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“Oriente, dov’è il tuo Occidente?”: un viaggio all’insegna della conoscenza...

OTTAVIANO – Come già anticipato, sabato 7 marzo si è tenuta presso Il Circolo “ A.Diaz “, la presentazione del ciclo di conferenze del progetto “ Oriente, dov’è il tuo Occidente?”, un viaggio all’insegna della conoscenza e della scoperta di un mondo affascinante troppo spesso dimenticato e visto con scetticismo dai più, ma denso di aspetti che meritano una profonda attenzione.
A fare gli onori di casa ci pensa il presidente del Circolo, il prof. Francesco D’Ascoli che sottolinea il vanto del Circolo per aver ospitato una manifestazione di tale portata, incentrata su una tematica che troppo spesso lasciamo sull’uscio delle nostre porte, per la paura di venire a contatto con il diverso che sta dall’altra parte, raffigurandolo come qualcosa di lontano, intangibile e non compatibile con noi. Apriamo le nostre porte all’Oriente” : ecco il messaggio che emerge dal discorso di introduzione del presidente del Circolo.
Un messaggio che viene ribadito dall’avv.Francesco Gentile, il quale sottolinea la folta presenza in sala di giovani, il vero motore della nostra realtà, segno che la tematica è tale da non poter lasciare indifferenti. Con il suo intervento, l’avvocato dà inizio ad un analisi accurata del pregiudizio, simbolo della spaccatura fra le due frontiere dell’universo, sulla quale è doveroso soffermarsi per poter capire il perchè oggi, nel XXI secolo si verificano ancora episodi che, seppur con modalità diverse, sanno tanto di passato. ” I momenti più prosperi della nostra civiltà sono stati improntati al libero dissenso – afferma l’avvocato citando Copernico e Einstein, “ momenti nei quali riusciva ad emergere l’uomo e soprattutto, la sua dignità.
L’Open Forma Mentis va in direzione dell’uomo ed ha come obiettivo quello di creare uomini liberi disposti al cambiamento, aperti al confronto. Troppe volte, noi Occidente, abbiamo pensato che la nostra civiltà fosse l’unica vera. In realtà, per una crescita concreta, il diverso dovrebbe essere la frontiera da raggiungere” . Chiara lettura della situazione, quella offerta dall’avvocato, ribadita con un riferimento al discorso di insediamento di Barack Obama, simbolo del superamento di limiti ritenuti invalicabili e ad uno scritto di David Grossman, che induce ad una profonda riflessione. “ NOI DOBBIAMO AVERE LA CONSAPEVOLEZZA DI LEGGERE OGNI FATTO UMANO SOTTO MOLTEPLICI PUNTI DI VISTA …… SOLO DOPO AVER AVER CONOSCIUTO L’ALTRO DALL’INTERNO, ANCHE UN NOSTRO NEMICO, RIUSCIREMO A SCORGERE IN LUI QUALCOSA DI NOI, LA COMUNE UMANITà”.
A prendere la parola dopo l’introduzione effettuata dall’avvocato è la dott.ssa Vitale, sociologa e psicologa la quale inizia ad esaminare il pregiudizio dal punto di vista prettamente sociologico.
Poiché questo articolo non vuole presentarsi come un semplice resoconto della manifestazione, ma vuole essere modo di farvi entrare nell’ottica del progetto, seguirà un sunto della problematica.
IL PREGIUDIZIO non nasce come qualcosa di negativo, ma è un modo per conoscere la realtà. Esso si presenta come una conoscenza a priori, una vera e propria falsa conoscenza. Scindendolo, riusciamo a cavar fuori tre elementi: cognitivo, affettivo, comportamentale
COGNITIVO: il pregiudizio non è altro che una scorciatoia della nostra mente per conoscere una realtà che non conosciamo ed è basato sugli stereotipi che altro non sono, riprendendo l’etimologia greca della parola, riproduzioni di immagini fisse.
AFFETTIVO: il pregiudizio provoca un sentimento verso l’altro , verso il diverso ( ecco appunto che viene investita la sfera affettiva )
COMPORTAMENTALE: la sfera comportamentale è legata a doppio filo con quella affettiva e altro non è che la nostra reazione al diverso che può variare a seconda del soggetto protagonista della relazione. Se è debole perderà l’autostima, se è forte rischierà di imporsi con violenza.
Da ciò si evince che la formazione del pregiudizio si basa sulla personalità dell’individuo, che dipende dal gruppo sociale in cui il soggetto è inserito ( cosiddetto in-group ) il quale tende a distaccare ciò che in realtà è out-group cioè ciò che al di fuori del suo gruppo sociale. Ecco, IL PREGIUDIZIO PARTE APPUNTO DALLA CRISTALIZZAZIONE DELL’IN-GROUP E DELL’OUT-GROUP.
Ma quali sono i modi per poter abbattere il pregiudizio? In primis, non basta la conoscenza. Bisogna lavorare sui tre aspetti e particolarmente su quello affettivo. Gli studi evidenziano che non basta il confronto ( esso porta alla conoscenza ma non porta al superamento del pregiudizio ) occorre il verificarsi di 3 condizioni: a) che i soggetti abbiamo lo stesso status b) interdipendenza tra i soggetti c) interdipendenza finalizzata al raggiungimento dello scopo comune.
Questo excursus l’ho ritenuto doveroso per poter far comprendere la complessità della tematica e soprattutto per poter “giustificare” gli interventi successivi, prima del prof. Hassan Farghal Reefat, che ha sottolineato il radicarsi del pregiudizio, visto soprattutto nell’ambito della società egiziana ( “ per superare il pregiudizio occorre una presa di coscienza reciproca, una responsabilità reciproca ) e dalla dott. Stefania Bruno la quale ha soffermato il suo discorso su eventi della storia come la Shoah ebraica e la tratta degli schiavi, così lontani tra loro ma caratterizzati ambedue dal ricorrere di pregiudizi e stereotipi.
La conclusione è stata affidata al prof. Maurizio Stella il quale ha saputo miscelare la sua vita con gli obiettivi del’Open Forma Mentis, una progetto ad ampio raggio, capace di unire e che ha come meta il raggiungimento “delle due C “: COMPRENDERE E CONDIVIDERE……… LA NOSTRA SOCIETA’ HA UN FORTE BISOGNO DI TUTTO Ciò, non possiamo non avvertirlo!!

Gennaro Di Gennaro
Emanuele Ragosta

7 Comments:

Anonimo said...

Leonardo Sciascia, uno dei più acuti scrittori italiani della fine del secolo scorso,(autore tra l'altro de "Il giorno della civetta " da cui fu tratto uno splendido film)a proposito della mafia ebbe a dire " con la scusa della mafia abbiamo creato la mafia dell'antimafia".Tale affermazione fa il pandant con quella di un suo contemporaneo Indro Montanelli che a proposito
di sionismo e dintorni ebbe a dire "il male più grande che ha fatto Hittler all'umanità non è stato solo quello di aver ammazzato sei milioni di ebrei ,ma quello di averci da allora impedito di parlare male degli ebrei."
Questa premessa è necessaria perchè mi permette di chiarire cosa penso dell'incontro "Oriente.."
credo che in nome di una presunta "esigenza di elevare il livello culturale di Ottaviano" si stiano contrabbandando iniziative e manifestazioni che hanno il sapore del bussines.
Si possono fare ottimi investimenti in nome della CULTURA
l'importante è saper dove finiscono i primi e dove comincia la seconda.
Antonio Tuccillo

Anonimo said...

Rassicuro A. Tuccillo dell’assoluta gratuità dei corsi che si terranno a Ottaviano a partire dal prossimo 21 marzo .
Il corso si svolgerà secondo il seguente programma :
1.Incontro teorico e pratico sullo Yoga tenuto dal Maestro Yoga Costantino Maria Casilli
2-Lezione di Cultura Zen e partecipazione al rito di meditazione Zazen officiato dal Monaco Taiku
3-I pregiudizi verso e nell’Islam a cura del Prof. Hassan Farghal Reefat
4-Il peso ed il superamento del pregiudizio. Relatrice sociologa prof.ssa Simona Vitale
5-Costruzione di una società scevra da falsi pregiudizi.
Il giorno 16 maggio si terrà la visita alla zona magrebina di Napoli con degustazione di un banchetto mediorientale in un locale arabo
Il giorno 23 maggio la visita alla zona greco-romana di Napoli con pranzo in un locale di cucina tradizionale partenopea.
Seguirà uno stage di 4-6 giorni da effettuarsi fra giugno e agosto in una città orientale o medio orientale.
Al corso parteciperanno 22 giovani ottavianesi , di cui 9 ragazze.
La partecipazione folta e numerosa dei giovani , riscontrata dall’elevato numero di iscrizioni , mi offre l’occasione per ribadire, come già detto in articoli su questo blog, che a Ottaviano esiste una società civile che quotidianamente opera in vario modo sul territorio producendo identità e legame sociale, vale a dire ricerca di senso, reti di comunicazione, percorsi solidali (basti pensare ai giovani del blog che hanno movimentato la vita culturale del paese). Anch’essa ha molte ragioni e buone pratiche, ma non conta nulla. Non ha potere e viene sovente usata e strumentalizzata per sopperire a basso costo alle politiche sociali disattese, a quei servizi socio-sanitari e a quei diritti di cittadinanza che vengono sempre più negati a intere fasce di popolazione. Giovani che subiscono infatti sulla propria pelle l’assenza o il deficit di politiche eque e attente ai valori della giustizia sociale e delle libertà. Allo stesso tempo, sono orfani di una politica capace di rappresentare per davvero i loro legittimi e disattesi interessi, valorizzandone la partecipazione e il protagonismo sociale.
Concordo pienamente con quanto ha scritto E.Ragosta il 12 marzo sul blog e ho la sensazione, dai primi vagiti della campagna elettorale e dalle voci che circolano , che il “nuovo che avanza” e', come sempre, il vecchio che si traveste per apparire nuovo, al fine di appagare , con l'illusione , quel sincero desiderio di cambiamento proveniente della società.
Del resto, una politica ridotta a fatto tecnico e succube dei sondaggi , che non promuove ed anzi rifiuta la partecipazione, che rifugge la passione civile e la battaglia delle idee in nome di un freddo pragmatismo, che rinuncia alla progettualità limitandosi alla gestione, che sospetta di ogni iniziativa culturale o addirittura prova fastidio, è una politica vecchia e cinica. È una politica che persegue un governo della società come puro esercizio di potere, come conservazione dei privilegi delle fasce sociali più forti, a fronte di cui stanno invece gli interessi, i diritti e i bisogni di migliaia di cittadini che non trovano oggi sufficiente tutela e rappresentazione.
Per questo , con le iniziative che sarà possibile mettere in campo, sarò sempre al fianco dei giovani , per credere nei sogni, nelle idee e nella speranza che si possano realizzare.
Il disincanto e la malizia non fa parte dell’universo giovanile.

Anonimo said...

Rassicuro A. Tuccillo dell’assoluta gratuità dei corsi che si terranno a Ottaviano a partire dal prossimo 21 marzo .
Il corso si svolgerà secondo il seguente programma :
1.Incontro teorico e pratico sullo Yoga tenuto dal Maestro Yoga Costantino Maria Casilli
2-Lezione di Cultura Zen e partecipazione al rito di meditazione Zazen officiato dal Monaco Taiku
3-I pregiudizi verso e nell’Islam a cura del Prof. Hassan Farghal Reefat
4-Il peso ed il superamento del pregiudizio. Relatrice sociologa prof.ssa Simona Vitale
5-Costruzione di una società scevra da falsi pregiudizi.
Il giorno 16 maggio si terrà la visita alla zona magrebina di Napoli con degustazione di un banchetto mediorientale in un locale arabo
Il giorno 23 maggio la visita alla zona greco-romana di Napoli con pranzo in un locale di cucina tradizionale partenopea.
Seguirà uno stage di 4-6 giorni da effettuarsi fra giugno e agosto in una città orientale o medio orientale.
Al corso parteciperanno 22 giovani ottavianesi , di cui 9 ragazze.
La partecipazione folta e numerosa dei giovani , riscontrata dall’elevato numero di iscrizioni , mi offre l’occasione per ribadire, come già detto in articoli su questo blog, che a Ottaviano esiste una società civile che quotidianamente opera in vario modo sul territorio producendo identità e legame sociale, vale a dire ricerca di senso, reti di comunicazione, percorsi solidali (basti pensare ai giovani del blog che hanno movimentato la vita culturale del paese). Anch’essa ha molte ragioni e buone pratiche, ma non conta nulla. Non ha potere e viene sovente usata e strumentalizzata per sopperire a basso costo alle politiche sociali disattese, a quei servizi socio-sanitari e a quei diritti di cittadinanza che vengono sempre più negati a intere fasce di popolazione. Giovani che subiscono infatti sulla propria pelle l’assenza o il deficit di politiche eque e attente ai valori della giustizia sociale e delle libertà. Allo stesso tempo, sono orfani di una politica capace di rappresentare per davvero i loro legittimi e disattesi interessi, valorizzandone la partecipazione e il protagonismo sociale.
Concordo pienamente con quanto ha scritto E.Ragosta il 12 marzo sul blog e ho la sensazione, dai primi vagiti della campagna elettorale e dalle voci che circolano , che il “nuovo che avanza” e', come sempre, il vecchio che si traveste per apparire nuovo, al fine di appagare , con l'illusione , quel sincero desiderio di cambiamento proveniente della società.
Del resto, una politica ridotta a fatto tecnico e succube dei sondaggi , che non promuove ed anzi rifiuta la partecipazione, che rifugge la passione civile e la battaglia delle idee in nome di un freddo pragmatismo, che rinuncia alla progettualità limitandosi alla gestione, che sospetta di ogni iniziativa culturale o addirittura prova fastidio, è una politica vecchia e cinica. È una politica che persegue un governo della società come puro esercizio di potere, come conservazione dei privilegi delle fasce sociali più forti, a fronte di cui stanno invece gli interessi, i diritti e i bisogni di migliaia di cittadini che non trovano oggi sufficiente tutela e rappresentazione.
Per questo , con le iniziative che sarà possibile mettere in campo, sarò sempre al fianco dei giovani , per credere nei sogni, nelle idee e nella speranza che si possano realizzare.
Il disincanto e la malizia non fa parte dell’universo giovanile.

Anonimo said...

Avvocato ,ma forse Antonio Tuccillo voleva sapere da dove vi arrivano i denari per fare in assuluta gratuità i corsi in questione?

Anonimo said...

La vecchia politica non tollera iniziative culturali e deve sempre infangare tutto. Sono sempre i maestri del sospetto

Anonimo said...

é forse venuto in mente a qualcuno che esistono ancora persone che operano in modo disinteressato e che magari pur di muovere un po' le acque di questo fetido pantano, sono disposti a rimetterci con le proprie tasche?

Anonimo said...

Nel leggere il commento dell’amico Tuccillo, mi è venuto in mente un episodio che mi è successo un pò di anni fa e che tutt’oggi ricordo.
Correva l’anno 1989, era un giorno come altri e mi accingevo a raggiungere la scuola, con la solita circunvesuviana, quando, giunto alla fermata di Somma Vesuviana, sul muro di cinta posto all’ingresso della stazione, lessi una frase, che tutt’oggi ricordo come se fosse stato ieri.
La frase, scritta in vernice Rossa, testualmente recitava: «Noi siamo lo stupendo vivere in un mondo di morti!”
Fui talmente esterrefatto da quella enorme scritta in Rosso che mi fermai a riflettere sul suo significato.
Più la rileggevo e più mi convincevo che l’interpretazione di quella frase non poteva sicuramente essere univoca, ma che tuttavia poteva dare adito ad enormi equivoci.
La cosa che vorrei dirvi, dunque, è che mi sembra una vera assurdità, sebbene consideri che ognuno di noi abbia poco tempo a disposizione e tante altre occasioni di confronto, considero assurdo, ripeto, far morire una possibilità come questa, per il solo scopo di parlare senza essere a conoscenza dei fatti in questione.
La fogna Italia, in questo momento, sta dando proprio il meglio di sé, soprattutto in campo culturale, per non parlare poi del campo politico e sociale, quindi mi chiedo, e vi chiedo, perché demonizzare o sospettare di iniziative in cui si ha la possibilità di parlare, discutere è perché no anche di proporre?
Ritengo che oggi ci sono troppi personaggi canaglia che vogliono, non solo farci leggere quello che vogliono loro, farci vivere come dicono loro e morire come dicono loro, e noi cosa facciamo? Lasciamo che decidano la nostra vita e la nostra morte, senza neanche cercare una possibile soluzione alternativa.
Beh, non so proprio se possiamo considerarci ancora vivi amici miei… «Noi siamo lo stupendo vivere in un mondo di morti!»
Coraggio, dimostriamo la nostra esistenza in vita.