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Michelangelo Ambrosio: una vita dedicata alla fisica ed alla ricerca

Il Confronto ha intervistato il professore Michelangelo Ambrosio. Attualmente è Dirigente di Ricerca dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ed è Presidente della Commissione Distrettuale Rotary Foundation .



di Emanuele Ragosta


OTTAVIANO - «L’uomo ha una caratteristica unica che lo distingue da tutto il resto: riesce a sognare. Imparate a sognare e fate in modo da realizzare i vostri sogni e non piegatevi mai ai compromessi, perché il giorno che lo farete, avrete tradito voi stessi». Michelangelo Ambrosio ha voluto cominciare così la sua lunga intervista. Ha voluto cominciare con un messaggio rivolto a noi giovani. Nel tempo trascorso in sua compagnia abbiamo viaggiato lungo tutta quella che è stata la sua vita, sia dal punto di vista professionale che privato.
Si è laureato il 21 luglio 1971 in Fisica presso l’Università Federico II di Napoli a 24 anni. Dopo aver prestato servizio militare presso la Scuola di Artiglieria di Bracciano ha lavorato prima presso LNF (LABORATORI NAZIONALI DI FRASCATI), poi presso il CERN, poi ancora presso i Laboratori Sotterranei del Gran Sasso d’Italia contribuendo al raggiungimento di importanti risultati nel campo della fisica nucleare e subnucleare. In particolare ha condotto importanti ricerche sui raggi cosmici e sui neutrini atmosferici. Il contributo dato alla fisica da questo grande scienziato è stato fondamentale e molte delle attuali tecnologie le dobbiamo a uomini come Michelangelo Ambrosio, che hanno passato l’intera vita per la ricerca e per la scienza.
Il Confronto è onorato di aver avuto la grande possibilità di intervistare un uomo di tale spessore e Lo ringrazia pubblicamente per la sua disponibilità e la sua ospitalità.

1) Il prof. Cimmino, in un libro Le Pietre il fuoco la cenere le ha dedicato un’intera pagina (n.55). Oltre al professore moltissimi, tra giornalisti e scrittori, hanno avuto modo di scrivere sul suo conto e sulle sue importanti ricerche. È orgoglioso di tutto ciò?
«Credo che la parola orgoglioso non sia adatta a me. Sono felice di questa attenzione da parte del professor Cimmino e da parte di tutti quelli che hanno dedicato una spazio a quello che ho fatto nel corso della mia vita. Trovo, quindi, doveroso ringraziarli».
Nel novembre del 1983 fu pubblicato per la terza volta un giornale con la storica testata de «La Ginestra».
2) Molti ottavianesi portano ancora nel loro cuore il ricordo di quell’esperienza. Abbiamo scoperto che anche lei fece parte della redazione che curò la rivista e che scrisse di computers e del destino delle stelle. Cosa ricorda di quell’esperienza?
«Porto anche io nel cuore il ricordo di quella bellissima esperienza che mi vide coinvolto in prima persona e trovo emozionante ricordare quel breve ma intenso periodo della mia vita. Fu un’esperienza importante dove anche noi tentammo, nel nostro piccolo, di creare qualcosa per la nostra comunità. Eravamo tutti mossi da una grande passione e dall’amore per la nostra terra».
3) Cosa l’ha spinta a diventare fisico?
«Tutti noi abbiamo dei sogni. C’è chi sogna di diventare un buon giornalista, come forse qualcuno di voi, chi di fare altro. Sin da piccolo desideravo e sognavo di fare quello che mi appassionava. E sono riuscito a realizzare il mio sogno: diventare un fisico».
4) In mezzo a tanto lavoro e a tanti impegni che posto occupa la sua famiglia nella sua vita?
«La famiglia è stata sempre al primo posto e sempre davanti ad ogni cosa. Tutte quelle che sono state le scelte “fondamentali” della mia vita, le ho fatte sempre tenendola in grande considerazione. Credo che i valori più profondi l’uomo li porti dentro di sé e in quella che è la sua famiglia».
5) Molti grandi cervelli italiani sono costretti a fuggire dall’Italia. La colpa molto spesso va ricercata nella mancanza di fondi e di finanziamenti da parte dei governi che si vengono a succedere nel corso degli anni. Da ricercatore prima e da professore poi, lei ha vissuto sulla propria pelle questa imbarazzante situazione. Oggi, cosa si potrebbe fare per invertire questa pericolosa tendenza?
«Su questo sono molto pessimista, perché l’Italia è un Paese che sta decadendo in modo ignobile, mancando di una seria programmazione politica. Più che una democrazia, siamo diventati una “partitocrazia”. Parto dalla mia esperienza personale: io sono rimasto in Italia per mia scelta e non certamente per necessità, e quando in alcune serate mi fermo a pensare, rimpiango le opportunità che mi sono state offerte di trasferimenti definitivi all’estero e me ne pento amaramente. Allo stesso modo, chi va via dall’Italia, lo fa con le lacrime agli occhi perché avrebbe desiderato lavorare da noi. Ogni studente universitario, che porta a termine il suo corso di studi, costa allo Stato italiano 200.000€ e noi li lasciamo andare. E questa è un’amara constatazione. Paghiamo il frutto di scelte e di riforme deleterie che hanno portato il sistema scolastico alla deriva. E come detto in precedenza non vedo miglioramenti all’orizzonte».
6) Presto, secondo alcuni esperti e secondo studi importanti condotti sul nostro Pianeta, il petrolio scomparirà del tutto. Il futuro è rappresentato dalle energie alternative: nucleare, fotovoltaico, geotermico ed eolico. Lei cosa pensa al riguardo?
«Faccio una premessa importante: anche qui, come per la ricerca e la “fuga di cervelli”, gioca un ruolo fondamentale lo Stato. Parto dal nucleare: 20 anni fa, con una scelta a mio parere scellerata, decidemmo di chiudere le centrali nucleari perché pericolose. Oggi le si vogliono riaprire. Secondo me è tardi e io ero tra quelli contrari alla loro chiusura. I costi per riaprirle sarebbero enormi e rischieremmo di arrivare ad aprire centrali già vecchie. Sull’eolico sento lamentele legate ai forti rumori e, anche qui, ai costi ancora elevati. Punterei sul solare ma con i dovuti accorgimenti. Attualmente i pannelli solari vengono fatti in silicio e hanno una resa dell’8%. Durano 20 anni poi devono essere cambiati. E occupano spazi immensi. Con le nanotecnologie il problema potrebbe risolversi: si possono utilizzare materiali plastici, chiamati polimeri e, in mezzo a due strati di polimeri, si possono mettere materiali fotosensibili. Io sperimento i nano tubi di carbonio. Attualmente siamo in grado di produrre dei fogli di plastica sottilissimi che, con nano tubi di carbonio esposti alla luce, producono energia. Hanno una resa del 4%, inferiore al silicio, ma con costi inferiori e con tempi di durata molto più lunghi».
7) Lei è un uomo impegnatissimo nel “sociale”. Con il «Rotary Club» ha avuto importanti riconoscimenti per le sue campagne e per i suoi sforzi verso quelli che sono stati interventi di recupero sia nel nostro Paese sia in America Latina ed in Africa. Cosa l’ha spinta a muoversi sotto questo “bellissimo” profilo?
«Quando nacque il “Rotary Club” ad Ottaviano, nel 1992, ad opera di Gino Iervolino e Vittorio Capotorto, Ottaviano offriva veramente poco ai suoi giovani. Io volli occuparmi sin da subito di loro, perché sono stato sempre convinto che i giovani rappresentano il futuro e perché scrivere nelle coscienze dei giovani d’oggi significava e significa, ancora adesso, formare gli uomini del domani. Col “Rotary” potevi realizzare cose, non per cambiare la Società, in quanto lì entra in gioco l’Istituzione, ma per far passare dei messaggi e per offrire delle opportunità. La prima cosa che facemmo fu organizzare una mostra sull’Acustica presso l’Istituto Alberghiero. L’anno della mia presidenza, 1999-2000, fu un anno fondamentale, per me e per tutto il “Rotary”. Su tutte quelle che furono le tante manifestazioni, quella che porto nel cuore fu quella che intitolai Le giornate Medicee. Fui il primo che, dopo i tormentati anni camorristici, ottenne le chiavi del castello. Lo aprii con una gioia immensa e col cuore colmo d’orgoglio. Era il 15 maggio del 2000. E lì, per una settimana, organizzammo splendide giornate con una cornice di pubblico fantastica. Il castello ha un valore immenso per gli ottavianesi e deve essere preservato. Dovrebbe essere il nostro centro culturale, un luogo dove i nostri giovani possano recarsi… Lasciai le chiavi al nuovo sindaco Saviano e gli dissi: “Il giorno in cui chiuderai il castello, lo avrai perso per sempre”. I giovani di Ottaviano tennero aperto il castello tutta l’estate e l’afflusso di gente fu enorme. Ma fu una mera illusione; a 10 anni di distanza è cambiato poco, troppo poco.
Con il “Rotary Club” abbiamo portato avanti importantissime iniziative: dalle campagne per la vaccinazione delle popolazione africane contro la poliomielite, all’apertura di centinaia di pozzi d’acqua, all’assegnazione di importanti borse di studio per voi giovani… Cerchiamo di far tanto e continueremo a fare sempre di più».
8) Il sindaco Iervolino ci ha raccontato in questi giorni, non senza un certo imbarazzo per l’emozione, che subito dopo il ballottaggio che decretò la sua vittoria, lei di buon mattino gli fece recapitare una pianta. Seguiva un bigliettino che diceva: «Ottaviano ha ripreso la sua dignità». Cosa la spinse a scrivere queste parole?
«Io ho vissuto anni in cui spesso il Comune di Ottaviano veniva commissariato. Nel 2000 si posero, per la prima volta, le basi per una svolta. Alle elezioni di quell’anno si presentarono due persone molto corrette e che io ammiravo: Michele Saviano e Diomede Pisanti. Vinse Michele Saviano e sappiamo tutti come è andata a finire. Con la nuova tornata elettorale, quella del giugno 2004, ero davvero spaventato, perché si correva il rischio di commettere gli stessi errori che erano stati fatti 4 anni prima e rischiavamo di vedere di nuovo un sindaco nelle mani dei partiti e dei “tecnici della politica”. Ho visto invece, in Mario Iervolino, una persona capace, un giovane coraggioso, un candidato carismatico che avrebbe potuto gestire bene quel sistema di alleanze elettorali tra i vari partiti e di conseguenza la “cosa pubblica”. Dopo quattro anni, posso dire di essere contento di questa Amministrazione e di come ha operato sul territorio».
9) Cosa si sente di dire a noi giovani?
«L’uomo ha una caratteristica unica che lo distingue da tutto il resto: riesce a sognare. Imparate a sognare e fate in modo da realizzare i vostri sogni e non piegatevi mai ai compromessi, perché il giorno che lo farete, avrete tradito voi stessi».

Emanuele Ragosta

4 Comments:

Anonimo said...

Un plauso alle eccellenze ottavianesi e a Michelangelo Ambrosio, che fa onore a questa cittadina. C'è una Ottaviano meno appariscente ma di grande successo in Italia e nel mondo. Un'altra delle nostre eccellenze è il giornalista e scrittore Bruno Arpaia: speriamo di averlo presto sulle pagine del vostro blog e del vostro giornale. Antonio

Anonimo said...

una delle migliori menti che questo paese abbia mai offerto...un vero uomo di scienza e di grande intelletto. Ne nascono pochi. Grande anche il suo impegno per il Rotary. non dimenticherò mai quando nel 2000 aprì il castello mediceo...

Anonimo said...

E' vero , il vero uomo di scienza vive nel silenzio e nel nascondimento (cfr.)
P.S. non mi ricordo più chi ha coniato questa bella frase.
Ma l'intelligenza non dovrebbe sconfigger l'anonimato?

Anonimo said...

Michelangelo Ambrosio,mi inchino all'uomo di scienza,ma per favore,
lasci stare la politica,quella ottavianese è forse la politica?E'il nulla,come chi l'ha rappresenta ai massimi vertici.