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LA FESTA DEL NOSTRO PATRONO SAN MICHELE ARCANGELO


DA UNO SCRITTO DI ENRICO DEL GIUDICE DEL 2006

Dal 1656....l'otto Maggio è sempre festa.

E' questo il giorno non solo delle celebrazioni religiose dedicate al protettore San Michele Arcangelo, ma anche "Semplicemente il momento di felicità di uniformarsi finalmente alle consuetudini! Di salire al Monte anche noi per la ricorrenza del patrono" (Sbarbaro).

Ai primi albori, giovani e non si precipitano per le strade del paese e corrono inseguiti dalle batterie di petardi, al cui frastuono è affidato il risveglio della cittadinanza. E' tradizione indicare quei fuochi mattutini "Diana", unendo in tal modo il sacro e il profano.

Il risuonare dei sacri bronzi per tutta la mattina richiama i devoti alle celebrazioni liturgiche: vecchi volti cittadini e nuovi Ottavianesi di ogni parte d'Italia varcano la soglia del Tempio, che si erge a difesa di questo popolo devoto.

A mezzogiorno inizia il giro del "potente Signore" per la sua terra: una processione lunghissima di popolo, estenuato e sudato per il già cocente sole di maggio, tra suoni di bande e lunghissime file di "Tracchi", si ferma alle quattro "stazioni cittadine a rappresentare la potenza dell'Arcangelo e la vittoria sul diavolo.

A pomeriggio inoltrato, una processione un pò meno folta, risale il Monte come avvolta in una nuvola: sono i fumi dei botti, del gran finale, che i fedeli "Ottavianesi" offrono al loro signore che rientra.

Il trionfo della "Fiesta" si terrà nei giorni successivi, quando i contradaioli della non Toscana Ottavianese, si ritrovano in un corteo, fastoso di ricchi costumi, che ricordano il suo passato medievale; un palio di asini meno nobile ma più festoso sarà motivo di ilarità e goliardia.

A sera dai calanchi del Monte partiranno razzi e fuochi in aria, che rischiarano la notte e riscaldano il cuore degli Ottavianesi.

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