di Gennaro Di Gennaro
“Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine, appunti di una vita dal valore inestimabile, Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato….Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata”.
Diciamo che Fabrizio Moro, con questa canzone dal ritmo così orecchiabile che molto spesso ci fa dimenticare il senso più profondo di ogni singola parola, ha saputo cogliere il vero senso della giornata che Ottaviano ieri ha vissuto. Si parla di uomini che hanno scritto appunti di vita dal valore inestimabile, di uomini che hanno lottato, combattuto e sono morti per dare un calcio alle varie forme di criminalità organizzata per lasciarci un’eredità pesante, un bagaglio da custodire, una responsabilità da tenere costantemente presente: far si che il loro sacrificio non sia stato vano.
Ottaviano, tra alti e bassi, complice la sua triste eredità, si trova costantemente a convivere con un passato che molto spesso sembra non allontanarsi mai, ma è proprio grazie a quegli appunti di vita, di cui si parla nella canzone, che Ottaviano cerca di non guardare più indietro. Manifestazioni come quella di ieri sono occasioni di alta e profonda crescita sociale e civica, sono la testimonianza della ferma volontà di un popolo che vuole dimenticare il proprio passato per creare un futuro realmente migliore.
Quest’anno Ottaviano, dopo l’esperienza maturata l’anno scorso, con la partecipazione di Maria Falcone e di Giuseppe Ayala, ha celebrato la giornata della legalità e della memoria dando spazio ad altri voci, voci di persone che giorno dopo giorno lottano cercando di dare il loro contributo affinchè la battaglia contro le criminalità organizzate sia vinta e per far sì che la giustizia italiana trionfi: parliamo di Raffaele Cantone, attualmente impegnato presso l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, già membro del D.D.A di Napoli e autore del libro “ Solo per Giustizia”, Franco Roberti, procuratore della Repubblica di Salerno, don Tonino Palmese coordinatore regionale di Libera e il prefetto di Napoli, dott. Alessandro Pansa.
Ottaviano, tra alti e bassi, complice la sua triste eredità, si trova costantemente a convivere con un passato che molto spesso sembra non allontanarsi mai, ma è proprio grazie a quegli appunti di vita, di cui si parla nella canzone, che Ottaviano cerca di non guardare più indietro. Manifestazioni come quella di ieri sono occasioni di alta e profonda crescita sociale e civica, sono la testimonianza della ferma volontà di un popolo che vuole dimenticare il proprio passato per creare un futuro realmente migliore.
Quest’anno Ottaviano, dopo l’esperienza maturata l’anno scorso, con la partecipazione di Maria Falcone e di Giuseppe Ayala, ha celebrato la giornata della legalità e della memoria dando spazio ad altri voci, voci di persone che giorno dopo giorno lottano cercando di dare il loro contributo affinchè la battaglia contro le criminalità organizzate sia vinta e per far sì che la giustizia italiana trionfi: parliamo di Raffaele Cantone, attualmente impegnato presso l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, già membro del D.D.A di Napoli e autore del libro “ Solo per Giustizia”, Franco Roberti, procuratore della Repubblica di Salerno, don Tonino Palmese coordinatore regionale di Libera e il prefetto di Napoli, dott. Alessandro Pansa.
L'avvocato Palazzi, promotore della manifestazione fa le dovute presentazioni, enunciando scopi e obiettivi che Ottaviano mira a raggiungere e dopo aver sottolineato conpiaciuto la folta presenza di giovani in sala, lascia ben presto la parola al Sindaco Iervolino che sottolinea “Stiamo cercando di fare manifestazioni come questa per lasciare un’indicazione ai nostri ragazzi: non vivremo mai più situazioni come quelle che abbiamo vissuto. Possiamo senza remore dire che il nostro territorio ha recuperato una dignità che sembrava ormai persa. Gaber in una sua canzone diceva: “La nostra generazione ha perso”. Secondo me non è così, perchè con messaggi come quelli che stiamo trasmettendo, invogliamo le nuove generazioni a non guardare più al passato".
Alle parole del sindaco si accodano quelle del prefetto Pansa: “ Memoria e legalità. Punto uno. Memoria: Ottaviano non è più il paese di Raffaele Cutolo. Dobbiamo focalizzare con attenzione dove eravamo e dove siamo oggi arrivati oggi. Nel 1982 per la prima volta si iniziava a trattare il fenomeno mafioso a livello legislativo con la legge Rognoni- La Torre. Oggi, molti successi sono stati raggiunti grazie al sacrifico di tante persone e ciò non bisogna mai dimenticarlo. Tanto è stato fatto, ma tanto deve essere fatto ancora. Punto 2: legalità. Tale concetto deve assumere una valenza più ampia: dobbiamo esulare dal fenomeno mafioso o camorristico che sia: la legalità si costruisce giorno dopo giorno, partendo dalle piccole cose e sostenendo il lavoro della giustizia." Parole questa che hanno trovato completa adesione da parte del questore Giuffrè, del Generale della guardia di Finanza Mainolfi ( “La legalità si costruisce dal basso. Non ci può essere futuro senza legalità. Senza legalità il futuro non sarà mai nostro, ma sarà sempre un qualcosa ad appannaggio d’altri" ) del colonnello Cinque, comandante provinciale dei Carabinieri e di don Lindo d’Onofrio, giunto in rappresentanza del vescovo di Nola.
Dopo queste introduzioni, la parola è passata ad Antonio Corbo, editorialista de “ La Repubblica” che, in qualità di moderatore, ha posto l’attenzione generale su alcuni punti emersi dalla lettura del libro di Raffaele Cantone. Il problema posto dal giornalista è stato questo: nel libro, un ringraziamento speciale è stato fatto a Roberto Saviano. Costui con il suo libro ha fatto sì che il fenomeno camorra, affermatosi come fenomeno esclusivamente locale, divenisse un problema nazionale ed extra nazionale. A questo punto sorge spontaneo chiedersi: la figura di Saviano che ruolo ha avuto in tale lotta?
Dopo queste introduzioni, la parola è passata ad Antonio Corbo, editorialista de “ La Repubblica” che, in qualità di moderatore, ha posto l’attenzione generale su alcuni punti emersi dalla lettura del libro di Raffaele Cantone. Il problema posto dal giornalista è stato questo: nel libro, un ringraziamento speciale è stato fatto a Roberto Saviano. Costui con il suo libro ha fatto sì che il fenomeno camorra, affermatosi come fenomeno esclusivamente locale, divenisse un problema nazionale ed extra nazionale. A questo punto sorge spontaneo chiedersi: la figura di Saviano che ruolo ha avuto in tale lotta?
Sia Cantone che Roberti sono stati concordi nella risposta.
“ Il fenomeno camorra - inizia Cantone - per troppo tempo è stato sottovalutato, o meglio, per troppo tempo è stato reputato un fenomeno solo per gli addetti ai lavori. Gomorra ha avuto la capacità di catalizzare l’attenzione sul fenomeno ed ha reso conoscibile ciò che lo era solo per gli operatori del diritto. Tuttavia tutto ciò ha comportato un grande rischio: quello dell’eccessiva “mediatizzazione” del fenomeno. Molti, superficialmente, possono ritenere che con il processo Spartcus tutto sia finito, il mostro sia stato abbattuto e che i riflettori si possano abassare. Assolutamente no. La lotta è ancora aperta ed è ancora lungi dall’essere conclusa. Noi abbiamo bisogno di un impegno quotidiano; tutti celebrano il modello-Caserta: il modello Caserta per me, oggi come oggi, non è ancora vincente; lo diventerà solo quando verranno assicurati tutti i latitanti alla giustizia e quando i beni confiscati verranno destinati alla comunità”.
Roberti aggiunge: “Ho vissuto le varie stagioni della storia di Ottaviano: quand’ero ragazzo e mi recavo ad Ottaviano per rilassarmi, quando negli anni 80’ quando dovevo riconoscere i morti e quella odierna: posso senza dubbio affermare che Ottaviano sta riemergendo dal suo triste passato e ritengo che, in senso ampio, Saviano abbia contribuito a smuovere il tutto, dimostrando tutta l’inefficienza dell’informazione campana, mai realmente interessata alla camorra”.
Da un problema a un altro: dal fenomeno Saviano alla gestione dei beni confiscati. Corbo sottolinea come nell’ultimo Consiglio dei Ministri, tenutosi a Reggio Calabria sia stata avanzata la proposta per la costituzione di un’Agenzia specializzata per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; ciò gli dà l’opportunità di chiedere ai presenti cosa ne pensino in merito a tale agenzia.
Don Tonino Palmese afferma che " quei beni, - o sono nostri o sono dei mostri - Delle due l’una: o vengono distrutti per chiudere la bocca della gente sia per l’ammirazione che per la frustrazione che essi provocano o devono essere restituiti alla comunità. La vendita di tali beni deve essere l’extrema ratio in quanto tali beni sono stati il frutto di tanto, troppo sangue versato".
Il prefetto Pansa aggiunge: “Sono d’accordo con tutto quanto dice Don Tonino Palmese, ma vorrei ricordargli che quei beni già si vendono: il compito dell’agenzia dovrebbe essere quello di stabilire delle modalità e dei criteri per tale vendita. Il bene mafioso è un bene particolare, la cui gestione è piuttosto delicata. Per prima cosa, deve essere valutato se è utile venderlo o meno e quindi trarne un utile economico, o se è meglio utilizzarlo come emblema. In secondo luogo, bisogna valutare se il bene è socialmente utile e quindi se può rappresentare un effettivo beneficio per la comunità. Bisogna essere attenti a tutti questi parametri e ritengo quindi, che la costituzione dell’agenzia sia estremamente necessaria"
Roberti sintetizza praticamente il tutto: " La lotta alla criminalità deve essere patrimoniale. Punto. Dunque, l’obiettivo deve essere impoverire tali organizzazioni. Ora, bisogna solo individuare il modo attraverso il quale si possa mantenere la mafia lontana da tali beni. Oggi, essi sono gestiti dall’Agenzia del Demanio che non riesce per forza di cose a portare avanti un'azione efficace a causa della particolarità del bene mafioso. Quindi, la costituzione di un’agenzia ad hoc è fondamentale”
A questo punto è stato lasciato spazio ai ragazzi dei vari istituti ottavianesi, i quali hanno espresso al dott.Cantone le loro curiosità in merito al contenuto del libro, frutto di un’esperienza di vita vissuta, di una vita voluta, per lasciare ai giovani un monito tale da aiutarli in un processo di sana crescita.
Roberti sintetizza praticamente il tutto: " La lotta alla criminalità deve essere patrimoniale. Punto. Dunque, l’obiettivo deve essere impoverire tali organizzazioni. Ora, bisogna solo individuare il modo attraverso il quale si possa mantenere la mafia lontana da tali beni. Oggi, essi sono gestiti dall’Agenzia del Demanio che non riesce per forza di cose a portare avanti un'azione efficace a causa della particolarità del bene mafioso. Quindi, la costituzione di un’agenzia ad hoc è fondamentale”
A questo punto è stato lasciato spazio ai ragazzi dei vari istituti ottavianesi, i quali hanno espresso al dott.Cantone le loro curiosità in merito al contenuto del libro, frutto di un’esperienza di vita vissuta, di una vita voluta, per lasciare ai giovani un monito tale da aiutarli in un processo di sana crescita.
Tra gli applausi del pubblico in sala si è così conclusa la manifestazione, una manifestazione simbolo di ciò che Ottaviano pretende di essere, di ciò che Ottaviano è.


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