L'omologazione culturale ha cancellato dall'orizzonte le “piccole patrie”, le cui luci brillano ormai nel rimpianto, memorie sempre più labili di stelle scomparse. “Come polli d’allevamento, gli italiani hanno indi accettato la nuova sacralità, non nominata, della merce e del suo consumo”: è questa la nuova società nella quale oggi ci muoviamo, testimoni e vittime dei lutti culturali.
Pier Paolo Pasolini
A poco più di sei mesi dalle elezioni amministrative, già s’odono i rumori di fondo di manovre pre-elettorali in cui i vari aspiranti ad un posto nel civico consesso cercano di posizionarsi , prescindendo da opzioni ideali e valoriali . 
E poi , a giochi fatti, scopriamo il profilo dei parvenus approdati alle leve del potere .
Credo , invece, che sempre, ma soprattutto in questa fase, occorra da parte di tutti un esercizio di responsabilità , che ci tocca come cittadini e come soggetti della società civile, per garantire il confronto e la dialettica democratica , senza abbandonare il terreno del confronto incessante delle idee e delle visioni, delle finalità e delle strategie di lungo respiro. Senza di questo, la democrazia, letteralmente, si de-moralizza, riduce il consenso al plauso del cittadino-spettatore, sostituisce la partecipazione con la delega e la logica del bene comune con l’interesse di pochi. Deriva demagogica ed esito oligarchico vanno a braccetto.
Non possiamo rassegnarci a questa “fine”. Ne vogliamo costruire e prefigurare una diversa.
E quindi un invito alla franchezza. L’invito a parlare con chiarezza sul presente e sul futuro della nostra comunità locale.
Il contenuto di questa franchezza non può essere solo una analisi, bensì l’indicazione di una positiva interpretazione delle sfide e delle opportunità del nostro presente.
Occorre innanzitutto avviare una piena cultura della partecipazione alla vita del Governo locale insistendo su argomenti che sono vicini alla sensibilità delle famiglie e dei cittadini: la qualità del territorio nel quale si vive, la difesa delle loro prerogative specifiche, in termini economici, culturali e di sviluppo. Avviare meccanismi di informazione, sensibilizzazione, coinvolgimento e partecipazione dei cittadini del Comune , nelle loro varie specificità di ruolo (giovani, studenti, residenti, operatori commerciali , imprenditori, ecc.) e le loro associazioni, per l’elaborazione di politiche locali partecipate che concorrano a qualificare l’azione complessiva del governo locale in difesa delle identità locali, delle produzioni tipiche, della tutela dell’ambiente.
Se allora vogliamo ri-avviare i motori del cambiamento e aprire una nuova stagione di speranza, che ci faccia uscire da questo tempo contrassegnato dalle passioni tristi, dobbiamo avere il coraggio di orientare il nostro impegno verso le relazioni, la cittadinanza e la partecipazione civica. La cultura di massa ha portato modifiche sconvolgenti non solo nella mentalità, ma anche nelle usanze e nei valori. Il piccolo universo tradizionale é stato messo in crisi dai nuovi strumenti di comunicazione, dai nuovi modelli, comportamenti e simboli A partire dagli anni cinquanta, i mass media sono entrati in ogni casa, riflettendo come uno specchio le immagini e le vicende del mondo esterno. L’informazione, col suo flusso costante, ha varcato dall’esterno i confini dello spazio locale, dove si é attivato il confronto tra una realtà antica e una nuova moderna e vincente.
Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti di riflesso, ricadenti sulla cultura di massa, suscitati dalla pubblicità e dalla merceologia consumistica.
Per dirla con il filosofo Umberto Galimberti “ viviamo in un'epoca dominata da quelle che il filosofo (Spinoza) chiamava le "passioni tristi", dove il riferimento non era al dolore o al pianto, ma all'impotenza, alla disgregazione e alla mancanza di senso, che fanno della crisi attuale qualcosa di diverso dalle altre a cui l'Occidente ha saputo adattarsi, perché si tratta di una crisi dei fondamenti stessi della nostra civiltà”. Per questo sono fermamente convinto che l’arricchimento culturale sia un elemento indispensabile per il confronto, nel senso che pone le condizioni per una maggiore disponibilità al dialogo. Conoscere ingenera curiosità e la curiosità spinge ad incrementare le proprie conoscenze con un bagaglio di nozioni ulteriore. Le iniziative che l’ente locale dovrebbe mettere in campo devono fungere da stimolo per contribuire alla crescita di quell’integrazione di cui abbiamo tanto bisogno. Credo che uno dei compiti delle istituzioni sia proprio quello di dare ai cittadini tutti i mezzi possibili per riuscire a stare al passo. Questo è quello che ritengo debba essere fatto ed è anche quello che le associazioni presenti sul territorio debbono fare.
Purtroppo la cifra stilistica della nostra cittadina è un provincialismo nella sua accezione negativa: provincialismo inteso quale mentalità improntata alla più sfacciata chiusura mentale, corroborata da un’assoluta limitatezza di visione culturale complessiva.
Noi non viviamo in un borgo medievale abbarbicato sui monti o in un deserto, per cui si potrebbe giustificare una certa stagnazione sociale e grettezza mentale .
L’elenco delle manchevolezze cittadine in campo culturale è così lungo e così noto a tutti che ve lo risparmio.
Dobbiamo , tutti ,e in primis, i futuri amministratori , acquisire la consapevolezza che la cultura locale, come fattore d’identità e d’appartenenza al territorio, nel recuperare la memoria storica di un’area crea le condizioni per il suo sviluppo e per la sua trasformazione. Quindi, forme non occasionali di iniziative di animazione sociale e iniziative di carattere culturale possono diventare un positivo elemento di:
-integrazione dell’economia locale in termini sia di occupazione che di valorizzazione di risorse e prodotti locali;
-maturazione e diffusione di coesione sociale e di dialogo tra soggetti;
-maggior rispetto dell’ambiente;
-evoluzione della domanda di servizi per la gestione del tempo libero.
L’esperienza insegna che i contesti locali che alla lunga sono risultati vincenti sono stati quelli che hanno conservato la propria identità e che con una sapiente e creativa evoluzione l’hanno adattata ai cambiamenti esterni. Ogni contesto ha potuto sostenere al meglio la pressione competitiva dei processi di globalizzazione, proprio usando elementi della sua tradizione per reagire e creare in direzioni, precluse o difficili per gli altri, nuovi percorsi di sviluppo
"Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi, da tutti noi".
Con queste parole Karl Popper ha ricordato come il raggiungimento della modernizzazione risieda non soltanto nelle cose che diciamo quanto in quelle che facciamo realmente.
Non è sufficiente lanciare le iniziative, bisogna sostenerle, rinforzarle, rinnovarle senza interruzione.
Va definitivamente abbandonata l’errata convinzione che la cultura sia solo spettacolo o di cadere esclusivamente nel provincialismo delle sagre strapaesane. Contro le quali non ho nulla, ma sono un’altra cosa e generalmente non hanno bisogno di incentivazioni né di incoraggiamenti. Non bisogna pensare alle attività culturali solo come manifestazioni per radunare le masse sperando in qualche consenso elettorale: è ovvio che per questo sono piú efficaci altri tipi di manifestazioni, ma la cultura va intesa come momento di crescita e come elemento edificante.
Per raggiungere gli obiettivi di crescita e di sviluppo verso un sistema culturale e sociale aperto e maturo è necessaria la realizzazione di una organizzazione territoriale integrata di servizi culturali, intendendo anche sistemi museali, ricreativi, di spettacolo, bibliotecari ed archivistici. In tale ambito l’ente locale deve rivestire un ruolo propulsivo nei confronti degli altri soggetti che, anche istituzionalmente , hanno la responsabilità della modernizzazione del nostro territorio. Nell'impegno sociale , economico e culturale il Comune dovrà stimolare il confronto con altre realtà associative impegnate sul territorio, con le quali poter avviare una fattiva collaborazione e favorire l'interscambio attraverso l'organizzazione di incontri, conferenze e seminari.
E', quindi, dovere di tutti noi che siamo impegnati nella crescita della nostra terra stabilire "come" e "quando" raggiungere quegli obiettivi e quei risultati che ci proiettano al di fuori di questi ambiti troppo locale.
Purtroppo il provincialismo e il settarismo identitario da cui siamo pervasi non lascia sperare che la cultura del confronto aperto prevalga sulla paura del “diverso”, perché in fondo temiamo che chi ci contrasta abbia più argomenti dei nostri. Il rifiuto di dare spazio all’altro è sempre segno della nostra debolezza e della nostra scarsa fiducia nelle nostre ragioni.
Dobbiamo , quindi , tutti noi ( uomini, donne , giovani , associazioni ,…) pretendere che la politica si trasformi da calcolo cinico per catturare il consenso a rappresentanza degli interessi sociali , abbandonando quella sorta di fatalismo, di impotenza e di passiva rassegnazione che ha caratterizzato la vita sociale degli ultimi anni .
Un invito , dunque, ad abbandonare quel cinismo pragmatistico senz’anima , che crea indifferenza, e rilanciare un concreto progetto culturale che consenta alla politica di fare presa sulla realtà, sulla vita delle persone, sui bisogni e desideri che ne definiscono il senso e la progettualità.

E poi , a giochi fatti, scopriamo il profilo dei parvenus approdati alle leve del potere .
Credo , invece, che sempre, ma soprattutto in questa fase, occorra da parte di tutti un esercizio di responsabilità , che ci tocca come cittadini e come soggetti della società civile, per garantire il confronto e la dialettica democratica , senza abbandonare il terreno del confronto incessante delle idee e delle visioni, delle finalità e delle strategie di lungo respiro. Senza di questo, la democrazia, letteralmente, si de-moralizza, riduce il consenso al plauso del cittadino-spettatore, sostituisce la partecipazione con la delega e la logica del bene comune con l’interesse di pochi. Deriva demagogica ed esito oligarchico vanno a braccetto.
Non possiamo rassegnarci a questa “fine”. Ne vogliamo costruire e prefigurare una diversa.
E quindi un invito alla franchezza. L’invito a parlare con chiarezza sul presente e sul futuro della nostra comunità locale.
Il contenuto di questa franchezza non può essere solo una analisi, bensì l’indicazione di una positiva interpretazione delle sfide e delle opportunità del nostro presente.
Occorre innanzitutto avviare una piena cultura della partecipazione alla vita del Governo locale insistendo su argomenti che sono vicini alla sensibilità delle famiglie e dei cittadini: la qualità del territorio nel quale si vive, la difesa delle loro prerogative specifiche, in termini economici, culturali e di sviluppo. Avviare meccanismi di informazione, sensibilizzazione, coinvolgimento e partecipazione dei cittadini del Comune , nelle loro varie specificità di ruolo (giovani, studenti, residenti, operatori commerciali , imprenditori, ecc.) e le loro associazioni, per l’elaborazione di politiche locali partecipate che concorrano a qualificare l’azione complessiva del governo locale in difesa delle identità locali, delle produzioni tipiche, della tutela dell’ambiente.
Se allora vogliamo ri-avviare i motori del cambiamento e aprire una nuova stagione di speranza, che ci faccia uscire da questo tempo contrassegnato dalle passioni tristi, dobbiamo avere il coraggio di orientare il nostro impegno verso le relazioni, la cittadinanza e la partecipazione civica. La cultura di massa ha portato modifiche sconvolgenti non solo nella mentalità, ma anche nelle usanze e nei valori. Il piccolo universo tradizionale é stato messo in crisi dai nuovi strumenti di comunicazione, dai nuovi modelli, comportamenti e simboli A partire dagli anni cinquanta, i mass media sono entrati in ogni casa, riflettendo come uno specchio le immagini e le vicende del mondo esterno. L’informazione, col suo flusso costante, ha varcato dall’esterno i confini dello spazio locale, dove si é attivato il confronto tra una realtà antica e una nuova moderna e vincente.
Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti di riflesso, ricadenti sulla cultura di massa, suscitati dalla pubblicità e dalla merceologia consumistica.
Per dirla con il filosofo Umberto Galimberti “ viviamo in un'epoca dominata da quelle che il filosofo (Spinoza) chiamava le "passioni tristi", dove il riferimento non era al dolore o al pianto, ma all'impotenza, alla disgregazione e alla mancanza di senso, che fanno della crisi attuale qualcosa di diverso dalle altre a cui l'Occidente ha saputo adattarsi, perché si tratta di una crisi dei fondamenti stessi della nostra civiltà”. Per questo sono fermamente convinto che l’arricchimento culturale sia un elemento indispensabile per il confronto, nel senso che pone le condizioni per una maggiore disponibilità al dialogo. Conoscere ingenera curiosità e la curiosità spinge ad incrementare le proprie conoscenze con un bagaglio di nozioni ulteriore. Le iniziative che l’ente locale dovrebbe mettere in campo devono fungere da stimolo per contribuire alla crescita di quell’integrazione di cui abbiamo tanto bisogno. Credo che uno dei compiti delle istituzioni sia proprio quello di dare ai cittadini tutti i mezzi possibili per riuscire a stare al passo. Questo è quello che ritengo debba essere fatto ed è anche quello che le associazioni presenti sul territorio debbono fare.
Purtroppo la cifra stilistica della nostra cittadina è un provincialismo nella sua accezione negativa: provincialismo inteso quale mentalità improntata alla più sfacciata chiusura mentale, corroborata da un’assoluta limitatezza di visione culturale complessiva.
Noi non viviamo in un borgo medievale abbarbicato sui monti o in un deserto, per cui si potrebbe giustificare una certa stagnazione sociale e grettezza mentale .
L’elenco delle manchevolezze cittadine in campo culturale è così lungo e così noto a tutti che ve lo risparmio.
Dobbiamo , tutti ,e in primis, i futuri amministratori , acquisire la consapevolezza che la cultura locale, come fattore d’identità e d’appartenenza al territorio, nel recuperare la memoria storica di un’area crea le condizioni per il suo sviluppo e per la sua trasformazione. Quindi, forme non occasionali di iniziative di animazione sociale e iniziative di carattere culturale possono diventare un positivo elemento di:
-integrazione dell’economia locale in termini sia di occupazione che di valorizzazione di risorse e prodotti locali;
-maturazione e diffusione di coesione sociale e di dialogo tra soggetti;
-maggior rispetto dell’ambiente;
-evoluzione della domanda di servizi per la gestione del tempo libero.
L’esperienza insegna che i contesti locali che alla lunga sono risultati vincenti sono stati quelli che hanno conservato la propria identità e che con una sapiente e creativa evoluzione l’hanno adattata ai cambiamenti esterni. Ogni contesto ha potuto sostenere al meglio la pressione competitiva dei processi di globalizzazione, proprio usando elementi della sua tradizione per reagire e creare in direzioni, precluse o difficili per gli altri, nuovi percorsi di sviluppo
"Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi, da tutti noi".
Con queste parole Karl Popper ha ricordato come il raggiungimento della modernizzazione risieda non soltanto nelle cose che diciamo quanto in quelle che facciamo realmente.
Non è sufficiente lanciare le iniziative, bisogna sostenerle, rinforzarle, rinnovarle senza interruzione.
Va definitivamente abbandonata l’errata convinzione che la cultura sia solo spettacolo o di cadere esclusivamente nel provincialismo delle sagre strapaesane. Contro le quali non ho nulla, ma sono un’altra cosa e generalmente non hanno bisogno di incentivazioni né di incoraggiamenti. Non bisogna pensare alle attività culturali solo come manifestazioni per radunare le masse sperando in qualche consenso elettorale: è ovvio che per questo sono piú efficaci altri tipi di manifestazioni, ma la cultura va intesa come momento di crescita e come elemento edificante.
Per raggiungere gli obiettivi di crescita e di sviluppo verso un sistema culturale e sociale aperto e maturo è necessaria la realizzazione di una organizzazione territoriale integrata di servizi culturali, intendendo anche sistemi museali, ricreativi, di spettacolo, bibliotecari ed archivistici. In tale ambito l’ente locale deve rivestire un ruolo propulsivo nei confronti degli altri soggetti che, anche istituzionalmente , hanno la responsabilità della modernizzazione del nostro territorio. Nell'impegno sociale , economico e culturale il Comune dovrà stimolare il confronto con altre realtà associative impegnate sul territorio, con le quali poter avviare una fattiva collaborazione e favorire l'interscambio attraverso l'organizzazione di incontri, conferenze e seminari.
E', quindi, dovere di tutti noi che siamo impegnati nella crescita della nostra terra stabilire "come" e "quando" raggiungere quegli obiettivi e quei risultati che ci proiettano al di fuori di questi ambiti troppo locale.
Purtroppo il provincialismo e il settarismo identitario da cui siamo pervasi non lascia sperare che la cultura del confronto aperto prevalga sulla paura del “diverso”, perché in fondo temiamo che chi ci contrasta abbia più argomenti dei nostri. Il rifiuto di dare spazio all’altro è sempre segno della nostra debolezza e della nostra scarsa fiducia nelle nostre ragioni.
Dobbiamo , quindi , tutti noi ( uomini, donne , giovani , associazioni ,…) pretendere che la politica si trasformi da calcolo cinico per catturare il consenso a rappresentanza degli interessi sociali , abbandonando quella sorta di fatalismo, di impotenza e di passiva rassegnazione che ha caratterizzato la vita sociale degli ultimi anni .
Un invito , dunque, ad abbandonare quel cinismo pragmatistico senz’anima , che crea indifferenza, e rilanciare un concreto progetto culturale che consenta alla politica di fare presa sulla realtà, sulla vita delle persone, sui bisogni e desideri che ne definiscono il senso e la progettualità.

8 Comments:
Non conosco di persona l'avvocato Gentile, ma di una cosa sono certo mi piacerebbe vederlo ad Ottaviano come assessore alla cultura......ne vedremmo delle belle, molti di noi hanno una concezione deviata della cultura, sarebbe ora di fare un poco d'ordine. Gaetano C.
Caro avvocato, mi trova concorde su tutto quello che dice. Ma si ricordi che viviamo ad Ottaviano, in un Paese in cui si fa politica solo per apparire e per dire di essere assessore a questo o a quello.
paghiamo persone con i nostri soldi che non servono a NIENTE!!! Sono degli inutili...
Ad es., ne prendo uno a caso, proprio l'assessore alla cultura: CARMINE CINIGLIO. vi elenco brevemente le sue deleghe:
- CULTURA
- INFORMATIZZAZIONE
- POLIZIA MUNICIPALE
- TURISMO
- PERSONALE
cercherò di essere breve ma mi sarà veramente molto difficile. L'assessore non ha più la delega alla polizia municipale, che è in mano al sindaco, da più di un anno, anche se si continua a dire che è lui il delegato.
Informatizzazione: il Comune di Ottaviano non ha un proprio sito internet. Basta operare una ricerca con il più potente motore di ricerca del mondo che è GOOGLE e vedremo apparire, alla prima voce, il sito: www.ottaviano.asmenet.it. Dire che il sito è scandalosamente povero di notizie e di utilità è poco. Il Comune, però, fa riferimento anche ad un altro sito, che è piazzacomnune.it. Molto completo ma anche qui, non si possono consultare documentazioni aggiornate, delibere. Eppure basterebbe così poco!!! Ma perchè non possiamo avere un www.comunediottaviano.it, come tutti gli altri comuni di Italia??
Turismo: noi non siamo RIMINI o ASSISI, ma abbiamo potenzialità enormi che non vengono sfruttate. Ad es. Il castello Mediceo, il nostro Chalet, le antiche Masserie...Possibile che a nessuno è venuto in mente di sponsorizzare le nostre bellezze? Ma non mi voglio dilungare...ci sarebbero troppe cose da dire.
Cultura: non ne parliamo, anzi i nostri amministratori, con il SINDACO in testa, potranno parlare, solo quando avranno fatto la BIBLIOTECA...la prima pietra su cui ricostruire la riscoperta della cultura. Mi dispiace, caro assessore, lei ha fallito in tutte le sue deleghe, e sta portando al baratro anche il sindaco con lei...Sono troppe le sue pecche...
Sul sindaco: facile è promettere le cose, più difficile offrire una data certa. Ad esempio prendere sin d'ora l'impegno che la nuova biblioteca sarà aperta entro il 30 marzo...Ma se non è neanche stata messa al bilancio, dubito fortemente che le cose si faranno.
LE consiglio di leggere e capire il significato della parola: PROGETTUALITà...una parola troppo poco familiare a questa amministrazione.
Assessore, non me ne voglia, non è un attacco personale, anzi, anche se non lo conosco, penso che dia sempre il massimo nel suo lavoro, ma io come elettore di questa amministrazione, almeno sui 5 punti fondamentali che ho elencato, vedo solo FALLIMENTI...grazie per l'attenzione. Spero in una vostra smentita, ma la realtà davanti ai nostri occhi, non lascia spazio a qualcosa di diverso.
A.C.
avvocato voi sognate
scendi in pista, non restare nei box...bevi birra drive con solo il 2% di alcool e tutto il sapore che vuoi come solo drive sà dare....
....tutto questo per dire che?
Non conosco l'avv. Gentile e fino ad ora non lavevo sentito esprimersi. Trovo che abbia ragione su molte cose, su tutto. Non dimentichi avvocato però che bisogna vedere sempre alla concreta realizzazione delle cose e non alla ideologia pura. La cultura è cosa personale e si è liberi di scegliere se averla o meno, però giustamente come lei dice bisogna dare i mezzi perchè si possa diffondere...avvocato lei ha ragione, ma pare che non viva nella reatà, la nostra realtà. C'è bisogno di un più ampio cambio generazionale, una coscienza sociale e politica diversa e giovane...proporre iniziative non seguite servirebbe a poco nonostante le buone idee e le buone intenzioni. Mi auspico che ciò in cui lei crede si realizzi.
Un intervento di enorme spessore, che trasuda passione civile e politica nel senso più nobile del termine. Non so, tuttavia, individuare i modi attraverso cui si possa evitare in questo momento storico e politico, anche e soprattutto ad Ottaviano, il processo di degenerazione della politica verso quella "deriva demagogica con esito oligarchico" di cui parla l'avvocato.
Sono davvero tempi contrassegnati da "passioni tristi" e non basteranno, temo, le appassionate parole dell'avvocato Gentile per sconfiggere chi fonda la sua azione politica su "quel cinismo pragmatistico senz’anima , che crea indifferenza". Tuttavia spero si creino le condizioni, per "rilanciare un concreto progetto culturale che consenta alla politica di fare presa sulla realtà, sulla vita delle persone, sui bisogni e desideri che ne definiscono il senso e la progettualità". Si tratta di un disegno che potrà anche non essere vincente in questo momento, ma che servirà almeno a tracciare un solco, un segno distintivo, creando le premesse per un processo di rinnovamento che sappia davvero ravvivare una partecipazione civica al momento quasi del tutto assente.
Grazie per aver dato un soffio di speranza a chi non si rassegna a vedere Ottaviano sempre oscillante tra il servilismo feudale e l'incapacità di rinnovarsi, soprattutto nei modi oltre che nelle persone alle quali affidare il governo del nostro paese.
M.U.
avv Gentile sei Grande...FAtti Sindaco....
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