Regolarizzazione colf e badanti:un viaggio nel pianeta assistenza
di Antonio Cimmino
30 settembre 2009: la partita si è chiusa. Entro la fine dello scorso mese colf, badanti e baby sitter che lavoravano in nero, sono state (in parte) regolarizzate.
Migliaia di famiglie hanno risposto alla chiamata e hanno denunciato il rapporto di lavoro; molti non lo hanno fatto; qualcuno ha licenziato.
Per i lavoratori extracomunitari la partita è stata doppia: con la perdita del posto, per loro, non vi è più possibilità di restare nel nostro Paese, ora che la clandestinità è un reato. E dunque se per un qualsiasi motivo fossero fermati verrebbero in immediato rispediti a casa, nelle Filippine, in Ucraina, in Ecuador, in Perù.
E addio sogno italiano.
Le domande sono state presentate in massa fino alla fine del mese e stavolta nessuna “gara di velocità” col mouse: tutte le domande rispondenti ai requisiti, compresi reddito e certificati medici, sono state accolte previo pagamento dell’indispensabile contributo di 500 euro per la sanatoria.
L’unico vincolo per la presentazione della domanda si è rivelata la necessità di un contratto minimo di 20 ore settimanali per il quale lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari irregolari, sono alle dipendenze dal datore che presenta la domanda da almeno tre mesi a partire dal 30 marzo scorso.
In particolare, l’Amministrazione del Comune di Napoli, nell’ambito del ruolo di supporto richiesto ai Comuni, a partire da giovedì 3 ottobre ha attivato uno specifico servizio di assistenza alla compilazione e di counseling in favore dei cittadini italiani e stranieri interessati. Il servizio, completamente gratuito, si svolge presso i dieci sportelli URP comunali, tramite la mediazione di operatori, grazie ai quali il datore di lavoro potrà essere guidato nella compilazione del modello predisposto dal Ministero dell’Interno.
Le domande di regolarizzazione ammontano a più di 600mila, ma cosa significa per queste persone lavorare e vivere qui? Perché sono partiti, che cosa hanno lasciato, cosa pensavano di trovare e che cosa hanno trovato, cosa sognano, quali progetti hanno per il futuro?
Non dimentichiamoci che sono soprattutto tragedie che dimostrano quanto sia necessaria questa sanatoria o regolarizzazione, come la si voglia chiamare. E quanto loro, colf e badanti, siano necessarie a un Paese anziano come il nostro, dove la famiglia e il suo senso hanno bisogno di aiuti reali, garanzie che un tessuto sociale così particolare e delicato non finisca alla fine per tarmarsi e strappare.
Per quanto, dunque, il ministro Calderoli non voglia più sentire cose simili, noi abbiamo bisogno di loro. Eccome se ne abbiamo bisogno! Ne ha bisogno un nonno malato, ne ha bisogno una donna affetta da Alzheimer, ne abbiamo bisogno noi, gli italiani.
Perché queste signore (talvolta anche signori), svolgono un lavoro che nessuno, qui, vuole più fare. E rispetto ad altri mestieri, anch’essi non più praticati da queste parti, quel lavoro non vuol dire soltanto tirare su case, ma tirare su fisicamente e moralmente, talora da una poltrona, ma spesso anche da una depressione, anziani bisognosi di essere accuditi.
Migliaia di famiglie hanno risposto alla chiamata e hanno denunciato il rapporto di lavoro; molti non lo hanno fatto; qualcuno ha licenziato.
Per i lavoratori extracomunitari la partita è stata doppia: con la perdita del posto, per loro, non vi è più possibilità di restare nel nostro Paese, ora che la clandestinità è un reato. E dunque se per un qualsiasi motivo fossero fermati verrebbero in immediato rispediti a casa, nelle Filippine, in Ucraina, in Ecuador, in Perù.
E addio sogno italiano.
Le domande sono state presentate in massa fino alla fine del mese e stavolta nessuna “gara di velocità” col mouse: tutte le domande rispondenti ai requisiti, compresi reddito e certificati medici, sono state accolte previo pagamento dell’indispensabile contributo di 500 euro per la sanatoria.
L’unico vincolo per la presentazione della domanda si è rivelata la necessità di un contratto minimo di 20 ore settimanali per il quale lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari irregolari, sono alle dipendenze dal datore che presenta la domanda da almeno tre mesi a partire dal 30 marzo scorso.
In particolare, l’Amministrazione del Comune di Napoli, nell’ambito del ruolo di supporto richiesto ai Comuni, a partire da giovedì 3 ottobre ha attivato uno specifico servizio di assistenza alla compilazione e di counseling in favore dei cittadini italiani e stranieri interessati. Il servizio, completamente gratuito, si svolge presso i dieci sportelli URP comunali, tramite la mediazione di operatori, grazie ai quali il datore di lavoro potrà essere guidato nella compilazione del modello predisposto dal Ministero dell’Interno.
Le domande di regolarizzazione ammontano a più di 600mila, ma cosa significa per queste persone lavorare e vivere qui? Perché sono partiti, che cosa hanno lasciato, cosa pensavano di trovare e che cosa hanno trovato, cosa sognano, quali progetti hanno per il futuro?
Non dimentichiamoci che sono soprattutto tragedie che dimostrano quanto sia necessaria questa sanatoria o regolarizzazione, come la si voglia chiamare. E quanto loro, colf e badanti, siano necessarie a un Paese anziano come il nostro, dove la famiglia e il suo senso hanno bisogno di aiuti reali, garanzie che un tessuto sociale così particolare e delicato non finisca alla fine per tarmarsi e strappare.
Per quanto, dunque, il ministro Calderoli non voglia più sentire cose simili, noi abbiamo bisogno di loro. Eccome se ne abbiamo bisogno! Ne ha bisogno un nonno malato, ne ha bisogno una donna affetta da Alzheimer, ne abbiamo bisogno noi, gli italiani.
Perché queste signore (talvolta anche signori), svolgono un lavoro che nessuno, qui, vuole più fare. E rispetto ad altri mestieri, anch’essi non più praticati da queste parti, quel lavoro non vuol dire soltanto tirare su case, ma tirare su fisicamente e moralmente, talora da una poltrona, ma spesso anche da una depressione, anziani bisognosi di essere accuditi.
