di Alessandro Annunziata
“Where is my vote?”. “You’re not my president!”. Queste le frasi che campeggiano sugli striscioni verdi portati a mano dagli oppositori al regime iraniano nelle piazze di Teheran. La protesta, scoppiata all’indomani delle elezioni del 12 giugno (che hanno confermato Ahmadinejad Presidente della Repubblica Iraniana), non accenna a placarsi.
Nelle principali città del Paese l’atmosfera è tesa, di quelle che precedono i momenti di transizione; momenti ai quali la popolazione è purtroppo abituata. Tantissimi i giovani scesi in strada o saliti sui tetti della Capitale per urlare la propria insofferenza verso quella che è nata come teocrazia e che assume sempre più le sembianze di un’autentica tirannide, che ha nel nucleare il proprio dio. La libertà di riunirsi e di manifestare non è, però, congeniale all’idea di Stato dell’ayatollah Khomeini, idea recepita in toto dall’attuale Guida Suprema del Paese Alì Khamenei. Così quest’ultimo, per sedare una rivolta che attira l’attenzione di USA ed Occidente e che imbarazza il regime, ha ordinato – già da giorni – alla polizia iraniana di sparare a vista sulla folla. Neda Agha Solitani, studentessa di 26 anni, è stata la prima vittima innocente del delirio di onnipotenza degli esponenti dell’intellighenzia di Stato. Come nell’Unione Sovietica e nella Cina di 20 anni fa a Tienanmen, non ci sono verità documentate da giornalisti stranieri. Pertanto, le uniche immagini, che fanno il giro del globo, sono clandestinamente inviate da computer (peraltro vietati dal regime) dei giovani oppositori. Se il Presidente americano Barack Obama, di fronte alle notizie di torture, vendette, pestaggi pianificati ed eseguiti dai servizi segreti iraniani, non volge lo sguardo altrove e rilascia pesanti dichiarazioni a riguardo, a colpire è il silenzio dell’UE. Quest’ultima ha perso l’ennesima occasione per far sentire la propria voce e lascia che ad esporsi siano i singoli Paesi membri: Regno Unito e Francia hanno già palesato il loro sdegno; il primo, inoltre, ha dato un primo segnale espellendo alcuni ambasciatori iraniani dall’isola. E l’Italia?
Nelle principali città del Paese l’atmosfera è tesa, di quelle che precedono i momenti di transizione; momenti ai quali la popolazione è purtroppo abituata. Tantissimi i giovani scesi in strada o saliti sui tetti della Capitale per urlare la propria insofferenza verso quella che è nata come teocrazia e che assume sempre più le sembianze di un’autentica tirannide, che ha nel nucleare il proprio dio. La libertà di riunirsi e di manifestare non è, però, congeniale all’idea di Stato dell’ayatollah Khomeini, idea recepita in toto dall’attuale Guida Suprema del Paese Alì Khamenei. Così quest’ultimo, per sedare una rivolta che attira l’attenzione di USA ed Occidente e che imbarazza il regime, ha ordinato – già da giorni – alla polizia iraniana di sparare a vista sulla folla. Neda Agha Solitani, studentessa di 26 anni, è stata la prima vittima innocente del delirio di onnipotenza degli esponenti dell’intellighenzia di Stato. Come nell’Unione Sovietica e nella Cina di 20 anni fa a Tienanmen, non ci sono verità documentate da giornalisti stranieri. Pertanto, le uniche immagini, che fanno il giro del globo, sono clandestinamente inviate da computer (peraltro vietati dal regime) dei giovani oppositori. Se il Presidente americano Barack Obama, di fronte alle notizie di torture, vendette, pestaggi pianificati ed eseguiti dai servizi segreti iraniani, non volge lo sguardo altrove e rilascia pesanti dichiarazioni a riguardo, a colpire è il silenzio dell’UE. Quest’ultima ha perso l’ennesima occasione per far sentire la propria voce e lascia che ad esporsi siano i singoli Paesi membri: Regno Unito e Francia hanno già palesato il loro sdegno; il primo, inoltre, ha dato un primo segnale espellendo alcuni ambasciatori iraniani dall’isola. E l’Italia?
L’Italia in questo momento ha problemi ben più gravi che assorbono tutte le energie della nostra classe politica. Salvo isolate voci fuori dal coro, infatti, è per metà presa esclusivamente – da mesi ormai – dalle vicende personali del Premier e per metà pronta a gridare al complotto ed alla persecuzione giudiziaria ad ogni inchiesta. È poi triste notare l’indifferenza con la quale molti ragazzi e le ragazze italiane stiano accogliendo le notizie sui loro coetanei pestati a sangue o uccisi per aver chiesto (vere) elezioni nella speranza di avere una (vera) democrazia. Eppure, negli anni scorsi, imponente è stata la partecipazione di giovani ai cortei ed alle manifestazioni di pacifisti contro la guerra in Iraq e per la pace in Medio-Oriente. Oggi il massimo è uno sterile comunicato di qualche associazione studentesca su blog.
Forse che esistano oppressi di serie A ed oppressi di serie B? Speriamo proprio di no. Le vittime dei regimi - siano esse palestinesi, monaci tibetani o desaparecidos argentini - hanno tutte uguale dignità; negare ciò, come dimenticarle, equivale ad ucciderle una seconda volta. Tornando all’Iran, il Presidente Ahmadinejad riscuote persino il consenso di alcuni leader mondiali (vedi Chavez). Proprio Ahmadinejad, negazionista della Shoah e dell’Olocausto, indifferente agli inviti formali del Consiglio dell’ONU, primo sostenitore della corsa clandestina al nucleare. Ahmadinejad, l’uomo a capo di un regime che, mentre la gente comune muore di fame, investe miliardi di dollari in testate atomiche e centrifughe… La perfetta antitesi degli ideali contadini ed anti-latifondisti della rivoluzione khomeinista dei pasdaràn. È poi curioso notare come molti degli oppressori che stanno guidando la repressione armata contro civili inermi, siano proprio gli stessi che, 30 anni fa, scesero in piazza contro la dittatura dello Scià di Persia. C’è da chiedersi, quindi, per quale ragione molti capi di Stato restino nell’ombra, mentre tanti intellettuali (in primo luogo iraniani) si espongono in prima persona. Probabilmente sperano, accarezzando e compiacendo la “tigre” iraniana, di essere mangiati per ultimi: che prospettiva! Alla luce di ciò, si può solo sperare che il popolo iraniano riesca, una volta imploso l’attuale regime, a costruire – con l’auspicabile aiuto della comunità internazionale - una vera democrazia.
Forse che esistano oppressi di serie A ed oppressi di serie B? Speriamo proprio di no. Le vittime dei regimi - siano esse palestinesi, monaci tibetani o desaparecidos argentini - hanno tutte uguale dignità; negare ciò, come dimenticarle, equivale ad ucciderle una seconda volta. Tornando all’Iran, il Presidente Ahmadinejad riscuote persino il consenso di alcuni leader mondiali (vedi Chavez). Proprio Ahmadinejad, negazionista della Shoah e dell’Olocausto, indifferente agli inviti formali del Consiglio dell’ONU, primo sostenitore della corsa clandestina al nucleare. Ahmadinejad, l’uomo a capo di un regime che, mentre la gente comune muore di fame, investe miliardi di dollari in testate atomiche e centrifughe… La perfetta antitesi degli ideali contadini ed anti-latifondisti della rivoluzione khomeinista dei pasdaràn. È poi curioso notare come molti degli oppressori che stanno guidando la repressione armata contro civili inermi, siano proprio gli stessi che, 30 anni fa, scesero in piazza contro la dittatura dello Scià di Persia. C’è da chiedersi, quindi, per quale ragione molti capi di Stato restino nell’ombra, mentre tanti intellettuali (in primo luogo iraniani) si espongono in prima persona. Probabilmente sperano, accarezzando e compiacendo la “tigre” iraniana, di essere mangiati per ultimi: che prospettiva! Alla luce di ciò, si può solo sperare che il popolo iraniano riesca, una volta imploso l’attuale regime, a costruire – con l’auspicabile aiuto della comunità internazionale - una vera democrazia.



