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'Ma la fabbrica di Pomigliano uscirà dal tunnel'

Ecco l'intervista rilasciata a Repubblica, ieri 23 gennaio, da Paolo Scudieri sulla crisi che sta attaversando il settore auto.


Paolo Scudieri (leggi l'intervista che abbiamo fatto nel numero di novembre de "Il Confronto": http://ottavianoilconfronto1.blogspot.com/2008/11/confronto-con-paolo-scudieri-i-segreti.html) vice presidente degli Industriali napoletani e patron dell' Adler Plastic, fornitore storico di componenti di acustica e arredamenti della Fiat, i lavoratori di Pomigliano sono in cassa integrazione da settembre, protestano perché sono arrabbiati e disperati. Lei è preoccupato?
«L' automotive in Italia, e cioè l' indotto auto, rappresenta circa il 20 per cento del Pil, un milione di lavoratori diretti e indiretti. Questo in Campania si traduce in circa 15 mila lavoratori, un fatturato medio di 70 miliardi di euro e un' incidenza sul Pil del 7 per cento. Il valore sulla bilancia delle esportazioni nel 2008 è stato del 20 per cento. Numeri essenziali per l' economia regionale».
Se la fabbrica non lavora anche l' indotto quindi sta soffrendo?
«Noi del gruppo Adler, con 2200 dipendenti in tutto il mondo, in Campania stiamo facendo nuova formazione e investimenti per il momento in cui si ripartirà. Anche noi qui abbiamo cassa integrazione, 50 su 300 lavoratori sono fermi. L' indotto, se è cresciuto nel tempo e si è dedicato ad altre case automobilistiche, deve adattarsi agli scenari nuovi. Questa è la ricetta per proseguire una strada che io mi auguro dopo l' autunno di quest' anno possa riprendere».
Il nodo cruciale per la Fiat auto di Pomigliano è che sembra non esserci una prospettiva, manca un piano produttivo.
«La prospettiva a brevissimo non c' è, ci troviamo di fronte a un black out generale, Pomigliano ne è purtroppo vittima. è uno stabilimento molto, molto critico».
E tutta la trasformazione, il passaggio al nuovo modello produttivo world class manifacturing, non è bastata?
«C' erano problemi di qualità, di assemblaggio dei prodotti e preparazione dei lavoratori. Da qualche mese ha cambiato pelle. Oggi la fabbrica è in pole position, perché l' accordo con Chrysler coinvolge anche il prodotto che si fa lì, e Pomigliano è uno stabilimento storico del marchio Alfa Romeo. I vertici Fiat hanno apprezzato il cambiamento e mai hanno mancato di parola sui programmi e le strategie».
Ma intanto per gli operai vivere con 750 euro al mese è arduo.
«Il contesto di Fiat in questo momento è tra i meno pesanti rispetto ai competitors nel mondo. La Bmw è ferma per il 70 per cento dal mese di novembre, la Ford attraversa una crisi senza precedenti. Anzi, Fiat in alcuni paesi guadagna addirittura fette di mercato».
I sindacati vi chiedono come Unione industriali un intervento "politico", aiuti al governo per correre ai ripari come hanno fatto altri Paesi.
«è giusto chiedere l' intervento dell' Unione. Ma si muova anche la Regione Campania in vista del federalismo fiscale perché il gettito delle regioni sarà l' essenza della riforma. C' è bisogno di attrattività, cioè di creare le condizioni per dare appeal all' insediamento produttivo che si trova sul territorio. A livello nazionale c' è assoluto bisogno di uniformità delle strategie europee altrimenti ci troveremo un mercato in piena discrasia, in balìa di una concorrenza distorsiva. L' illuminato Sarkozy lo sta facendo con l' intelligente vincolo della non delocalizzazione, dobbiamo lavorare in questo senso».
Le ripeto: lei è preoccupato per Pomigliano?
«Pomigliano è forse lo stabilimento Fiat che avrà una delle stagioni migliori, attraverso l' assegnazione di modelli che saranno comunicati a tempo debito».
E' ottimista?
«Realista. Non a breve termine, ma ci potranno essere delle conferme importanti. Forse questa apertura americana ci darà ragione dei mercati e dei volumi produttivi. La disperazione è razionale, non dico che le tute blu si stano lamentando per nulla, ma per questo dobbiamo fare squadra, orientarci su prodotti nazionali, puntare su innovazione e cervello».

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