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The future needs a big kiss


di Alessandro Annunziata


Alcuni giorni trascorrono uguali nella loro monotonia, altri segnano una generazione, un’epoca.
Il 20 Luglio 1969, esattamente 40 anni fa, l’uomo è sbarcato sulla Luna sancendo, così, l’inizio di una nuova fase per la storia dell’umanità: l’era spaziale.
In piena Guerra Fredda il mondo intero si fermò in silenzio davanti alle Tv, dimenticando per qualche ora il rischio di una nuova guerra atomica. A bordo dell’ Apollo 11, insieme agli astronauti A.Eldrin e M.Collins, c’era Neil Armstrong, l’americano che, in diretta mondiale, lasciò per primo la sua impronta sul suolo lunare nella cd. “Valle della Tranquillità”.
Un ricordo indelebile per i ragazzi di allora, divisi dagli scontri ideologici scoppiati nel ’68, uniti dalla meraviglia che prende l’umanità nei momenti storici.
Simbolo della vittoria della mente umana sulla forza di gravità, l’allunaggio era stato argomento di numerosi romanzi di avventura; tra tutti “I primi uomini sulla Luna” di H.G.Wells, datato 1901. D’altronde la Luna, che accompagna la Terra nei suoi moti di rotazione e di rivoluzione dall’alba dei tempi, ha esercitato una certa influenza sull’uomo sin dalla sua comparsa. Per gli Indiani d’ America, i Maya, le popolazioni del Nord Europa e quelle africane era fonte d’ispirazione di racconti fantastici e di leggende tramandate nei secoli. In realtà, tutte le popolazioni pre-tecnologiche nutrivano un interesse innato per le stelle ed i pianeti. Non facevano eccezione i Greci: Luciano raccontò dei Seleniti, immaginari abitanti della Luna. Ed anche se gli alieni, per così dire, non li abbiamo ancora trovati (né lì né altrove), le speranze, le curiosità ed i timori sono gli stessi di allora; sintomo che si cambia ma, in fondo, si resta anche gli stessi.
Alcuni, anche tra gli esperti sovietici, hanno messo in dubbio che quel giorno Armstrong abbia realmente piantato la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare e che abbia davvero compiuto “Un piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanità”. I revisionisti storici, come in occasione dell’11 Settembre 2001, non sono mai mancati. Non sempre, tuttavia, la razionalizzazione di tutto ciò che accade è possibile; la realtà è spesso più complicata di qualsiasi prodotto dell’immaginazione. Assodato che non sempre è possibile ragionare in bianco e nero, è fondamentale porsi una domanda: cosa sarebbe successo se quel 20 Luglio 1969 fosse trascorso come un giorno estivo qualunque? Se la missione fosse terminata con un fallimento?
Sicuramente avremmo continuato a fantasticare, al pari dei nostri antenati. Inoltre, se quel giorno l’uomo non avesse conquistato la Luna e quella bandiera americana ferma e piatta non avesse colorato il grigio paesaggio lunare, anche la musica avrebbe perso qualcosa. E’ infatti provato che la luna produca effetti sulle maree, sull’agricoltura, sulla vinificazione e persino sul ciclo biologico umano, ma evidentemente anche sulla musica: chi ci assicura, infatti, che, se le cose fossero andate diversamente, i Pink Floyd avrebbero ugualmente inciso l’album “The Dark Side of The Moon” ?
E così, 40 anni dopo lo sbarco, mentre la NASA progetta un’affascinante missione su Marte, le teorie extraterrestri ed i dibattiti sono ancora vivi, l’immaginazione riprende a volare e, proprio come accadeva ai nostri antenati millenni fa, si può guardare al futuro con maggiore ottimismo.

1 Comment:

Anonimo said...

Bellissimo qst articolo... Bello anche il riferimento alla canzone degli U2 (nel titolo)...