caparbietà e volontà.
4)Si è laureato nel 1982 a soli 22 anni. Cosa ricorda dei suoi anni di studio?
Sono stato, per molti versi, uno studente anomalo. Ho frequentato il Liceo Scientifico “Torricelli” a Somma Vesuviana e ho visto sempre poco i miei amici. Sono stato, purtroppo, sempre un po’ isolato dai miei compagni di scuola, a parte quelli che studiavano in mia compagnia. Tuttavia sono stati anni in cui sono stato molto vicino alla mia famiglia.
5) Subito dopo è entrato a far parte dell’azienda di famiglia fondata da suo padre, altra persona molto stimata in Paese, e da allora ha impresso un vera e propria “SVOLTA” coniugando RICERCA, INNOVAZIONE TECNOLOGICA e INTERNAZIONALIZZAZIONE. Che valore hanno per lei questi 3 aspetti presi singolarmente?
Sono orgoglioso di mio padre e dei valori che mi ha trasmesso: Lavorare con serietà, rispettare le persone e avere un approccio con il prossimo cristallino. Aspetti essenziali per poter fare l’imprenditore. Per vincere la battaglia dei mercati questi aspetti (RICERCA – INNOVAZIONE – INTERNAZIONALIZZAZIONE) devono lavorare sempre e solamente insieme. L’impresa ha bisogno di essere innovativa in un epoca, come la nostra, in cui tutti hanno tutto. Per cercare di uscire dagli schemi, bisogna essere innovativi, c’è bisogno di suscitare interesse nel consumatore. Essere impegnati sui mercati internazionali è segno della globalizzazione; una globalizzazione che da imprenditore e da persona impegnata nel sociale non condivido all’unisono. Quella moderna, infatti, poggia su discrepanze sociali che non possono assolutamente durare. Spero che il domani ci possa portare un tipo di globalizzazione selettiva e basata sulle regole. L’internazionalizzazione ha significato per noi apertura di stabilimenti in giro per il mondo: Francia, Polonia, Brasile, India. È importante anche questo perché le dimensioni delle imprese devono crescere, così come la sua struttura finanziaria deve essere solida per poter affrontare queste sfide che si giocano nei paesi in via di sviluppo.
6)Quanto è cambiata, secondo Lei, la figura dell’operaio dal 1982 ad oggi nella sua azienda?
Secondo me cambia tutti i giorni, dal fordismo che ha creato la catena di montaggio e quindi la ripetizione dell’operazione, al taylorismo e fino ai giorni nostri c’è stato un passaggio vorticoso della figura dell’operaio. Oggi i miei dipendenti, che non chiamo assolutamente operai, ma “collaboratori”, sono persone che partecipano alla efficienza del prodotto, passando per la competitività. Sono persone esperte e qualificate dal punto di vista scolastico.
7)Nel 2007 è stato insignito “cavaliere del Lavoro”: cosa ha significato per lei questo riconoscimento così importante?
Sicuramente essere cavaliere del lavoro è per me fattore di un prestigio infinito. Per diventare cavaliere del lavoro ho avuto una miriade di verifiche, sia personali che aziendali. Sono stato felicissimo di ricevere questo riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un segno distintivo che metto a disposizione di tutti.
8) Lei è vicepresidente di Confindustria Campania e dell’Unione degli industriali di Napoli. Ruoli prestigiosi e allo stesso di grande responsabilità. È orgoglioso di essere arrivato tanto in alto?
Sarò orgoglioso di arrivare ancora più in alto (Scherza…). Sono orgoglioso di entrambe le cariche, che ho il piacere di presiedere, peraltro con una delega davvero importante e pesante dal punto di vista lavorativo, che è quella dell’internazionalizzazione.
9) In mezzo a tanto lavoro e a tanti impegni e in un mondo radicalmente mutato rispetto al passato, dove anche i valori più importanti vanno perdendosi che posto occupa la sua famiglia nella sua vita?
La famiglia per me è stata sempre importante e occupa un posto prioritario. È uno dei valori fondamentali. La famiglia ci lega agli affetti, gli affetti ci fanno battere il cuore, il cuore determina i sentimenti, i sentimenti comandano la mente e se uno ha dei sentimenti buoni raggiunge degli obiettivi grossi.
10) Grazie al suo impegno lo scorso giugno l’Unione degli Industriali di Napoli ha aperto una sede distaccata nella nostra città. A lei vanno tutti i nostri complimenti. Ciò dimostra anche la voglia e l’interesse di dare un segnale forte ad Ottaviano in vista di investimenti futuri. Manca però una vera e propria area che possa definirsi industriale e soprattutto mancano le industrie. Mancano gli investimenti, le risorse o altro?
Ottaviano ha una storia industriale notevolissima. Chi conosce la storia di Ottaviano sa che da sempre ci sono state vetrerie, concerie, distillerie, aziende tessili, camicerie, opifici. Tuttavia l’imprenditore ottavianese, almeno fino ad ora e speriamo che sia diverso per il futuro, non ha voluto fare il cosiddetto “salto di qualità”. Forse è mancata la volontà, forse ha avuto paura di essere evidente (a mio avviso la cosa peggiore) e poi non è stato aiutato da un piano di sviluppo urbano, che ancora non prevede un’area industriale. Portare l’Unione degli Industriali vuol dire tentare di far passare un messaggio importante: “Cari imprenditori ottavianesi, noi vi siamo vicini, e vi chiediamo di essere evidenti”. Essere evidenti non penalizza, anche se qui si pensa che ciò potrebbe comportare il rischio di attenzioni non positive. Essere evidenti fa si che si possa avere un attenzione soprattutto dalle istituzioni ed è questo il messaggio che ho voluto lanciare agli imprenditori e a tutti la società civile ottavianese. Quindi vi dico che Ottaviano imprenditorialmente parlando è molto più spumeggiante e viva rispetto a quello che può apparire. Il problema che è tutto sommerso. Vediamo tanti rovi, mentre sotto ci possono essere dei meravigliosi fiori. L’unione ha posto, appunto, un primo taglio a questi rovi.
11) Cosa pensa del Federalismo fiscale?
Penso che sia una grande opportunità perché la serietà possa essere pregnante rispetto alle superficialità che fino ad oggi abbiamo vissuto.
12) Che opinione si è fatto della crisi dei mercati finanziari americani che ha portato al fallimento di numerose banche e al collasso delle borse mondiali? L’industria italiana ne ha risentito?
Ovviamente l’industria italiana ne ha risentito. Penso che gli americani siano molto superficiali, e ciò deriva da una parcellizzazione della scolarità americana che si fonda e si formalizza soprattutto su specializzazioni. Ragione questa per cui la laurea americana è estremamente settoriale. Invece la cultura europea è molto più ampia. Più atletici siamo anche culturalmente, più siamo padroni delle cose che si manifestano. Essere troppo settoriale significa avere una visione troppo limitata, portando a superficialità. L’errore che non dobbiamo rifare è quello di ripartire senza regole, che per essere generate hanno ora bisogno di organismi sovranazionali che al momento non ci sono e che noi europei abbiamo il dovere di creare perché culturalmente più preparati. Un ragionamento complesso che avrebbe bisogno di analisi ben più grandi e che trova le sue cause in tantissimi fattori. Tuttavia io dico che bisogna sempre guardare la storia: la storia è lo specchio dell’epoca contemporanea. E quello che è accaduto oggi è molto simile a ciò che è accaduto nel ’29 e nelle successive crisi che si aperte nel corso degli anni.
13)Ed ora uno sguardo al nostro Paese: se la sente, dopo cinque anni, di esprimere un giudizio sull’Amministrazione guidata dal sindaco Iervolino?
Mario Iervolino è stato un sindaco abbastanza moderno. Si è scrollato di dosso tutta quella ostatività. Ha pulito Ottaviano da quelle che erano le sue ragnatele. Ma questo non è un successo che attribuisco al singolo ma a tutta l’amministrazione, perché non si vince mai da soli ma sempre in squadra. C’è ancora tanto da fare, soprattutto c’è da fare per i giovani. Puntare sui giovani, progettare e prevedere aree industriali: sono questi i punti su cui battere per il futuro. Nella genesi di un miglioramento di un paese devono esserci i giovani, che devono trovare il massimo ausilio, disponibilità. Il futuro è dei giovani e noi dobbiamo far tutto quello che è in nostro potere per poterli far esprimere al meglio e con tutto il loro potenziale. Siete come delle Ferrari, non tutte da pista e non tutte da strada, ma avete un enorme potenziale che dovete sfruttare. E puntare sempre al massimo…a cominciare dalle piccole cose.

Emanuele Ragosta

LA PAROLA AL POPOLO

Il Confronto intervista gli abitanti di San Gennarello. Ecco come sarà la Piazza Centrale di San Gennarello. Si ringraziano per le immagini gli Arch. Nicola Ragosta e Pasquale Aliperta

Per la nostra settima uscita, date le numerose richieste pervenuteci sul blog (www.ilconfronto.tk), abbiamo deciso di dare voce all’altra faccia di Ottaviano, quella troppo spesso dimenticata o considerata come una realtà a sé stante: San Gennarello. Un dato obiettivo c’è: nel corso dei suoi cinque anni quest’Amministrazione ha iniziato e portato a termine più o meno importanti lavori pubblici. Ma molto spesso questo non basta. La nostra sensazione è che ci sia un’idea diffusa e radicata nella mentalità dei cittadini, alimentata forse anche dall’operato delle Amministrazioni passate (e a detta di alcuni anche dell’attuale), secondo cui San Gennarello ha da sempre goduto di minor prestigio e di minor rilievo rispetto ad Ottaviano, quasi come non ne fosse una frazione, ma un’antagonista. Al di là delle gentili testimonianze rilasciate da alcuni cittadini di San Gennarello, ci sono stati anche dei veri e propri rifiuti, quasi omertosi, al nostro tentativo di dare voce al popolo. Così come è accaduto con il proprietario di “Necchi”, con quello della tappezzeria Marigliano in via Pappalardo (definito, dal proprietario del supermercato Canganiello, “Sindaco di San Gennarello”), con il “Club Salernitana”. Senza contare poi che diverse persone hanno dichiarato di non conoscere affatto l'operato dell'Amministrazione, rifiutandosi, in tal modo, di esprimere un giudizio, positivo o negativo, al riguardo.

“Tutto sommato a San Gennarello si vive abbastanza bene, secondo me. La cosa che lascia un po' a desiderare è la viabilità, soprattutto in via Pappalardo e via G. Di Prisco, e soprattutto da quando è stato modificato il senso di marcia. Per quanto riguarda la piazzetta, spero che il progetto andrà davvero in porto, visto poi che ho un interesse personale in questo, avendo un chioschetto sulla strada, che sarà meglio disposto. Che dire del Sindaco? Io gli ho anche scritto personalmente; per me ha lavorato bene in questi anni e San Gennarello ha ricevuto dignità grazie al suo operato.” GIOVANNI FRANZESE - EDICOLANTE

“La piazzetta.. speriamo che non diventi come via Ammirati!! Lì mancano le luci, è affollata da extracomunitari, manca di bar e di qualsiasi punto di ritrovo e intrattenimento. E poi, quando questa piazzetta cambierà, ci sarà il problema del passaggio delle auto? Ci sono abitazioni tutto intorno e macchine che devono essere parcheggiate. San Gennarello è stato molto trascurato da questa Amministrazione. Non ci sono state iniziative vere e proprie. L'unica che ancora ci vede partecipi è la “gara podistica”. Cambiamenti ce ne sono stati, ma veri risultati no. San Gennarello è sempre messa da parte rispetto ad Ottaviano. E la differenziata poi.. addirittura gli operatori ecologici ci dicono che San Gennarello è cosa a parte e che non c'è corrispondenza con Ottaviano! Ci vorrebbe anche maggior controllo riguardo lo smistamento dei rifiuti. Se andate a via Querce potete trovare gente che di giorno lascia sacchetti in giro! Bisogna denunciarli? E i vigili dove sono? Le sanzioni non si vedono.” LUIGI COZZOLINO – “FEDELE BABY”

“Eh come si vive qui? Malissimo! Traffico da impazzire, vigili che non si vedono, fogne maleodoranti. E poi facciamo le feste.. ci sarebbero cose molto più importanti a cui pensare!! Guardate la villetta comunale a via Ammirati: brulica di extracomunitari. Siamo trascurati. Non conosciamo nemmeno gli Amministratori! La strada qui accanto, che porta a via Ammirati, è senza luci da quattro mesi, e non vi dico gli scippi che ci sono stati! E poi c'è una totale mancanza di senso civico.” “FEDELE CALZATURE”

“In questo paese si vive davvero male. C'è proprio una mentalità sbagliata e non si fa nulla per cambiare e migliorare. Sicuramente il Sindaco ha fatto e sta facendo tante belle cose per San Gennarello,- quando mai abbiamo avuto le luci in questo paese? (risponde ad un amico che lo contraddice, n.d.r.)- Ma per i giovani? Non c'è nulla. Magari una biblioteca... Non esiste qualcosa che ci indirizzi verso il mondo del lavoro.” SALVATORE GIUNTATI – GIOVANE AVVENTORE DI UN BAR

“Malissimo, ecco come si vive. Ora che ho un bambino me ne rendo conto ancora di più, dato che non so dove portarlo, dove sentirmi sicura di farlo giocare tranquillamente. Sono costretta a spostarmi a Napoli addirittura. Ma anche per il mio negozio questo paese non è il massimo. Penso che il commercio non sia sfruttato e che per i giovani non ci sia possibilità di crescita. San Gennarello è morto. E da sempre è così. Ottaviano è sempre stata al di sopra, il nostro paesino invece, sempre lasciato ai margini. E la rivalità che c'è fra centro e frazione è stata, secondo me, accentuata da questa Amministrazione. Addirittura al Comune di Ottaviano ci mandano a quello di San Gennarello, perché non vogliono sbrigare faccende che non riguardano gli ottavianesi! Queste strade poi.. noi qui siamo in uno dei tanti vicoletti sangennarellesi: mancano le luci, che a volte vanno e a volte vengono, e non ci sono dossi per limitare gli eccessi di velocità. Siamo in fase di regressione! Per quanto riguarda la differenziata poi, non capisco perché non installino più cassonetti! Noi qui non ne abbiamo, e ogni volta dobbiamo arrivare in piazza per depositare i rifiuti!!! E' inaccettabile, davvero.” GIUSEPPINA MARIGLIANO – “LE GIOIE”

Abbiamo deciso inoltre, come riteniamo giusto in un qualsiasi “confronto”, di sentire anche l’altra campana; quindi abbiamo chiesto un appuntamento al nostro sindaco, il dr. Mario Iervolino, che con la disponibilità di sempre (e questo glielo si deve riconoscere), non ha avuto problemi ad avere un contraddittorio con noi. Gli abbiamo letto queste testimonianze per osservare la sua reazione; e come immaginavamo si è mostrato dispiaciuto, ma per niente sorpreso delle parole che gli abbiamo riportato. Ha tenuto a ribattere su qualche specifico punto: risponde al signor Luigi Cozzolino dicendo che le sanzioni ci sono, in quanto dal giorno in cui è partita la differenziata ad oggi sono state multate ben 130 persone; e comunica a chi si lamenta per la scarsa illuminazione che sono state fatte due diffide all’Enel proprio per la situazione di via Cazzulli-Piazzetta Ammirati e via Vecchia Sarno. “Per quanto riguarda le fogne il progetto per via P. di Prisco c’è ed è in esecuzione, ma il cantiere è stato bloccato proprio su richiesta dei negozianti. I lavori sono interrotti per il periodo natalizio per accontentare le loro richieste, e intanto sono spostati a via Carbone e agli inizi di via Zabatta.” Alla signora Giuseppina Marigliano risponde inoltre che il Comune a San Gennarello è stato pensato non per accentuare la distanza tra i due paesi, ma semplicemente per agevolare e facilitare qualsiasi tipo di necessità, senza che vi sia il bisogno per gli abitanti di San Gennarello di recarsi ad Ottaviano. Ci tiene inoltre a sottolineare che le scuole di San Gennarello sono state messe tutte in sicurezza e che a seguito di una delibera vi è stata una redistribuzione della platea scolastica, in modo da riunire le scuole dalla materna sino alle medie sotto un unico dirigente scolastico. Ci fa poi un elenco di una serie di progetti, molti dei quali ancora in fieri, tra cui la riqualifica di piazza San Gennarello, il completamento del campo polivalente (si prevede per il prossimo Febbraio), la predisposizione di nuovi impianti di pubblica illuminazione. E poi, con un pizzico di amarezza, si rivolge a noi: “Sento sempre e solo lamenti. Tutte le cose che ho cercato di fare non vengono apprezzate. Ho tentato di riservare un trattamento quanto più possibile equo tra le due frazioni, proprio per evitare di accrescere ostilità e rivalità. Ogni progetto, ogni iniziativa proposta ad Ottaviano è stata proposta anche a San Gennarello, senza ricevere risposta. Dal 93 al 2004 non è stato fatto nulla. Io ho fatto molto, e continuo a ricevere critiche.”

Insomma, malcontento da ambo le parti. Probabilmente il senso di abbandono è talmente radicato nella mentalità sangennarellese che impedisce di vedere. O, altrettanto probabilmente, quello che è stato fatto, per quanto rappresenti un inizio, è ancora troppo poco. Noi, da cittadini di Ottaviano, non possiamo accettare una situazione del genere. Perché, a prescindere dalle terminologie o dalle divisioni, apparteniamo ad un solo paese e come tali vogliamo essere trattati. Amiamo Ottaviano, e lottiamo perché qualcosa finalmente cambi; con la stessa volontà e la stessa attenzione prestiamo orecchio alle lamentele o ai disagi degli abitanti di San Gennarello. E continueremo a farlo. Fin quando, e speriamo in un tempo non troppo lontano, non sentiremo di far parte davvero di un’unica grande famiglia.

Fabiana Pirone e Anna Ragosta