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GIUSEPPE AYALA - I MIEI ANNI CON FALCONE E BORSELLINO



Al Castello Mediceo seconda parte della giornata della legalità - Presentazione del libro di Giuseppe Ayala "Chi ha paura muore ogni giorno"
Riflessione, ricordo, commozione. Tre semplici parole, per indicare ciò che il pubblico presente ha provato in occasione della presentazione del libro “ Chi ha paura muore ogni giorno” del Giudice Giuseppe Ayala, tenutasi ieri, nel tardo pomeriggio, presso il Castello Mediceo. L’evento ha rappresentato la degna conclusione di una giornata iniziata con l’incontro dei ragazzi delle scuole ottavianesi con la Prof.Maria Falcone e proseguita con la solenne cerimonia di intitolazione ai Giudici Falcone e Borsellino del largo antistante la Casa Comunale di San Gennarello. Sul palco, a fare gli onori di casa al giudice e ad Antonio Corbo, nota firma di "Repubblica", il Primo cittadino dott.Mario Iervolino, il Difensore Civico avv.Antonio Palazzi e l’assessore alla Cultura Carmine Ciniglio. Ad aprire la presentazione è stato l’avv.Palazzi, il quale ha tenuto a sottolineare la presenza in prima fila di tre importanti personalità, come l’ex senatore Antonio Iervolino, il p.m Francesco Soviero e il Procuratore della Republlica di Nola, Paolo Mancuso. Subito dopo questa introduzione, la parola è passata al dott.Mario Iervolino, che ha esordito dicendo “ Noi nella legalità ci credevamo e ci crediamo e questa manifestazione lo testimonia . Gli ultimi anni del 70’ e i primi dell’80' sono stati all’insegna delle barbarie, anni che sono costati il sacrifico di tanti nostri concittadini. Ciò ha portato il paese ad assopirsi. Per questo motivo, grande merito va dato alla generazione che ha iniziato a lavorare proprio in quegli anni così bui e che oggi, riscuote il proprio credito, un credito rappresentato dai tanti giovani presenti in questa sala. Ringrazio il giudice Ayala che, con semplicità ed immediatezza ha trasmesso stamattina, insieme alla prof.Falcone, pochi concetti, ma essenziali e posso affermare con pieno vanto che io, da sindaco di Ottaviano, sono orgoglioso perché questo paese ha ripreso il cammino, il giusto cammino”. Parole forti ed efficaci quelle del primo cittadino che poi ha invitato a salire sul palco il procuratore Paolo Mancuso, amico del giudice Ayala e per anni in prima linea nella lotta contro la camorra, Il quale ha tenuto a sottolineare con le sue parole alcuni punti. “Gli eventi del 79’ e dell’80’ somigliarono ad una vera e propria carneficina: 120 morti in 2 anni non lasciavano presagire nulla di buono per gli anni successivi. Nel nostro lavoro gettavamo il cuore oltre l’ostacolo, ma gli strumenti per combattere erano veramente pochi, troppo pochi. Palermo rappresentò la luce, tracciò la strada per combattere la criminalità organizzata”. Lo stesso procuratore ha continuato : “ In tribunale, il giorno della morte di Giovanni Falcone si provava un forte senso di sgomento, paura che rischiava di sfociare nell’impossibilità di capire come reagire. In questo quadro a dir poco desolante, ricordo la figura del giudice Ayala che trasportava il feretro di Giovanni Falcone, non solo un atto dovuto nei confronti di un uomo che tanto aveva fatto , ma anche un atto che rappresentava la difesa delle Istituzioni, in un momento in cui, come disse Caponnetto, rischiava di esserci “la caduta della speranza”.
Al termine dell’intervento del procuratore, prende la parola Antonio Corbo, il quale riesce ben presto a “scaldare” la platea, suscitando un lungo applauso: “ Io amo Ottaviano perché, nel tempo ,mi sono reso conto che anche se questa è stata la culla della camorra, Ottaviano non è mai stata una città di camorra. L’ottavianese alla vergogna ha saputo mettere avanti l’orgoglio, l’orgoglio di appartenere ad un paese storicamente e culturalmente importante.”
Concluso il suo breve discorso Corbo ha passato il microfono al giudice Ayala, il quale ha iniziato la presentazione del suo libro, aggiungendo tanti piccoli particolari non citati nel medesimo, dimostrando una impareggiabile capacità dialettica, quella stessa capacità che gli ha dato la possibilità di farla da padrone al maxi processo.
“ La domanda che più spesso mi è stata posta è questa: Perche questo libro? La mia risposta è stata sempre la stessa: ho scritto un libro che parla di uomini. Posso dirvi, senza batter ciglio,che come ricchezza umana Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano ancora più grandi di quanto lo potevano essere come servitori della patria. Due personalità diverse che però riuscivano ad essere l’una la perfetta integrazione dell’altra. Giovanni lo conobbi nel settembre del 1981 e dopo nemmeno un anno già lavoravamo insieme. Giovanni aveva capito qual’era la strada da battere e il sistema da seguire per combattere la mafia e io, fui casualmente, coinvolto in quell’avventura. Il metodo Falcone fu talmente innovativo e rivoluzionario che poteva essere messo in pratica solo da una squadra affiatata e noi lo eravamo. Il nostro pane quotidiano era lavoro e ironia. Il primo ci teneva, o perennemente attaccati alle nostre scrivanie, o in viaggio, alla ricerca di qualche possibile collegamento con le nostre indagini; la seconda, ci serviva forse per non piangere. A proposito di ciò, di quel sottile legame che ci teneva uniti , non dimenticherò mai le parole che Giovanni mi rivolse dopo che la requisitoria finale del maxi processo. Prima si complimentò ampiamente, poi mi disse.” Tu sarai pure -The Voice-( l’appellativo di Frank Sinatra ), ma la canzone l’abbiamo scritta noi! E immediatamente replicai: “La canzone l’avete scritta anche voi, ma la sua bellezza dipende da chi la canta. Se la canta un cane perde tutto, ma se la canta the Voice….”.Il nostro rapporto era così, semplice e genuino". Il giudice ha proseguito: "Altro protagonista del mio libro è lo Stato. Ho sottolineato tutti gli intrecci di quegli anni e ciò che si radicava, anche in maniera subdola, in ambienti come i salotti politici e nel Csm. Posso con fierezza dire che più delle 50 mila copie che sono state vendute, sono orgoglioso di un altro fatto: nessuno, e dico nessuno, ha eccepito una sola parola su ciò che ho raccontato nel mio libro. Questo è stato il più grande motivo di soddisfazione"
Subito dopo , un pensiero ai giovani: “Questo libro l’ho dedicato ai giovani, a quei giovani che solo attraverso le pagine dei libri possono capire cosa significava davvero vivere in quegli anni e vivere a contatto con la realtà siciliana. Mafia era una parola che non si osava pronunciare, per paura certo , ma addirittura perchè si sosteneva che non se ne conoscesse neanche il significato. Noi del pool antimafia, per la prima volta, abbiamo messo lo Stato nelle condizioni di non aver bisogno di altri dati per analizzare la struttura di Cosa Nostra. Abbiamo messo lo Stato dinnanzi alle sue responsabilità, affinchè non si ancorasse più alla parola emergenza solo quando comparivano sulla scena i cosiddetti “morti ammazzati”. Sono stato per anni sia in magistratura, sia in politica e non ritengo che il Parlamento sia colluso. Il problema è nato da una vera e propria combinazione: da un lato, gli interessi di carriera all’interno della classe magistratuale; dall’altra, l’interesse della mafia ai “piccioli”. Ecco, il gioco era fatto. Un miscela esplosiva difficile da disinnescare, ma non impossibile, in quanto come diceva Giovanni: “LA MAFIA è UN FENOMENO UMANO, DETERIORE, MA UMANO E PROPRIO perché è CONNSESSO ALL’UOMO è DESTINATO A PERIRE.”
Dopo l’impeccabile presentazione, il giudice ha risposto alle domande che alcuni giovani gli hanno posto, concludendo con un saluto alla popolazione ottavianese accorsa numerosa all’evento. Al termine,dell’evento l’avv. Antonio Palazzi ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: ”Ringrazio tutti i partecipanti, La prof.Maria Falcone e il giudice Giuseppe Ayala per la loro disponibilità e per quello che fanno in tutta Italia per affermare determinati valori. Sono soddisfatto sia della partecipazione dei cittadini ed orgoglioso che lo Stato, nelle sue massime autorità provinciali, abbia partecipato e quindi condiviso l’evento. Non è usuale infatti avere la presenza del prefetto, del procuratore capo e dei vertici territoriali delle forze dell’ ordine. A loro un ringraziamento particolare anche per la percezione di sicurezza che offrono con la loro presenza”. Una dichiarazione che rende perfettamente l’idea e il senso di questa giornata, volta e rinvigorire il senso civico della popolazione e a far si che certi esempi, esempi di lealtà, diligenza e coraggio non vengano MAI dimenticati.
Gennaro Di Gennaro www.ilconfronto.tk

8 Comments:

Anonimo said...

bravi ragazzi del confronto...i più veloci a dare informazioni e i più completi.veramente complimenti!!!

Anonimo said...

Grazie ai ragazzi del confronto, perchè sono la testimonianza della parte pulita del nostro paese...e bravo a Gennaro per il suo articolo che non è solo una cronaca ma trasmette le emozioni irripetibili di un incontro con una persona straordinaria come il giudice Alaya.
Antonella Saggese

Anonimo said...

complimenti a tutti quanti

Anonimo said...

Non avevo mai avuto dubbi sulle capacità cognitive e la profonda cultura di Vittorio Abbate, ma da quando ho, mio malgrado, letto il manifesto che paragona i giudici FALCONE E BORSELLINO (martiri veri dei nostri tempi) ai militari di Nassirija ne ho avuto la piena convinzione. Ma come è possibile una simile nefandezza? E' pur vero che dispiace veder morire propri connazionali su un campo di guerra a seguito di un vile attentato, ma da qui a definirli "martiri" secondo me ce ne vuole. Non si va in "missione di pace" armati di tutto punto e sui carri armati, in missione di pace si va nudi. Chi va in missione di guerra deve mettere in conto che può anche beccarsi una pallottola in fronte, fa parte del gioco, anzi della realtà. E poi, ritornando al manifesto di Abbate, vorrei capire il nesso con ciò che ha avuto il coraggio di scrivere con i Simpson, questo è puro delirio.
Plaudo il Difensore Civico, il Sig. Sindaco e l'Amministrazione tutta.

Anonimo said...

i nostri militari morti a nassirya Sono martiri ugfuali ai giudici falcone e borsellino e agli uomini delle loro scorte. forse anche loro dovevano metterlo nel conto di prendere una pallottola? CHe dice? Il terrorismo è uguale alla mafia...non se lo dimentichi ultimo commento. Lo dica ai genitori dei caduti a nassyria, ai loro figli, alle loro mogli, che fa parte del gioco...e si firmi...codardo...Luigi Catapano
L'Italia va in rovina per colpa di gente che fa i distinguo sulle morti solo per poter dire che l'amministrazione ha fatto bene e quello ha fatto male...

Anonimo said...

Non faccio nessun distinguo.
Come i soldati di nassirya ne sono morte altre centinaia,in vere missioni di pace, inermi e visto che i vostri libri di storia sono quelli che riportano i pensieri di destra si legga un po la storia delle missioni di pace dell'Italia e forse tirerà di meno per la giacca gli unici morti che vi hanno ordinato di onorare. Visto che li ha mandati la vostra parte politica conoscete solo quella!!!! Vedi i caduti in Congo, Libano, Ex Jugoslavia ecc. Quindi Ai martiri di comodo (Vostro) aggiungete tutti gli altri.
Poi giusto per far capire la pochezza e la nullità di certe affermazioni rammento: Questa è la manifestazione della memoria e della legalità e fate questi manifesti. Quando poi si ricorda Mimmo beneventano e pasquale Cappuccio non fate neanche un manifesto, vi defilate semplicemente, perchè non avete nè coraggio di affronatre certi temi ne l'opportunità visto chi vi rappresenta. Quindi continuate a fare i vostri bei manifestini su argomenti che sono lontani anni luce dalla nostra realtà.. fate pure... pensate ad a Bin Laden... che la camorra prima o poi mangia anche voi!!! E non infangate la memoria di uomini morti per difendere la vostra libertà dal crimine organizzate.
Siete solo dei melliflui!!!!
Bravi!!!!

Anonimo said...

E la vostra nullità è anche data dall'assoluta assenza al dibattito sia la mattina che la sera. Che andavate a raccontare? Che mentre la città vive sotto l'incubo della criminalità voi leggete le cronache da bagdad? Mentre ci sono persone che lottano contro tutto questo, Polizia, carabinieri, magistrati, persone comuni che denunciano Voi nel frattempo siete alla ricerca dei martiri? I martiri sono qui, quelli che inermi affrontano la morte nel silenzio e enell'indifferenza generale!!!!!
martiri... ma mi faccia il piacere!!!!!! Altro che livella di totò!!! Leggetevi la storia del Vostro paese e scendete in strada!!! Altro che nassirya!!!!!!

Anonimo said...

Sono rammaricato di non aver potuto partecipare alla giornata della legalità organizzata dal Comune di Ottaviano , di cui dobbiamo essere grati agli organizzatori, anche per le personalità di rilievo che sono state invitate.
Importante è essere partiti dalle scuole e dall’incontro con gli studenti, perché la cultura della legalità si deve imparare sui banchi, si deve praticare fin da piccoli ; ma , va detto con tutta franchezza , l’impegno delle istituzioni non può essere una parentesi nella quale entriamo e usciamo, un impegno di una mattina o di un anno scolastico, ma un impegno nel tempo, dove noi adulti diventiamo i compagni di viaggio dei ragazzi.
Certo le difficoltà sono tante (anche perché , molto spesso , noi stessi adulti dobbiamo essere educati alla legalità) , ma vale la pena di affrontarle con serenità nell’interesse di tutti e in particolare dei giovani.
Legalità , ovvero rispetto delle regole che la società democratica si dà per permettere a tutti i cittadini di convivere civilmente.
Sembra scontato, ma non lo è .
Dobbiamo avere un approccio in positivo all’educazione alla legalità, intesa come educare “per”, per vivere insieme, per diventare consapevoli della propria identità personale e sociale, per imparare a rispettarsi e a rispettare gli altri, per progettare il futuro.
L’iniziativa del Comune va in questa direzione.
Viceversa, il manifesto del consigliere Abate, oltre che inopportuno, denota , almeno in questa occasione, una caduta di stile , forse da inquadrare nel clima pre-elettorale, che già stiamo vivendo .
E’ certamente vero che i 19 italiani morti durante l’attentato nella base italiana di Nassirya sono morti nell’esercizio delle loro funzioni : funzioni sbagliate o giuste, non importa.
Ma se sono caduti nell'esercizio delle loro funzioni, allora sono vittime, non eroi, perché l'atto di eroismo comporta il compimento di gesti volontari, con la consapevolezza del rischio che si affronta.
L’iniziativa del Comune di preservare la memoria di uomini come Borsellino e Falcone e dei tanti eroi scomparsi per mano mafiosa, costituisce un riferimento importante anche per la nostra quotidianità.
Diceva Giovanni Falcone : “ Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana”
Personalmente sono del parere che le medaglie vanno date agli eroi. Non alle vittime. E penso che ne abbiano più diritto coloro che hanno il coraggio di denunciare la mafia che i caduti di Nassiriya. Quelli sì che sono veri eroi
Che poi si voglia intitolare commemorare i caduti di Nassirya o intitolare una strada alle vittime , se ne può benissimo discutere .
Ci sono le petizioni popolari , le mozioni , gli ordini del giorno e tanti altri modi per sollevare in modo corretto la questione.
Un manifesto a ridosso della manifestazione mi sa tanto di speculazione ideologica, per cui si è voluto proporre la questione in modo provocatorio , consapevolmente confondendo i sentimenti con la ragione.

Avv. Francesco Gentile