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Iran, 1979-2009






di Alessandro Annunziata

“Where is my vote?”. “You’re not my president!”. Queste le frasi che campeggiano sugli striscioni verdi portati a mano dagli oppositori al regime iraniano nelle piazze di Teheran. La protesta, scoppiata all’indomani delle elezioni del 12 giugno (che hanno confermato Ahmadinejad Presidente della Repubblica Iraniana), non accenna a placarsi.
Nelle principali città del Paese l’atmosfera è tesa, di quelle che precedono i momenti di transizione; momenti ai quali la popolazione è purtroppo abituata. Tantissimi i giovani scesi in strada o saliti sui tetti della Capitale per urlare la propria insofferenza verso quella che è nata come teocrazia e che assume sempre più le sembianze di un’autentica tirannide, che ha nel nucleare il proprio dio. La libertà di riunirsi e di manifestare non è, però, congeniale all’idea di Stato dell’ayatollah Khomeini, idea recepita in toto dall’attuale Guida Suprema del Paese Alì Khamenei. Così quest’ultimo, per sedare una rivolta che attira l’attenzione di USA ed Occidente e che imbarazza il regime, ha ordinato – già da giorni – alla polizia iraniana di sparare a vista sulla folla. Neda Agha Solitani, studentessa di 26 anni, è stata la prima vittima innocente del delirio di onnipotenza degli esponenti dell’intellighenzia di Stato. Come nell’Unione Sovietica e nella Cina di 20 anni fa a Tienanmen, non ci sono verità documentate da giornalisti stranieri. Pertanto, le uniche immagini, che fanno il giro del globo, sono clandestinamente inviate da computer (peraltro vietati dal regime) dei giovani oppositori. Se il Presidente americano Barack Obama, di fronte alle notizie di torture, vendette, pestaggi pianificati ed eseguiti dai servizi segreti iraniani, non volge lo sguardo altrove e rilascia pesanti dichiarazioni a riguardo, a colpire è il silenzio dell’UE. Quest’ultima ha perso l’ennesima occasione per far sentire la propria voce e lascia che ad esporsi siano i singoli Paesi membri: Regno Unito e Francia hanno già palesato il loro sdegno; il primo, inoltre, ha dato un primo segnale espellendo alcuni ambasciatori iraniani dall’isola. E l’Italia?




L’Italia in questo momento ha problemi ben più gravi che assorbono tutte le energie della nostra classe politica. Salvo isolate voci fuori dal coro, infatti, è per metà presa esclusivamente – da mesi ormai – dalle vicende personali del Premier e per metà pronta a gridare al complotto ed alla persecuzione giudiziaria ad ogni inchiesta. È poi triste notare l’indifferenza con la quale molti ragazzi e le ragazze italiane stiano accogliendo le notizie sui loro coetanei pestati a sangue o uccisi per aver chiesto (vere) elezioni nella speranza di avere una (vera) democrazia. Eppure, negli anni scorsi, imponente è stata la partecipazione di giovani ai cortei ed alle manifestazioni di pacifisti contro la guerra in Iraq e per la pace in Medio-Oriente. Oggi il massimo è uno sterile comunicato di qualche associazione studentesca su blog.
Forse che esistano oppressi di serie A ed oppressi di serie B? Speriamo proprio di no. Le vittime dei regimi - siano esse palestinesi, monaci tibetani o desaparecidos argentini - hanno tutte uguale dignità; negare ciò, come dimenticarle, equivale ad ucciderle una seconda volta. Tornando all’Iran, il Presidente Ahmadinejad riscuote persino il consenso di alcuni leader mondiali (vedi Chavez). Proprio Ahmadinejad, negazionista della Shoah e dell’Olocausto, indifferente agli inviti formali del Consiglio dell’ONU, primo sostenitore della corsa clandestina al nucleare. Ahmadinejad, l’uomo a capo di un regime che, mentre la gente comune muore di fame, investe miliardi di dollari in testate atomiche e centrifughe… La perfetta antitesi degli ideali contadini ed anti-latifondisti della rivoluzione khomeinista dei pasdaràn. È poi curioso notare come molti degli oppressori che stanno guidando la repressione armata contro civili inermi, siano proprio gli stessi che, 30 anni fa, scesero in piazza contro la dittatura dello Scià di Persia. C’è da chiedersi, quindi, per quale ragione molti capi di Stato restino nell’ombra, mentre tanti intellettuali (in primo luogo iraniani) si espongono in prima persona. Probabilmente sperano, accarezzando e compiacendo la “tigre” iraniana, di essere mangiati per ultimi: che prospettiva! Alla luce di ciò, si può solo sperare che il popolo iraniano riesca, una volta imploso l’attuale regime, a costruire – con l’auspicabile aiuto della comunità internazionale - una vera democrazia.

NUCLEARE SI/NUCLEARE NO - BUGIE E MEZZE VERITA’

Ieri pomeriggio nel solito sguardo al telegiornale di Sky TV ho appreso dell’ennesimo incidente ad una centrale nucleare in Europa e per la precisione alla centrale francese di Tricastin (Leggi http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_728116277.html) dove si è verificata una fuoriuscita di acqua contenete uranio, con la conseguenza del blocco delle attività e parallelamente dei consumi di acqua e di pesce d parte della popolazione locale.
Ho fatto in serata uno "zapping" sui vari tg, sia quelli della Rai, sia quelli di Mediaset, sia La 7, ma, tranne Tg3 e La 7, oltre che Sky tv vi è stato un silenzio assoluto, come se non fosse successo niente… E stamattina, tranne “La Repubblica” ed il Corriere della Sera” tutti i giornali non direttamente legati ai partiti politici e soprattutto quelli dell’area Berlusconi parlavano di tutto tranne che di questo incidente…. Mi ha ricordato l’atmosfera di aprile- maggio 1986 quando una disastrosa prova di sicurezza a Chernobyl, provocò il più grave incidente nucleare del secolo XX e nei giorni successivi il regime sovietico negò l’esistenza di questo problema!!!!
E così oggi in Italia tutto passa inosservato perché qualcuno ha deciso che il nucleare si farà, costi quel che costi, qualunque siano le conseguenze…..
Eppure un nostro grande ed illustre scienziato, il prof. Carlo Rubbia, (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rubbia) premio Nobel per la Fisica, ci ripete spesso, sulle poche testate giornalistiche che dall’anno 2005 si degnano di intervistarlo ( Leggi http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/30/rubbia-ne-petrolio-ne-carbone-soltanto-il.html) che non è questa la strada da percorrere per produrre energia elettrica.
Il nostro petrolio è il sole ed è inesauribile, mentre anche l’uranio è destinato ad esaurirsi.
Si è sentito spesso parlare in questi mesi da parte del nuovo governo di ritorno al nucleare come la soluzione ottimale al continuo rincaro dei prezzi del greggio e dei suoi derivati senza considerare il problema nella sua interezza.
Io non sono mai stato un estimatore del nucleare, anzi ritengo che non abbia mai avuto nessun vantaggio rispetto al petrolio e carbonio, tranne per i paesi che ne facevano anche uso per scopi militari, nè viceversa sono stato un ambientalista ortodosso convinto che le sole energie alternative potessero in un solo colpo risolvere i nostri fabbisogni energetici.
Però da tecnico ho iniziato da diversi anni ad interessarmi dell’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici e dagli studi effettuati posso tranquillamente affermare che i nuovi prodotti sia per la qualità sia per la durata sia per i costi sono di gran lunga più sicuri, più affidabili, più economici e meno inquinanti di una centrale nucleare.
Se pensiamo che a distanza di 20 anni ancora non riusciamo a trovare un luogo dove stoccare i residui delle nostre vecchie centrali nucleari e i luoghi prescelti (Vedi Scanzano Jonico) hanno opposto una feroce resistenza alle scelte governative.
Inoltre con i soldi occorrenti per la costruzione di venti centrale nucleari, attive non prima di dieci anni, potremmo tappezzare i nostri tetti di impianti fotovoltaici attivi massimo in quindici mesi.
Troppo facile, e poi le imprese che devono costruire le centrali nucleari, quelle che dovranno fare i costosissimi impianti, che le mettiamo a fare?
Per l’ennesima volta trattiamo in maniera superficiale un problema che mina alla base la nostra economia, preferiamo dare voce a “santoni e guru” di tutti i tipi, purchè appartengano alla “parrocchia”, non fa niente se prima vendevano lavatrici, mentre le nostre migliori menti (Vedi Rubbia) vengono isolate e zittite.
Una idea semplice e banale sarebbe quella di rendere obbligatorie nelle nuove costruzioni o in quelle da ristrutturare, la realizzazione di un impianto fotovoltaico di almeno 2 KW con la realizzazione anche di un impianto termico.
E considerato che già nella Finanziaria 2007 erano previsti degli sgravi fiscali e delle incentivazioni, la realizzazione non risulterebbe così onerosa.
Dovremmo vergognarci al solo pensiero che la “calda” Germania, produce ogni anno 4 volte più energia elettrica dell’Italia dal fotovoltaico!!!!!!!!!!!!!!
"Nulla è più pericoloso di un’idea, quando è l’unica che abbiamo. August Alain"
Michele "Lele" Saggese