La casa comunale ha ospitato, ieri sera, una manifestazione di enorme interesse sociale e culturale, volta a diffondere un’informazione per la prima volta concreta e realistica dei gravissimi fatti di guerra che interessano lo Stato Africano del Congo da vent’anni a questa parte.
La conferenza, intitolata “Insieme per il Congo” e promossa dai vari gruppi giovanili di Ottaviano e S.Giuseppe, ha avuto come protagonista il sacerdote congolese Emmanuel Mulidwa, figura carismatica, di cui immediatamente sono spiccate l’intelligenza critica e la fortissima presenza di spirito, nonché un’entusiasmante voglia di contatto e d’apertura, che lo hanno portato a costituirsi testimonianza vivente di una tragedia troppo spesso ignorata o dimenticata.
L’entusiasmo del padre africano è parsa aver la capacità di contagiare l’intero uditorio, coinvolgendolo in un dialogo informale, ma estremamente costruttivo e dai contenuti mai retorici e,anzi, estremamente profondi e diretti. Intento principale, sia da parte degli organizzatori che del pubblico, quello di accendere i riflettori su di un'area che sembra stranamente avvolta dal più fitto silenzio, bistrattata tanto dai MEDIA, quanto dai poteri forti del mondo. Una guerra, questa, che si trascina, nell’ignoranza più totale, da 14 anni, in cui il ruolo della comunità internazionale risulta ancora poco chiaro. In apertura della manifestazione è stato presentato un filmato che ha messo in evidenza, con una sequela di immagini crude, toccanti, persino scioccanti, la disastrosa situazione del Congo: il Paese dei bambini soldato, degli stupri, della miseria, ma anche un’enorme deposito di materiali preziosissimi come il coltan ed il tantalio, minerali sempre più richiesti dall’industria elettronica, utilizzati nella costruzione dei più
moderni congegni elettronici. Il Congo potrebbe, in realtà, essere una nazione dalla ricchezza sconfinata…se soltanto il mercato estrattivo non fosse controllato totalmente dalla mafia locale e dai contrabbandieri: il commercio di materie prime, pertanto, avviene esclusivamente per via clandestina, i prodotti esportati finiscono all’estero senza attraversare alcun controllo…mentre migliaia di minatori sottopagati muoiono ogni giorno nell’oscurità delle miniere. Il Congo è un paese ricco…ma ai Congolesi di questa ricchezza non resta nulla!
Il peggio tuttavia, non è questo: il furore della guerra, si sa, si scatena sempre sui più deboli. E allora i bambini sono privati del loro diritto all’infanzia, lo stupro diventa un’arma, e ci si trova davanti ad un Paese che non può garantire a se stesso una futura classe dirigente perché manca della più elementare istruzione.
L’intervento di Padre Manuel è sicuramente commovente, ma anche e soprattutto pieno di speranza e di una stupefacente sicurezza. Non un lamento inconcludente, ma un urlo pieno di dignità e di voglia di fare. Nonostante le difficoltà con la lingua italiana, il sacerdote trascende le parole e riesce a comunicare con estrema chiarezza le idee. Si lancia, così, in una carrellata degli eventi che hanno portato il suo Paese al dramma presente: ci presenta il quadro di una guerra prettamente politica, attraverso la quale i potenti cercano di soddisfare i propri meschini interessi, rendendo il popolo vittima di un’estenuante carneficina. Una guerra, dunque, che quasi viene vista da alcuni come potenziale fonte di denaro…Chiunque abbia avuto a cuore la liberazione del popolo congolese, l’affermazione della pace e la cessazione delle divisioni interne è stato sempre, irrimediabilmente stroncato dalle autorità: ne è un esempio Laurent Nkunda, attuale leader delle fazioni ribelli.
Dal canto suo il governo non fornisce alcun aiuto per migliorare le disastrose condizioni di miseria in cui la popolazione è immersa e, anzi, si serve dei giovani per raggiungere gli obiettivi dei potenti.
Una gioventù oppressa dalla povertà e dall’ignoranza finisce per vivere la guerra quasi come un lavoro.
“Ai giovani deve essere offerta una possibilità di formarsi come uomini”afferma padre Emmanuel:”Non più soltanto i reportage o la sensibilizzazione di una giornata, ma un’istruzione che possa indirizzarli alla consapevolezza, alla convivenza, alla pace, così che non possano più essere strumentalizzati come arma di distruzione per un’intera nazione. I nostri ragazzi sembrano immersi nella malvagità, lo stupro oggi è diventato una consuetudine, ma resta un tabù. Gli Africani, a mio parere, sono i maggiori responsabili, in quanto non tentano nemmeno di resistere davanti alla menzogna della guerra. I giovani devono essere coinvolti in un’ottica diversa, una vita che possa offrire loro qualcosa che li porti via da questo mondo di sangue: scuola, sport, musica, cinema… ma mancano i fondi, il materiale. Non possiamo più limitarci a parlare, bisogna agire.”
La comunità internazionale, ci dice il parroco, offre il suo aiuto, ma la linea di condotta è ancora troppo ambigua e inconcludente.
E’ la Chiesa che si offre come ancora di salvataggio, ascoltando, indirizzando, informando, istruendo…Una Chiesa che combatte giorno dopo giorno senza l’uso delle armi.
“Tuttavia sono convinto”continua il sacerdote:”Che quello di cui abbiamo bisogno non sono soltanto gli aiuti internazionali: i Congolesi devono imparare a resistere, a gestire la loro vita e le loro ricchezze.”
Insomma, un incontro illuminante, con un uomo illuminato…da Dio o dalla propria coscienza. Una cosa, però, è certa: quella luminosità indiscutibile che si riflette in un indimenticabile sorriso, il sorriso della speranza. Insieme, ci lascia il tesoro di poche, preziosissime parole:”Il Congo, così come ogni parte del mondo, può salvarsi, ma soltanto comprendendo una verità fondamentale: non può esserci giustizia senza pace, né c’è pace senza giustizia!”
Rita Saviano http://www.ilconfronto.tk/
La conferenza, intitolata “Insieme per il Congo” e promossa dai vari gruppi giovanili di Ottaviano e S.Giuseppe, ha avuto come protagonista il sacerdote congolese Emmanuel Mulidwa, figura carismatica, di cui immediatamente sono spiccate l’intelligenza critica e la fortissima presenza di spirito, nonché un’entusiasmante voglia di contatto e d’apertura, che lo hanno portato a costituirsi testimonianza vivente di una tragedia troppo spesso ignorata o dimenticata.
L’entusiasmo del padre africano è parsa aver la capacità di contagiare l’intero uditorio, coinvolgendolo in un dialogo informale, ma estremamente costruttivo e dai contenuti mai retorici e,anzi, estremamente profondi e diretti. Intento principale, sia da parte degli organizzatori che del pubblico, quello di accendere i riflettori su di un'area che sembra stranamente avvolta dal più fitto silenzio, bistrattata tanto dai MEDIA, quanto dai poteri forti del mondo. Una guerra, questa, che si trascina, nell’ignoranza più totale, da 14 anni, in cui il ruolo della comunità internazionale risulta ancora poco chiaro. In apertura della manifestazione è stato presentato un filmato che ha messo in evidenza, con una sequela di immagini crude, toccanti, persino scioccanti, la disastrosa situazione del Congo: il Paese dei bambini soldato, degli stupri, della miseria, ma anche un’enorme deposito di materiali preziosissimi come il coltan ed il tantalio, minerali sempre più richiesti dall’industria elettronica, utilizzati nella costruzione dei più
moderni congegni elettronici. Il Congo potrebbe, in realtà, essere una nazione dalla ricchezza sconfinata…se soltanto il mercato estrattivo non fosse controllato totalmente dalla mafia locale e dai contrabbandieri: il commercio di materie prime, pertanto, avviene esclusivamente per via clandestina, i prodotti esportati finiscono all’estero senza attraversare alcun controllo…mentre migliaia di minatori sottopagati muoiono ogni giorno nell’oscurità delle miniere. Il Congo è un paese ricco…ma ai Congolesi di questa ricchezza non resta nulla!Il peggio tuttavia, non è questo: il furore della guerra, si sa, si scatena sempre sui più deboli. E allora i bambini sono privati del loro diritto all’infanzia, lo stupro diventa un’arma, e ci si trova davanti ad un Paese che non può garantire a se stesso una futura classe dirigente perché manca della più elementare istruzione.
L’intervento di Padre Manuel è sicuramente commovente, ma anche e soprattutto pieno di speranza e di una stupefacente sicurezza. Non un lamento inconcludente, ma un urlo pieno di dignità e di voglia di fare. Nonostante le difficoltà con la lingua italiana, il sacerdote trascende le parole e riesce a comunicare con estrema chiarezza le idee. Si lancia, così, in una carrellata degli eventi che hanno portato il suo Paese al dramma presente: ci presenta il quadro di una guerra prettamente politica, attraverso la quale i potenti cercano di soddisfare i propri meschini interessi, rendendo il popolo vittima di un’estenuante carneficina. Una guerra, dunque, che quasi viene vista da alcuni come potenziale fonte di denaro…Chiunque abbia avuto a cuore la liberazione del popolo congolese, l’affermazione della pace e la cessazione delle divisioni interne è stato sempre, irrimediabilmente stroncato dalle autorità: ne è un esempio Laurent Nkunda, attuale leader delle fazioni ribelli.
Dal canto suo il governo non fornisce alcun aiuto per migliorare le disastrose condizioni di miseria in cui la popolazione è immersa e, anzi, si serve dei giovani per raggiungere gli obiettivi dei potenti.
Una gioventù oppressa dalla povertà e dall’ignoranza finisce per vivere la guerra quasi come un lavoro.
“Ai giovani deve essere offerta una possibilità di formarsi come uomini”afferma padre Emmanuel:”Non più soltanto i reportage o la sensibilizzazione di una giornata, ma un’istruzione che possa indirizzarli alla consapevolezza, alla convivenza, alla pace, così che non possano più essere strumentalizzati come arma di distruzione per un’intera nazione. I nostri ragazzi sembrano immersi nella malvagità, lo stupro oggi è diventato una consuetudine, ma resta un tabù. Gli Africani, a mio parere, sono i maggiori responsabili, in quanto non tentano nemmeno di resistere davanti alla menzogna della guerra. I giovani devono essere coinvolti in un’ottica diversa, una vita che possa offrire loro qualcosa che li porti via da questo mondo di sangue: scuola, sport, musica, cinema… ma mancano i fondi, il materiale. Non possiamo più limitarci a parlare, bisogna agire.”
La comunità internazionale, ci dice il parroco, offre il suo aiuto, ma la linea di condotta è ancora troppo ambigua e inconcludente.
E’ la Chiesa che si offre come ancora di salvataggio, ascoltando, indirizzando, informando, istruendo…Una Chiesa che combatte giorno dopo giorno senza l’uso delle armi.
“Tuttavia sono convinto”continua il sacerdote:”Che quello di cui abbiamo bisogno non sono soltanto gli aiuti internazionali: i Congolesi devono imparare a resistere, a gestire la loro vita e le loro ricchezze.”
Insomma, un incontro illuminante, con un uomo illuminato…da Dio o dalla propria coscienza. Una cosa, però, è certa: quella luminosità indiscutibile che si riflette in un indimenticabile sorriso, il sorriso della speranza. Insieme, ci lascia il tesoro di poche, preziosissime parole:”Il Congo, così come ogni parte del mondo, può salvarsi, ma soltanto comprendendo una verità fondamentale: non può esserci giustizia senza pace, né c’è pace senza giustizia!”
Rita Saviano http://www.ilconfronto.tk/

4 Comments:
ma pensate ai drammi di ottaviano con la sua casta politica che opprime la cittadinanza e in particolare i giovani...
salve, sono uno studente di quarta ginnasiale. seguo da tempo il vostro blog e penso che voi fate qualcosa di buono per il paese. però ho saputo che il vostro presidente è indagato per delle cose. presidente mi potete spiegare quali sono le accuse che vi fanno? pensavo che voi foste una brava persona. michele 95
ma infatti il presidente è 1 bravissima persona, sono solo voci infondate quelle che si sentono dire in giro, tutte fesserie...
Salve sono Italo La Corda, dopo 33 anni passati nella banca del Teennesi nun teng na lira!!1 Vieni con me che t'arrovino pur a te...
Un bambino delle elementari
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