di Emanuele Ragosta
Sono giorni difficili, forse per certi versi interminabili per Paolo Scudieri e Antonio D'Amato, entrambi candidati a
lla presidenza dell'Unione Degli Industriali di Napoli. Entrambi impegnatissimi sui propri fronti alla caccia dell'ultimo voto, che potrebbe essere quello decisivo. «Obama docet. La sua vittoria offre una grande speranza a tutti noi. Anche a me che in questo mi ispiro al suo messaggio». Quarantotto anni, aziende in tre continenti con base ad Ottaviano, Paolo Scudieri lanciava, su Repubblica lo scorso 12 novembre, senza complessi la sua sfida all´ex presidente nazionale di Confindustria. «Antonio D´Amato è persona degnissima e in democrazia la competizione è un fattore fondamentale. Sono felicissimo di averlo come rivale. Un confronto esaltante in cui ognuno potrà esprimere il proprio parere. Una grande sfida ma sono in vantaggio. Sono avanti anche tra i giovani e nella piccola industria».
Oggi 24 novembre regna ancora profonda incertezza sull'esito del voto, con la presentazione di comunicati da una parte e dall'altra che riportano cifre contrastanti. L'appuntamento è rimandato quindi all'ultima votazione.
lla presidenza dell'Unione Degli Industriali di Napoli. Entrambi impegnatissimi sui propri fronti alla caccia dell'ultimo voto, che potrebbe essere quello decisivo. «Obama docet. La sua vittoria offre una grande speranza a tutti noi. Anche a me che in questo mi ispiro al suo messaggio». Quarantotto anni, aziende in tre continenti con base ad Ottaviano, Paolo Scudieri lanciava, su Repubblica lo scorso 12 novembre, senza complessi la sua sfida all´ex presidente nazionale di Confindustria. «Antonio D´Amato è persona degnissima e in democrazia la competizione è un fattore fondamentale. Sono felicissimo di averlo come rivale. Un confronto esaltante in cui ognuno potrà esprimere il proprio parere. Una grande sfida ma sono in vantaggio. Sono avanti anche tra i giovani e nella piccola industria». Oggi 24 novembre regna ancora profonda incertezza sull'esito del voto, con la presentazione di comunicati da una parte e dall'altra che riportano cifre contrastanti. L'appuntamento è rimandato quindi all'ultima votazione.
Noi de Il Confronto tifiamo ovviamente per Paolo Scudieri, forse oggi l'ottavianese che più ci rappresenta in Campania e nel Mondo. E gli auguriamo di poter vincere contro questo degno avversario e conquistare la presidenza dell'Unione. Forza Paolo!!! OTTAVIANO è CON TE!!!
ECCO L'INTERVISTA PUBBLICATA IERI DAL "CONFRONTO":
Paolo Scudieri si racconta ai giovani de "Il Confronto"
CONFRONTO CON PAOLO SCUDIERI: I SEGRETI DI UN GRANDE SUCCESSO
Amministratore di Adler Plastic, vicepresidente di Confindustria Campania e dell'Unione degli Industriali di Napoli: dal 2007 è diventato "Cavaliere del Lavoro"
di Emanuele Ragosta
OTTAVIANO - "Puntate sempre in alto, e non ascoltate chi vi dice che è impossibile. Nella vita niente è imp
ossibile: bisogna solo porsi il proprio obiettivo e dare completamente se stessi per raggiungerlo, E quando lo raggiungi.. beh.. quello che si prova è indescrivibile..>>, queste le parole d'esordio rivolteci dall'amministratore delegato di Adler Plastic, Paolo Scudieri.
La sua testimonianza ci ha accompagnato attraverso le tappe più importanti della crescita, umana e professionale, di un semplice uomo che ha tracciato un grande percorso. Dai banchi di scuola a Maranello, dall'azienda di famiglia alla prestigiosissima nomina di Cavaliere del Lavoro, e così via, dritto fino all'oneroso e illustre incarico di responsabile dell'internazionalizzazione dell'Unione Industriali di Napoli, dove attualmente ricopre la carica di vicepresidente.
Paolo Scudieri, figlio di un altro grande protagonista di storia ottavianese, Achille Scudieri, ha saputo coltivare quelli che erano stati i sogni di suo padre, portandoli ancora più in alto, laddove quest'ultimo non avrebbe mai immaginato, forse, di vederli brillare.
Il Confronto è onorato di aver avuto la grande possibilità di intervistare un uomo di tale spessore, non solo professionale ma soprattutto umano, e Lo ringrazia pubblicamente per la Sua disponibilità e la Sua ospitalità.
ossibile: bisogna solo porsi il proprio obiettivo e dare completamente se stessi per raggiungerlo, E quando lo raggiungi.. beh.. quello che si prova è indescrivibile..>>, queste le parole d'esordio rivolteci dall'amministratore delegato di Adler Plastic, Paolo Scudieri.La sua testimonianza ci ha accompagnato attraverso le tappe più importanti della crescita, umana e professionale, di un semplice uomo che ha tracciato un grande percorso. Dai banchi di scuola a Maranello, dall'azienda di famiglia alla prestigiosissima nomina di Cavaliere del Lavoro, e così via, dritto fino all'oneroso e illustre incarico di responsabile dell'internazionalizzazione dell'Unione Industriali di Napoli, dove attualmente ricopre la carica di vicepresidente.
Paolo Scudieri, figlio di un altro grande protagonista di storia ottavianese, Achille Scudieri, ha saputo coltivare quelli che erano stati i sogni di suo padre, portandoli ancora più in alto, laddove quest'ultimo non avrebbe mai immaginato, forse, di vederli brillare.
Il Confronto è onorato di aver avuto la grande possibilità di intervistare un uomo di tale spessore, non solo professionale ma soprattutto umano, e Lo ringrazia pubblicamente per la Sua disponibilità e la Sua ospitalità.
1)Nei numerosi libri pubblicati da prof. Cimmino e dal mons. Saviano si parla di lei come una delle figure più prestigiose ed emblematiche del nostro Paese. Cosa pensa di queste parole?
Devo ringraziare sicuramente il professore Cimmino, il mons. Saviano e chiunque abbia voluto dedicare una attenzione, anche giornalistica alla nostra famiglia.
2)Subito una curiosità: è vero che quando era bambino inviava sempre un bigliettino di auguri ad Enzo Ferrari in occasione del suo compleanno?
Ero un poco più che bambino. Avevo diciotto anni quando ho cominciato questo rapporto epistolare. A 21 anni, a seguito anche delle mie insistenze, fui invitato in occasione del suo settantacinquesimo compleanno.
3) Che effetto le ha fatto incontrare Enzo Ferrari?
Entusiasmo ed emozione. Resta ancora adesso un grande uomo sotto tutti gli aspetti. I grandi si distinguono per questa capacità di relazionarsi senza parlare. Lui era una persona di una grande umanità e passione. E per me resterà viva in eterno: una persona nata dal nulla che aveva una cosa che lo ha sempre contraddistinto: il desiderio di arrivare lì dove voleva, e lo ha fatto con caparbietà e volontà.
4)Si è laureato nel 1982 a soli 22 anni. Cosa ricorda dei suoi anni di studio?
Sono stato, per molti versi, uno studente anomalo. Ho frequentato il Liceo Scientifico “Torricelli” a Somma Vesuviana e ho visto sempre poco i miei amici. Sono stato, purtroppo, sempre un po’ isolato dai miei compagni di scuola, a parte quelli che studiavano in mia compagnia. Tuttavia sono stati anni in cui sono stato molto vicino alla mia famiglia.
5) Subito dopo è entrato a far parte dell’azienda di famiglia fondata da suo padre, altra persona molto stimata in Paese, e da allora ha impresso un vera e propria “SVOLTA” coniugando RICERCA, INNOVAZIONE TECNOLOGICA e INTERNAZIONALIZZAZIONE. Che valore hanno per lei questi 3 aspetti presi singolarmente?
Sono orgoglioso di mio padre e dei valori che mi ha trasmesso: Lavorare con serietà, rispettare le persone e avere un approccio con il prossimo cristallino. Aspetti essenziali per poter fare l’imprenditore. Per vincere la battaglia dei mercati questi aspetti (RICERCA – INNOVAZIONE – INTERNAZIONALIZZAZIONE) devono lavorare sempre e solamente insieme. L’impresa ha bisogno di essere innovativa in un epoca, come la nostra, in cui tutti hanno tutto. Per cercare di uscire dagli schemi, bisogna essere innovativi, c’è bisogno di suscitare interesse nel consumatore. Ess
ere impegnati sui mercati internazionali è segno della globalizzazione; una globalizzazione che da imprenditore e da persona impegnata nel sociale non condivido all’unisono. Quella moderna, infatti, poggia su discrepanze sociali che non possono assolutamente durare. Spero che il domani ci possa portare un tipo di globalizzazione selettiva e basata sulle regole. L’internazionalizzazione ha significato per noi apertura di stabilimenti in giro per il mondo: Francia, Polonia, Brasile, India. È importante anche questo perché le dimensioni delle imprese devono crescere, così come la sua struttura finanziaria deve essere solida per poter affrontare queste sfide che si giocano nei paesi in via di sviluppo.
6)Quanto è cambiata, secondo Lei, la figura dell’operaio dal 1982 ad oggi nella sua azienda?
Secondo me cambia tutti i giorni, dal fordismo che ha creato la catena di montaggio e quindi la ripetizione dell’operazione, al taylorismo e fino ai giorni nostri c’è stato un passaggio vorticoso della figura dell’operaio. Oggi i miei dipendenti, che non chiamo assolutamente operai, ma “collaboratori”, sono persone che partecipano alla efficienza del prodotto, passando per la competitività. Sono persone esperte e qualificate dal punto di vista scolastico.
7)Nel 2007 è stato insignito “cavaliere del Lavoro”: cosa ha significato per lei questo riconoscimento così importante?
Sicuramente essere cavaliere del lavoro è per me fattore di un prestigio infinito. Per diventare cavaliere del lavoro ho avuto una miriade di verifiche, sia personali che aziendali. Sono stato felicissimo di ricevere questo riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un segno distintivo che metto a disposizione di tutti.
8) Lei è vicepresidente di Confindustria Campania e dell’Unione degli industriali di Napoli. Ruoli prestigiosi e allo stesso di grande responsabilità. È orgoglioso di essere arrivato tanto in alto?
Sarò orgoglioso di arrivare ancora più in alto (Scherza…). Sono orgoglioso di entrambe le cariche, che ho il piacere di presiedere, peraltro con una delega davvero importante e pesante dal punto di vista lavorativo, che è quella dell’internazionalizzazione.
9) In mezzo a tanto lavoro e a tanti impegni e in un mondo radicalmente mutato rispetto al passato, dove anche i valori più importanti vanno perdendosi che posto occupa la sua famiglia nella sua vita?
La famiglia per me è stata sempre importante e occupa un posto prioritario. È uno dei valori fondamentali. La famiglia ci lega agli affetti, gli affetti ci fanno battere il cuore, il cuore determina i sentimenti, i sentimenti comandano la mente e se uno ha dei sentimenti buoni raggiunge degli obiettivi grossi.
10) Grazie al suo impegno lo scorso giugno l’Unione degli Industriali di Napoli ha aperto una sede distaccata nella nostra città. A lei vanno tutti i nostri complimenti. Ciò dimostra anche la voglia e l’interesse di dare un segnale forte ad Ottaviano in vista di investimenti futuri. Manca però una vera e propria area che possa definirsi industriale e soprattutto mancano le industrie. Mancano gli investimenti, le risorse o altro?
Ottaviano ha una storia industriale notevolissima. Chi conosce la storia di Ottaviano sa che da sempre ci sono state vetrerie, concerie, distillerie, aziende tessili, camicerie, opifici. Tuttavia l’imprenditore ottavianese, almeno fino ad ora e speriamo che sia diverso per il futuro, non ha voluto fare il cosiddetto “salto di qualità”. Forse è mancata la volontà, forse ha avuto paura di essere evidente (a mio avviso la cosa peggiore) e poi non è stato aiutato da un piano di sviluppo urbano, che ancora non prevede un’area industriale. Portare l’Unione degli Industriali vuol dire tentare di far passare un messaggio importante: “Cari imprenditori ottavianesi, noi vi siamo vicini, e vi chiediamo di essere evidenti”. Essere evidenti non penalizza, anche se qui si pensa che ciò potrebbe comportare il rischio di attenzioni non positive. Essere evidenti fa si che si possa avere un attenzione soprattutto dalle istituzioni ed è questo il messaggio che ho voluto lanciare agli imprenditori e a tutti la società civile ottavianese. Quindi vi dico che Ottaviano imprenditorialmente parlando è molto più spumeggiante e viva rispetto a quello che può apparire. Il problema che è tutto sommerso. Vediamo tanti rovi, mentre sotto ci possono essere dei meravigliosi fiori. L’unione ha posto, appunto, un primo taglio a questi rovi.
11) Cosa pensa del Federalismo fiscale?
Penso che sia una grande opportunità perché la serietà possa essere pregnante rispetto alle superficialità che fino ad oggi abbiamo vissuto.
12) Che opinione si è fatto della crisi dei mercati finanziari americani che ha portato al fallimento di numerose banche e al collasso delle borse mondiali? L’industria italiana ne ha risentito?
Ovviamente l’industria italiana ne ha risentito. Penso che gli americani siano molto superficiali, e ciò deriva da una parcellizzazione della scolarità americana che si fonda e si formalizza soprattutto su specializzazioni. Ragione questa per cui la laurea americana è estremamente settoriale. Invece la cultura europea è molto più ampia. Più atletici siamo anche culturalmente, più siamo padroni delle cose che si manifestano. Essere troppo settoriale significa avere una visione troppo limitata, portando a superficialità. L’errore che non dobbiamo rifare è quello di ripartire senza regole, che per essere generate hanno ora bisogno di organismi sovranazionali che al momento non ci sono e che noi europei abbiamo il dovere di creare perché culturalmente più preparati. Un ragionamento complesso che avrebbe bisogno di analisi ben più grandi e che trova le sue cause in tantissimi fattori. Tuttavia io dico che bisogna sempre guardare la storia: la storia è lo specchio dell’epoca contemporanea. E quello che è accaduto oggi è molto simile a ciò che è accaduto nel ’29 e nelle successive crisi che si aperte nel corso degli anni.
13)Ed ora uno sguardo al nostro Paese: se la sente, dopo cinque anni, di esprimere un giudizio sull’Amministrazione guidata dal sindaco Iervolino?
Mario Iervolino è stato un sindaco abbastanza moderno. Si è scrollato di dosso tutta quella ostatività. Ha pulito Ottaviano da quelle che erano le sue ragnatele. Ma questo non è un successo che attribuisco al singolo ma a tutta l’amministrazione, perché non si vince mai da soli ma sempre in squadra. C’è ancora tanto da fare, soprattutto c’è da fare per i giovani. Puntare sui giovani, progettare e prevedere aree industriali: sono questi i punti su cui battere per il futuro. Nella genesi di un miglioramento di un paese devono esserci i giovani, che devono trovare il massimo ausilio, disponibilità. Il futuro è dei giovani e noi dobbiamo far tutto quello che è in nostro potere per poterli far esprimere al meglio e con tutto il loro potenziale. Siete come delle Ferrari, non tutte da pista e non tutte da strada, ma avete un enorme potenziale che dovete sfruttare. E puntare sempre al massimo…a cominciare dalle piccole cose.
Devo ringraziare sicuramente il professore Cimmino, il mons. Saviano e chiunque abbia voluto dedicare una attenzione, anche giornalistica alla nostra famiglia.
2)Subito una curiosità: è vero che quando era bambino inviava sempre un bigliettino di auguri ad Enzo Ferrari in occasione del suo compleanno?
Ero un poco più che bambino. Avevo diciotto anni quando ho cominciato questo rapporto epistolare. A 21 anni, a seguito anche delle mie insistenze, fui invitato in occasione del suo settantacinquesimo compleanno.
3) Che effetto le ha fatto incontrare Enzo Ferrari?
Entusiasmo ed emozione. Resta ancora adesso un grande uomo sotto tutti gli aspetti. I grandi si distinguono per questa capacità di relazionarsi senza parlare. Lui era una persona di una grande umanità e passione. E per me resterà viva in eterno: una persona nata dal nulla che aveva una cosa che lo ha sempre contraddistinto: il desiderio di arrivare lì dove voleva, e lo ha fatto con caparbietà e volontà.
4)Si è laureato nel 1982 a soli 22 anni. Cosa ricorda dei suoi anni di studio?
Sono stato, per molti versi, uno studente anomalo. Ho frequentato il Liceo Scientifico “Torricelli” a Somma Vesuviana e ho visto sempre poco i miei amici. Sono stato, purtroppo, sempre un po’ isolato dai miei compagni di scuola, a parte quelli che studiavano in mia compagnia. Tuttavia sono stati anni in cui sono stato molto vicino alla mia famiglia.
5) Subito dopo è entrato a far parte dell’azienda di famiglia fondata da suo padre, altra persona molto stimata in Paese, e da allora ha impresso un vera e propria “SVOLTA” coniugando RICERCA, INNOVAZIONE TECNOLOGICA e INTERNAZIONALIZZAZIONE. Che valore hanno per lei questi 3 aspetti presi singolarmente?
Sono orgoglioso di mio padre e dei valori che mi ha trasmesso: Lavorare con serietà, rispettare le persone e avere un approccio con il prossimo cristallino. Aspetti essenziali per poter fare l’imprenditore. Per vincere la battaglia dei mercati questi aspetti (RICERCA – INNOVAZIONE – INTERNAZIONALIZZAZIONE) devono lavorare sempre e solamente insieme. L’impresa ha bisogno di essere innovativa in un epoca, come la nostra, in cui tutti hanno tutto. Per cercare di uscire dagli schemi, bisogna essere innovativi, c’è bisogno di suscitare interesse nel consumatore. Ess
ere impegnati sui mercati internazionali è segno della globalizzazione; una globalizzazione che da imprenditore e da persona impegnata nel sociale non condivido all’unisono. Quella moderna, infatti, poggia su discrepanze sociali che non possono assolutamente durare. Spero che il domani ci possa portare un tipo di globalizzazione selettiva e basata sulle regole. L’internazionalizzazione ha significato per noi apertura di stabilimenti in giro per il mondo: Francia, Polonia, Brasile, India. È importante anche questo perché le dimensioni delle imprese devono crescere, così come la sua struttura finanziaria deve essere solida per poter affrontare queste sfide che si giocano nei paesi in via di sviluppo.6)Quanto è cambiata, secondo Lei, la figura dell’operaio dal 1982 ad oggi nella sua azienda?
Secondo me cambia tutti i giorni, dal fordismo che ha creato la catena di montaggio e quindi la ripetizione dell’operazione, al taylorismo e fino ai giorni nostri c’è stato un passaggio vorticoso della figura dell’operaio. Oggi i miei dipendenti, che non chiamo assolutamente operai, ma “collaboratori”, sono persone che partecipano alla efficienza del prodotto, passando per la competitività. Sono persone esperte e qualificate dal punto di vista scolastico.
7)Nel 2007 è stato insignito “cavaliere del Lavoro”: cosa ha significato per lei questo riconoscimento così importante?
Sicuramente essere cavaliere del lavoro è per me fattore di un prestigio infinito. Per diventare cavaliere del lavoro ho avuto una miriade di verifiche, sia personali che aziendali. Sono stato felicissimo di ricevere questo riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un segno distintivo che metto a disposizione di tutti.
8) Lei è vicepresidente di Confindustria Campania e dell’Unione degli industriali di Napoli. Ruoli prestigiosi e allo stesso di grande responsabilità. È orgoglioso di essere arrivato tanto in alto?
Sarò orgoglioso di arrivare ancora più in alto (Scherza…). Sono orgoglioso di entrambe le cariche, che ho il piacere di presiedere, peraltro con una delega davvero importante e pesante dal punto di vista lavorativo, che è quella dell’internazionalizzazione.
9) In mezzo a tanto lavoro e a tanti impegni e in un mondo radicalmente mutato rispetto al passato, dove anche i valori più importanti vanno perdendosi che posto occupa la sua famiglia nella sua vita?
La famiglia per me è stata sempre importante e occupa un posto prioritario. È uno dei valori fondamentali. La famiglia ci lega agli affetti, gli affetti ci fanno battere il cuore, il cuore determina i sentimenti, i sentimenti comandano la mente e se uno ha dei sentimenti buoni raggiunge degli obiettivi grossi.
10) Grazie al suo impegno lo scorso giugno l’Unione degli Industriali di Napoli ha aperto una sede distaccata nella nostra città. A lei vanno tutti i nostri complimenti. Ciò dimostra anche la voglia e l’interesse di dare un segnale forte ad Ottaviano in vista di investimenti futuri. Manca però una vera e propria area che possa definirsi industriale e soprattutto mancano le industrie. Mancano gli investimenti, le risorse o altro?
Ottaviano ha una storia industriale notevolissima. Chi conosce la storia di Ottaviano sa che da sempre ci sono state vetrerie, concerie, distillerie, aziende tessili, camicerie, opifici. Tuttavia l’imprenditore ottavianese, almeno fino ad ora e speriamo che sia diverso per il futuro, non ha voluto fare il cosiddetto “salto di qualità”. Forse è mancata la volontà, forse ha avuto paura di essere evidente (a mio avviso la cosa peggiore) e poi non è stato aiutato da un piano di sviluppo urbano, che ancora non prevede un’area industriale. Portare l’Unione degli Industriali vuol dire tentare di far passare un messaggio importante: “Cari imprenditori ottavianesi, noi vi siamo vicini, e vi chiediamo di essere evidenti”. Essere evidenti non penalizza, anche se qui si pensa che ciò potrebbe comportare il rischio di attenzioni non positive. Essere evidenti fa si che si possa avere un attenzione soprattutto dalle istituzioni ed è questo il messaggio che ho voluto lanciare agli imprenditori e a tutti la società civile ottavianese. Quindi vi dico che Ottaviano imprenditorialmente parlando è molto più spumeggiante e viva rispetto a quello che può apparire. Il problema che è tutto sommerso. Vediamo tanti rovi, mentre sotto ci possono essere dei meravigliosi fiori. L’unione ha posto, appunto, un primo taglio a questi rovi.
11) Cosa pensa del Federalismo fiscale?
Penso che sia una grande opportunità perché la serietà possa essere pregnante rispetto alle superficialità che fino ad oggi abbiamo vissuto.
12) Che opinione si è fatto della crisi dei mercati finanziari americani che ha portato al fallimento di numerose banche e al collasso delle borse mondiali? L’industria italiana ne ha risentito?
Ovviamente l’industria italiana ne ha risentito. Penso che gli americani siano molto superficiali, e ciò deriva da una parcellizzazione della scolarità americana che si fonda e si formalizza soprattutto su specializzazioni. Ragione questa per cui la laurea americana è estremamente settoriale. Invece la cultura europea è molto più ampia. Più atletici siamo anche culturalmente, più siamo padroni delle cose che si manifestano. Essere troppo settoriale significa avere una visione troppo limitata, portando a superficialità. L’errore che non dobbiamo rifare è quello di ripartire senza regole, che per essere generate hanno ora bisogno di organismi sovranazionali che al momento non ci sono e che noi europei abbiamo il dovere di creare perché culturalmente più preparati. Un ragionamento complesso che avrebbe bisogno di analisi ben più grandi e che trova le sue cause in tantissimi fattori. Tuttavia io dico che bisogna sempre guardare la storia: la storia è lo specchio dell’epoca contemporanea. E quello che è accaduto oggi è molto simile a ciò che è accaduto nel ’29 e nelle successive crisi che si aperte nel corso degli anni.
13)Ed ora uno sguardo al nostro Paese: se la sente, dopo cinque anni, di esprimere un giudizio sull’Amministrazione guidata dal sindaco Iervolino?
Mario Iervolino è stato un sindaco abbastanza moderno. Si è scrollato di dosso tutta quella ostatività. Ha pulito Ottaviano da quelle che erano le sue ragnatele. Ma questo non è un successo che attribuisco al singolo ma a tutta l’amministrazione, perché non si vince mai da soli ma sempre in squadra. C’è ancora tanto da fare, soprattutto c’è da fare per i giovani. Puntare sui giovani, progettare e prevedere aree industriali: sono questi i punti su cui battere per il futuro. Nella genesi di un miglioramento di un paese devono esserci i giovani, che devono trovare il massimo ausilio, disponibilità. Il futuro è dei giovani e noi dobbiamo far tutto quello che è in nostro potere per poterli far esprimere al meglio e con tutto il loro potenziale. Siete come delle Ferrari, non tutte da pista e non tutte da strada, ma avete un enorme potenziale che dovete sfruttare. E puntare sempre al massimo…a cominciare dalle piccole cose.
Emanuele Ragosta


6 Comments:
GRANDE PAOLO SCUDIERI!
complimenti vivissimi al dott.scudieri e un grande in bocca al lupo x il futuro!
Complimenti per l'ottima fattura del giornale e dei suoi contenuti. Siete davvero bravi, giovani e meno giovani de Il Confronto.
scudieri sei un grande.
BUON LAVORO
il fatto che ci siano 5 commenti fa capire quanto alla gente di ottaviano freghi di paolo scudieri e dei suoi successi in campol avorativo. scudieri non è altro che l'ultimo dei tanti "ottavianesi di successo" che non hanno mai fatto un cazzo per questo paese se non arricchirsi personalmente
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