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L'incognita delle compostiere e degli ingombranti


di Alessandro Annunziata


Esattamente un anno fa, ad Ottaviano, non si parlava d’altro che della raccolta differenziata. Erano tantissimi i dubbi circa la reale possibilità di coordinare operatori ecologici e società di trasformazione dei rifiuti in un unico ed efficiente ciclo di smaltimento. Dopo un mese, tuttavia, pur con qualche incertezza, il paese già si metteva al passo con i tempi.

Trascorso un anno, però, come sottolineato anche dal sito ottavianesi.it, è tempo di bilanci. È vero: terminata la fase di transizione, la gran parte degli ottavianesi, memore dello spettacolo (indegno per un Paese civile del XXI secolo come l’Italia) offerto da Napoli e dall’hinterland durante l’emergenza rifiuti, oggi rispetta regole ed orari della raccolta; ma ci sono ancora margini di miglioramento. Non può tacersi, infatti, qualche mancanza: in primis (alla data in cui si scrive) non è stato ancora individuato un sito per gli ingombranti che, così, ritroviamo spesso ad abbellire le strade secondarie nonché, tanto per cambiare, anche la “Valle delle delizie”.


In realtà, il servizio di raccolta degli ingombranti su prenotazione, al quale fa riferimento l’opuscolo, non è mai partito davvero. Molti, poi, ritengono che l’opuscolo non sia chiaro circa la destinazione dei materiali di plastica non contrassegnati dalla sigla PET (buste della plastica, confezioni alimentari etc).


Senza dimenticare, poi, l’altro problema rappresentato dall’umido, pari al 33% circa dei rifiuti solidi totali prodotti. A pochi mesi dalla raccolta porta a porta, infatti, il Sindaco si dichiarò soddisfatto dai primi, incoraggianti risultati ottenuti relativamente alla percentuale totale di rifiuti smaltiti.


A tutt’oggi, però, non sono state ancora fornite le compostiere, per molti autentico oggetto misterioso, che permetterebbero di innalzare significativamente la percentuale attuale.


Fortemente volute dall’area ecologista di sinistra, i Verdi, e pubblicizzate su internet da molti siti ambientalisti, esse permettono, in modo semplice, di trasformare in concime naturale i rifiuti organici. Questi ultimi non escono di casa ma, riposti nella compostiera, seguendo l’iter previsto, si trasformano in compost. Lo sanno bene i cittadini delle “virtuose” Mercato San Severino e Massa Lubrense, che ne apprezzano già da tempo i risultati. Controindicazioni? Nessuna. Vantaggi? Molti. Non è necessario uscire di casa per depositare l’organico nei 3 giorni previsti (con evidente risparmio di tempo) e poi si fa un favore all’ambiente ed alle proprie tasche. All’ambiente perché si butta il 33% in meno, assicurando vita più lunga alle discariche. All’economia domestica per due ragioni: chi intenda realizzare compost per concimare il proprio terreno, non dovrà comprarne; chi come fruttivendoli, fiorai, macellai ne produca in quantità ingenti e sovrabbondanti, potrà rivenderlo. Quanti telèfonino, però, al numero 0818280203 per prenotarle (dovrebbero essere fornite dal Comune in comodato gratuito), riceve da un anno la stessa risposta: “Non le abbiamo ancora”. Da quanto affermano gli stessi addetti del Comune, la Regione Campania, che dovrebbe inviarle, non provvede. Sarebbe certo un segnale di attenzione per il nostro territorio se qualcosa accadesse in questi mesi che ci separano dalle elezioni di marzo, magari insieme a qualche altro aiuto significativo in altri settori, come sicurezza e turismo (tra l’altro, le Amministrazioni sono dello stesso colore politico).


Un’ultima considerazione per un fenomeno che si sta affermando da qualche anno in USA, Nord Europa ed anche, seppur a macchia di leopardo, nelle zone dell’Italia centrale: il ritorno dell’agricoltura biologica. Negli ultimi mesi, i Tg nazionali ed il CdS hanno più volte mostrato numerosi orti domestici apparsi in città come Roma e Firenze; un po’ per passione, un po’ per la crisi. Coltivare un orto è, infatti, economico e sicuro, dato che si conosce tutta la vita di ciò che si porta in tavola. Il che, per chi abbia visto “Biutiful Cauntri” ed alcuni speciali di Report sulle aree agricole a noi vicine (come Acerra), è una grande garanzia per la salute.


D’altra parte, un orto è stato creato dalla Regina Elisabetta a Buckingam Palace e persino dall’uomo più potente del mondo, Barack Obama, alla Casa Bianca. Perché non potrebbe farlo qui chi ne abbia la possibilità? Aspettiamo che qualcosa si muova, nel bene del paese.

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