Il Castello Mediceo è stato il teatro della nascita della Fondazione in onore di Mimmo Beneventano.
di Gennaro Di Gennaro
Mimmo Beneventano. Un medico. Un eroe. Più semplicemente un uomo, un uomo che ha avuto la sfortuna di scontrarsi con una realtà più grande di lui, un mondo più grande di lui, che lo ha visto capitolare nella maniera più barbara e incolpevole. Quel 7 novembre del 1980 terminò la vita dell’uomo, ma nacque l’immagine dell’eroe, di un eroe che credeva fino in fondo a quello che faceva, che adorava il suo Paese e che auspicava per il proprio Paese un futuro migliore e diverso. Ma in quell’epoca una persona come Mimmo il nostro Paese non era in grado di reggerla, o forse non era nemmeno giusto che l’avessimo; così pensarono di eliminarla, e purtroppo, nella maniera più brutale. Hanno cancellato l’uomo, ma il suo ricordo non ci ha abbandonato e così, a 29 anni di distanza da quel tragico 7 novembre, nasce la Fondazione “Mimmo Beneventano". La presentazione delle Fondazione si è tenuta presso il Castello Mediceo, emblema del territorio ottavianese ma soprattutto culla di due epoche, una buia e un’altra che auspica a rifiorire nel segno della legalità. Una presentazione, quella della Fondazione all’insegna del ricordo e di uno sguardo al futuro, forte delle testimonianze delle persone che hanno portato avanti ed hanno creduto fortemente in questo progetto. In primis, Rosalba Beneventano, sorella di Mimmo la quale si è espressa in questi termini: “ La vostra presenza oggi è la conferma che il ricordo di Mimmo è ancora vivo. 29 anni fa nella via che oggi porta il suo nome Mimmo fu ucciso, anni che sono secoli, ma che sembrano da poco alle spalle per noi familiari.Mimmo si trovò a vivere in un periodo in cui la camorra stava raggiungendo la sua massima forza. 2 anni prima Pasquale Cappuccio era stato anche lui vittima di un agguato camorristico e aveva pagato con la vita per i suoi ideali. La camorra in quegli anni 80 si trovò ad aggredire in maniera massiccia il territorio, lambendo settori cardine della vita economica come quello dell’edilizia. E proprio per combattere tale espansione del fenomeno camorristico, Mimmo fu assassinato. Con la Fondazione, a quasi trenta anni di distanza dal suo sacrificio ci prefiggiamo due obiettivi: ripristinare una cultura di legalità e salvaguardare il patrimonio ottavianese, cercando di accantonare il triste passato e restituire ad Ottaviano un roseo futuro.

Un messaggio forte quello di Rosalba Benventano, ribadito dal primo cittadino Mario Iervolino: “ Ricordo ancora quel giorno. Ero militare al Ministero della difesa quando mi venne riferito che ad Ottaviano era stato ucciso un medico. Chiamai a casa e mi dissero che avevano assassinato Mimmo Beneventano. Mimmo rappresentava il prototipo dell’uomo dai saldi ideali, l’uomo che si batteva per una Ottaviano migliore. A quei tempi le sezioni di partito che frequentavamo tendevano a formare l’uomo, cosa che oggi purtroppo non avviene più e grazie a quelle stesse sezioni noi dell’epoca abbiamo incamerato tanto. E abbiamo incamerato tanto proprio perché c’erano uomini come Mimmo e Pasquale Cappuccio che desideravano ardentemente restaurare le legalità nel nostro paese”. A seguire gli interventi del presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone il quale ha sottolineato come Il Parco rappresenti "un deterrente all’abusivismo” e come “in un percorso all’insegna della legalità l'apporto del Parco risulta doveroso” e del regista Luca Curto il quale ha espresso l’intenzione di produrre una film inchiesta che ruoti intorno alla figura di Mimmo e agli episodi che colpirono in quegli anni bui il nostro paese. Ma il momento di più profonda commozione è stato raggiunto in seguito alle parole di Geppina Casillo, grande amica di Mimmo che lo ha ricordato così: “ Mimmo era un uomo straordinario, disponibile e dedito agli altri sia come medico che come amico, un uomo che si era ben presto reso conto di quanto l’umanità fosse carente. Egli ripeteva sempre questa frase di Palazzeschi, - Fai che la morte non ti trovi già cadavere, ma ti trovi in piena danza - quasi conscio del triste destino che lo attendeva”. Un triste destino che tuttavia non è passato inosservato e che l’Ottaviano dal volto nuovo conserva come emblema di un nuovo corso.


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