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Piano casa: possibile o no?


di Fabiana Pirone

Si è tenuto ieri presso la nuova sede del liceo A.Diaz il convegno sul nuovo Piano Casa e sui limiti giuridici alla sua applicabilità. Ad introdurre e moderare la manifestazione il difensore civico del comune di Ottaviano, l'avv. Antonio Palazzi; sono intervenuti, inoltre, il Sindaco Iervolino, il Presidente dell'Ordine degli Avvocati De Sena e come relatori il Dott. Buonauro, consigliere del TAR Campania e il prof. avv. Chiacchio, docente di diritto urbanistico presso l'Università del Sannio.

Vi abbiamo già spiegato (vedi post 13 Novembre) in cosa consiste la bozza presentata dal premier Silvio Berlusconi, ma quali sono le concrete possibilità che questa divenga operativa anche in Campania e soprattutto nell'area dei comuni vesuviani che da sempre viene etichettata come "zona rossa"?

Questo il tema principale, intorno al quale si sono articolati gli interventi dei relatori.

Dopo i saluti del Sindaco e dell'Avv. Palazzi, quest'ultimo lancia tre domande provocazioni:

-quali sono i compiti del Consiglio Comunale e qual è lo spazio di manovra?

-quanto è necessario il vincolo (zona rossa)?

- quali sono le possibilità di semplificazione del 380 (Testo Unico in materia di edilizia e urbanistica, entrato in vigore prima della riforma costituzionale 3/2001)?

Il primo ad intervenire è il Dott. Buonauro, il quale ( dopo aver sottolineato che il contenzioso a livello di TAR in materia edilizia in Campania è il più alto d'Italia) spiega che, sotto la denominazione di Piano Casa, in realtà sussistono 3 aspetti:

-Rilancio edilizia

-Interventi fasce deboli ( con uno stanziamento pari a 550 milioni)

-Nuovo Piano Nazionale Edilizia Economica e Popolare

I punti 2 e 3 sono frenati per mancanza di risorse. Il punto primo, a sua volta, richiede 3 momenti: accordo Stato Regioni (avvenuto nel Marzo 2009), decreto legge (con cui vengano fissati i limiti di competenza della legislazione regionale) e sviluppo regionale.

Questo passaggio dall'accordo alla pratica ha subito un rallentamento, dovuto ad un riparto costituzionale di competenze in materia urbanistica. Infatti, prima della già citata legge Costituzionale 3/2001 che ha interamente riformato il titolo V della nostra Costituzione, edilizia e urbanistica erano materie di potesta legislativa concorrente tra Stato e Regioni (la concorrenza sta nel fatto che lo Stato emana delle "leggi cornice", nelle quali fissa i principi generali che la fonte subordinata dovrà rispettare nell'adattamento della legge al caso concreto); dopo la riforma si parla di "Governo del Territorio" come materia concorrente. Ma in cosa consiste il Governo del Territorio? La risposta non è semplice; in materia di ambiente infatti la Corte Costituzionale ha affermato una distinzione tra "tutela" (che sottolinea l'aspetto statico, e che ai sensi dell'art 117 Cost. rientra tra le materie di potestà esclusiva dello Stato) e "valorizzazione" ( che attiene invece all'aspetto dinamico ed è competenza delle Regioni). Una differenza che sul piano sostanziale non è operabile, come la stessa Corte ha affermato successivamente nella sent. 232/05.

Dunque occorre una sinergia Stato- Regioni; nonostante le difficoltà il dott. Buonauro esclude però che questi vincoli siano da freno all'applicazione del piano casa.

Interviene poi il prof. Chiacchio, che dopo aver sottolineato l'oscurità del testo legislativo, tenta di rispondere alle domande posta da Palazzi:

-per quanto riguarda la competenza dei Consigli Comunali, questa è una competenza RESIDUALE E NEGATIVA;

-rapporto piano casa/vincoli: il piano casa è un fenomeno "eccezionale" e come tale temporaneo in quanto interviene in deroga;

- semplificazione T.U. 380/01: la semplificazione richiede l'astensione dello Stato dall'intervenire sulla normativa di dettaglio (quella cioè di competenza regionale).

Il dibattito si chiude infine con una proposta, che Chiacchio lancia all'avv. De Sena e al Sindaco Iervolino: avviare la definizione di una piattaforma giuridica che determini coerenza tra pianificazione locale e sovraordinata.

L'opera è ardua, ma permetterebbe ai territori vesuviani di ridefinire le norme in materia edilizia e godere dei benefici della proposta governativa, dalla quale allo stato attuale restiamo esclusi.


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