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La legge è uguale per tutti.


L’altolà della Corte Costituzionale al lodo Alfano.

Di Antonio Cimmino

Pressioni,minacce,dubbi esilaranti. Ma dopo due giorni di discussioni,la Corte Costituzionale,dichiara fermamente che la legge è uguale per tutti.
Sarebbe davvero bastato un minuto per ribadire l’articolo 3 della nostra Costituzione,ma siamo in Italia…E dunque ci sono volute ben 48 ore.
Alle 13:00 del 7 ottobre 2009,quando la camera di consiglio è stata sospesa per la pausa pranzo,prende a ventilare un primo “rumor” di un’imminente e netta bocciatura del lodo Alfano. A quell’ora i giudici (formalmente) non avevano ancora votato,ma gli schieramenti erano già ben definiti e il precipitare degli eventi era già stato avvertito.
Legge nota con il nome “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale, nei confronti delle alte cariche dello Stato” (l. 124/2008),il lodo Alfano fu presentato come disegno di legge dall’omonimo ministro della giustizia ed approvato dal consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi nel giugno 2008.
A distanza più di un anno,però,l’altolà della Corte Costituzionale al lodo parla chiaro:per sospendere i processi nei confronti delle più alte cariche dello Stato è necessaria una legge costituzionale e non ordinaria. La decisione presa a maggioranza dai giudici della consulta comporta la ripresa dei due processi in cui il Premier Berlusconi è imputato,e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset e per corruzione in atti giudiziari di David Mills, avvocato inglese.
Dal suo canto,Niccolò Ghedini,legale di Silvio Berlusconi,ribadisce come il lodo equivale soltanto a una “garanzia” per tutelare il diritto di difesa di un qualsivoglia cittadino imputato,che al tempo stesso riveste un’alta carica dello Stato.
Ma la Corte da appieno ragione ai giudici di Milano dei processi Mills e Mediaset:
il lodo Alfano crea una differenziazione di trattamento tra cittadini,violando pertanto il già citato art.3 della Costituzione;violazione,questa,che può essere compiuta soltanto con una legge costituzionale (art.138).
Di certo veemente la reazione del leader della Lega Nord,Umberto Bossi,ma al momento della verità,il voto dei 15 giudici della Consulta parla chiaro:nove a favore della bocciatura e sei contro. Quando il presidente Amirante avverte il Quirinale una cospicua ridda di tv italiane e straniere era già fuori palazzo della Consulta in attesa,mentre il verdetto giunge a Berlusconi poco dopo,mentre era a Palazzo Grazioli con i suoi.Per di più,dopo la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi, visibilmente scosso dall'avverso risultato, non perde occasione per lanciare bordate a tutti coloro che a suo dire complottano contro di lui. E allora ecco i componenti della Corte costituzionale, magistrati e giuristi di riconosciuto valore, ridotti al rango di esecutori di un mandato politico. E poi la versione secondo cui Napolitano lo avrebbe garantito dell'approvazione del Lodo anche da parte della Consulta. Infine c'è la conclusione degna dell'eleganza del cavaliere: L'offesa a Rosi Bindi definita "più bella che intelligente". Pronta la replica dell'interessata: "non sono una donna a sua disposizione". Ed efficace la battuta della Melandri: Berlusconi, un uomo più alto che educato". o ancora meglio: "più alto che onesto".



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