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Intervista a Ciro Torrà

In questo numero abbiamo deciso di intervistare una delle personalità più illustri del nostro paese: il professore Ciro Torrà, dirigente scolastico del Liceo Classico “A.Diaz”. E abbiamo trovato una persona disponibile che ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda….

- La storia di questo liceo inizia nel lontano 1876. Dopo decenni di prestigio nel 2003 il liceo ha raggiunto il punto più basso; occupazioni ed autogestioni erano all’ordine del giorno e le iscrizioni avevano raggiunto il minimo storico. Poi è arrivato Lei. Cosa ha provato a rimettere piede da preside in una scuola che L’aveva vista prima come studente e poi come professore?
Sicuramente il luogo in cui ho trascorso gli anni più belli della mia vita inevitabilmente doveva provocare in me forti emozioni; e soprattutto mi ha dato lo stimolo perché il liceo potesse risorgere dalle ceneri precedenti.

- Cos’è cambiato da quel lontano 2003?
Tutto è cambiato. Prima di tutto sono cambiati, penso, i contatti con i ragazzi, contatti basati sulla stima reciproca e a volte anche sull’affetto. Questo ci ha portato a guardarci negli occhi e a dirci: “Questa scuola deve risollevarsi.” Tutti hanno contribuito: gli alunni, i professori e forse anche lo stesso Preside.

- Oggi quanti alunni conta il liceo?
Oggi ne conta 760.

- Qual è il suo rapporto con loro?
Ottimo, sempre ottimo.
- E con i professori? Buono.

- Da alcuni suoi ex alunni è stato definito il “dittatore socialista”. Perché?
Perché militavo nel Partito Socialista. Però la dittatura è un concetto un po’ diverso, nel senso che se un “dittatore” può operare a fin di bene, allora quella è una dittatura illuminata non è una dittatura fine a se stessa per imporre il proprio potere. Oggi ogni alunno deve capire che è un investimento per la società: più si lavora bene, più si sa, e più abbiamo possibilità di affermarci.

- E’ contento di quest’Istituto? Risponde alle esigenze degli alunni e dei professori?
Contento in linea generale si. Non sono contento a livello di struttura, ma sono contento per gli alunni, che sono invece dei ragazzi stupendi con i quali i rapporti possono sembrare tesi ma tesi non sono, bensì improntati sulla massima stima e sul massimo rispetto. E anche sull’affetto. –Sorride.

- Che cosa le hanno detto i Suoi genitori sul mondo del lavoro quando aveva la nostra età?
La scuola prima era vista come riscatto sociale. Per me è stato un motivo di riscatto sociale. I miei genitori, gente… come devo dire… alla buona, pensavano sempre di assicurare a me un avvenire diverso dal loro. Ci sono riusciti e molto devo soprattutto a mia madre.

- Vorrebbe modificare qualcosa del Suo lavoro?
Risposta secca- No.

- Attualmente lei ha ancora sogni o aspirazioni?
Sono contento di quello che faccio e se dovessi tornare indietro, rifarei la stessa cosa.
-Cosa pensa della politica? Crede ancora in essa? E in quella locale?
Purtroppo le ideologie sono scomparse. Oggi la finalità dell’uomo è quella di vivere bene, ciò che sprona l’uomo è la sua affermazione. Però molte volte l’uomo dimentica gli altri, pensa solo a se stesso, quindi dimentica il principio della solidarietà che invece dovrebbe essere alla base di tutto e dovrebbe ispirare ogni nostra azione. Per quanto riguarda la politica attuale locale, purtroppo l’amministrazione cerca di fare quanto è nelle sue possibilità, ma è naturale che bisogna andare indietro nel tempo: noi oggi paghiamo scotti che sono di derivazione precedente, e per questo si incontrano grosse difficoltà.

- Crede che i giovani ottavianesi possano rappresentare il futuro del nostro paese?
Il problema dei giovani ottavianesi è il problema dei giovani in generale; nel momento in cui sono venuti meno i partiti politici, è venuta un po’ meno anche l’Associazione Cattolica e i giovani purtroppo si sono allontanati dai veri problemi, intenti all’apparire ma non all’essere, proprio perché sono venuti meno quegli stimoli che animavano noi precedentemente.

- Se oggi dovesse scegliere tra Berlusconi e Veltroni, chi sceglierebbe?
Non saprei perché la politica non è più vista in funzione del far stare bene gli altri, ma è un continuo far immaginare cose che in realtà forse non si potranno mai ottenere. E’ forse il difetto più grande che trovo in generale.

Così qualche nostra curiosità è stata chiarita. Ringraziamo per la cordialità e la gentilezza con cui siamo stati accolti da una persona che abbiamo avuto l’onore di conoscere in prima persona per ben 5 anni, come nostro preside. Crediamo che questo sia il modo migliore per crescere, essere aperti al confronto ed essere pronti, come ha fatto il professore Torrà, ad esprimere il proprio parere con sincerità. Perché nella vita non si smette mai di imparare….

Emanuele Ragosta e Fabiana Pirone

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